Paco Ignacio Taibo Segundo.
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ARCANGELI.
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Parte 1.
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Titolo originale: Arcngeles. 1988.
Traduzione di: R. Bovaia, I. Carmignani, E. Giampaoli, R. Melotti, S. Sichel.
1998. Edizioni Il Saggiatore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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L'AUTORE.
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Paco Ignacio Taibo Segundo  nato in Spagna, a Gijn, nel 1949. Dal 1958 vive a Citt del Messico. Giornalista, docente universitario,  autore di romanzi molto amati anche in Italia. Tra gli altri, "Rivoluzionario di passaggio", "Sentendo che il campo di battaglia" e "Ma tu lo sai che  impossibile", pubblicati da Marco Tropea Editore, e "Ombre nell'ombra", uscito in edizione economica nella collana EST. Di Paco Ignacio Taibo Il, il Saggiatore ha pubblicato la fortunatissima biografia di Ernesto Che Guevara, "Senza perdere la tenerezza".
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Questo libro  ancorato nella mia memoria tribale, ed  per questo dedicato a Ignacio Lavilla, Benito Taibo, Adolfo Maojo e Marino Saiz, i nostri nonni, i patriarchi della trib, quelli che ci hanno insegnato tutto. Mi dispiace che non siano pi qui.
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"Usciamo dal nulla, entriamo nel dominio della volont".
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Victor Serge.
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"Una rivoluzione si fa, in fin dei conti, con ci che si ha per le mani. Uomini vecchi per costruire societ giovani. Se qualcuno ha qualcosa di meglio, ci avverta".
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Jesus Ibaez.
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Indice di questa parte.
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Nota dell'autore.
1. Le due morti di Juan R. Escudero.
2. Un gesto di follia?.
3. Il muro e il machete.
4. Larisa, le storie che racconti, le storie che mi piacerebbe raccontare.
5. Sebastin San Vicente.
6. Meglio farlo troppo presto.
7. Buenaventura Durruti.
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Fine Indice.
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NOTA DELL'AUTORE.
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E' molto difficile affrontare personaggi come questi, senza provare il timore profondo che la letteratura possa danneggiarli, debilitarli, snaturarli nel mito. Cos questi fatti sono stati raccontati con la ritrosia narrativa dello storico che ogni tanto si  lasciato tentare da qualche audacia dello scrittore. Ci sar tempo per pentirsi.
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Ci che accomuna i personaggi qui raccolti va al di l delle loro proposte ideologiche, bench tutti si collochino nell'ampio spazio della sinistra e sul cammino senza ritorno della rivoluzione: Adler era un socialdemocratico che arriv all'omicidio politico per ragioni morali e Librado Rivera un sindacalista anarchico quasi gandhiano che credeva nel potere della parola scritta e nel valore dell'intransigenza; Larisa Resner e Ioffe erano marxisti bolscevichi formatisi nella sinistra socialdemocratica di inizio secolo; Sebastin San Vicente fu un impenitente bakuniniano, nella tradizione del sindacalismo anarchico pi ortodosso; P'eng P'ai un marxista cinese (con tutto ci che questa specificazione significa) e fu inoltre un agrarista convinto; non sono mai riuscito a sapere che cosa fosse Piero "Malabocca" oltre che un internazionalista rosso e sboccato, mentre Rivera e Siqueiros erano comunisti legati alla realt messicana, a tratti marxisti irriverenti, altre volte ortodossi, sempre pittori rivoluzionari; Durruti e Ascaso erano anarchici d'azione con una forte componente operaista e Juan R. Escudero un socialdemocratico, che credeva fermamente nel valore del voto e nella legalit ma pi di ogni altra cosa nella morale e nell'esempio personale. Max Hlz fu un comunista rivoluzionario sostenitore dell'azione diretta, per cui i comunisti lo consideravano anarchico e gli anarchici lo attaccavano come bolscevico; Ral Daz Argelles fu un guevarista nella piena tradizione della convulsa America latina degli anni sessanta. Dunque questa  una storia fatta di storie che vanno al di l di ogni settarismo.
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Tutti costoro cercarono la rivoluzione e pi volte scesero all'inferno per trovarla. Fanno parte dell'unica sinistra che riconosco come antecedente, quella che fa propri tutti i progetti popolari, tutte le proposte, tutte le sconfitte. Sono uniti dalla testardaggine, dalla fedelt al programma di trasformare il mondo, dalla straordinaria caparbiet.
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Tutti hanno attraversato una zona d'ombra dopo la morte o dopo la conclusione dei loro grandi momenti di lotta: in Messico la sinistra marxista cancell il proprio passato anarchico, i muralisti diventarono eroi culturali nazionali ma dal passato scomodo, Hlz fu un uomo di nessuno, Daz Argelles un personaggio misterioso in una storia che non finiva mai, Adler un socialdemocratico scomodo, P'eng P'ai una figura ingombrante quando venne il momento di esaltare la biografia di Mao Tse Tung, Larisa una bolscevica discussa eccetera. In questo libro c' molta guerra contro il territorio delle ombre.
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Il libro  stato scritto nel corso di quindici anni, in modo discontinuo, senza aver ben chiaro che razza di storia si volesse raccontare al di l delle storie che vi si raccontano; escludendo qualunque intento pedagogico, qualunque intenzione dottrinaria; tutt'al pi con il proposito di riunire insieme gli avi perduti.
Mentre scrivevo sono stato pi volte respinto e attratto politicamente dai personaggi: respinto dal giacobinismo del terrore di P'eng o dai metodi di Durruti che finanziava la pubblicazione di enciclopedie assaltando uffici; attratto dall'elettoralismo popolare delle canne da zucchero di Escudero, o dalla narrativa di Larisa; ma al di l delle distanze e vicinanze temporanee, ho cercato di mantenere le storie nel loro tempo e di considerare me stesso come un erede timido e neutrale.
Non c' altro omaggio possibile che il ricordo, non c' altro culto reale che la memoria critica; non c' amore pi grande della complicit con le sue ossessioni. Tutto  sogno, quasi tutto si trasforma in incubo.
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Paco Ignacio Taibo Segundo. 1983 - 1998.
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1.
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LE DUE MORTI DI JUAN R. ESCUDERO.
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"Quando si accorse che si trovava all'inferno e non in paradiso, era troppo tardi per fuggire, e si diede da fare per bruciarlo".
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MEHMET KARIM.
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"Con un gioco di prestigio vince Don Juan".
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JORGE GUILLEN.
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1. Ballare scalzo.
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La musica arriva in giardino attraverso le finestre aperte e dalla veranda; un'orchestra paesana sta suonando un valzer nel salone. Una singolare catena di tradizioni riunisce alla festa in casa di commercianti i ricchi e i poveri che ascoltano stando tra gli alberi, seduti sotto i manghi, secondo le regole non scritte della consuetudine che impongono una distanza di una decina di metri tra il portico e gli spettatori.
L'invitato si avvicina alla grande casa attraversando il giardino; indossa un abito bianco e stivali da cavallo neri sopra i pantaloni; mentre passa tra centinaia di spettatori del popolo saluta qua e l: un marinaio, una serva, uno stivatore con i suoi figli. Continuano a sentirsi le note del valzer. L'invitato cammina verso la casa, dove nel caldo opprimente della notte tropicale le donne e i giovani di buona famiglia ballano e sudano. Quando ha quasi raggiunto la casa, il giovane invitato esita e si ferma. Per un attimo rimane sospeso tra il mondo del popolo che guarda e ascolta e quello dei ricchi che ballano.
Poi si decide e torna sui suoi passi. Si ferma davanti a una grassa matrona che vende pesce al mercato, si toglie gli stivali, li appoggia di lato e la invita a ballare con lui. La donna comincia a ridere. Ballano nel giardino, al ritmo della musica che arriva da lontano, tutti e due scalzi, come tutti gli altri che li circondano. Ballano un po' goffi lo stesso valzer che si balla nella casa. Non ho mai saputo di quale valzer si trattasse. Questa storia me l'ha raccontata un vecchio: era stato uno dei bambini che stavano attorno ai ballerini, o cos gli sembrava di ricordare, oppure gli era stato raccontato, o addirittura gli era stato raccontato da qualcuno cui a sua volta l'avevano raccontato; comunque sia andata, descriveva nei dettagli il vestito bianco di Juan, gli alberi nel giardino. E nella sua memoria, la sua o quella emersa dal pozzo inesauribile dei miti popolari, risaltava il particolare degli stivali: "E si tolse gli stivali da cavallo per ballare scalzo". Cos che la saggia memoria recuperava ci che era veramente importante, mentre non importava che si fosse perduto il nome del valzer.
Il giorno in cui mi raccontarono questa storia, Juan era morto da sessant'anni, eravamo ad Acapulco e le sue spoglie erano state trasferite nella Rotonda de los Hombres Ilustres. Non ho osato includere questa storia nella prima versione del libro che ho scritto a quattro mani con Rogelio Vizcano, dal momento che aveva un tono hollywoodiano che la rendeva poco credibile. Oggi la recupero mentre nella memoria collettiva, che ora  anche mia,  chiaro che Juan non solo ball con i poveri, ma che addirittura si tolse gli stivali per ballare scalzo.
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2. I primi trenta.
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Al bimbo che venne al mondo il 27 maggio del 1890 fu dato il nome di Juan Ranulfo. Il padre era un commerciante spagnolo che si era sposato per la seconda volta, Francisco Escudero y Espronceda di quarantaquattro anni, originario di Torrelavega, provincia di Santander; sua madre, donna Irene Reguera, era di Ometepec, Guerrero, e aveva quattordici anni meno del marito, per compensava questa minore et con una forza straordinaria, un'immagine di vigore cui anche gli uomini pi duri non restavano indifferenti.
Juan Ranulfo Escudero Reguera ebbe per padrini due commercianti "gachupines" amici di famiglia: Rufino de Orve ed Ernesto Azaola. Tutto ci avveniva nel porto di Acapulco, paradiso tropicale messicano, abbandonato dalla mano di Dio e saldamente stretto in quelle di pochi uomini.
Juan R. crebbe in seno a una famiglia benestante che possedeva case, terre a Ro Grande e a Las Palmeras, e commerciava in tessuti e generi alimentari. Anche lui figlio di "gachupines" (anni pi tardi il padre di Juan, per distinguersi, dir questa frase: "I tuoi nemici sono i 'gachupines', io sono spagnolo"), quegli spagnoli di estrazione contadina e ignoranti che erano arrivati in quel secolo nel nuovo mondo per "fare l'America" con il sudore della fronte, la giornata di quattordici ore in bottega, un'elementare furbizia nel commercio - comprare a basso prezzo e non vendere troppo caro -, lo sfruttamento bieco di parenti e dipendenti; con il sogno comune a tutti di arricchirsi e ritornare a casa per edificare una chiesa che perpetuasse la loro gloria e piantare una palma nella propria dimora che gli ricordasse "l'America"; suddivisi in clan, razzisti in quasi tutte le manifestazioni, fatta eccezione per il sesso e per il denaro.
Francisco Escudero, nonostante fosse un commerciante, fosse spagnolo e vivesse ad Acapulco, era un uomo onesto (e come si capir pi avanti queste caratteristiche sono assolutamente sorprendenti); Juan R. fu il primogenito della famiglia, a cui seguirono Mara, Fulgencio, Francisco e Felipe.
A sette anni Juan cominci a studiare alla Escuela Real, e si narra che nella sua formazione sia stato importante l'umanesimo di un suo professore, Eduardo Mendoza. Alejandro Martnez, biografo di Escudero, scrive: "Seguiva i suoi compagni fino alle loro case, dove poteva toccare con mano la povert di coloro che vi abitavano, vedeva che quasi tutti dormivano sopra stuoie adagiate sul pavimento. I bambini mal vestiti, mal nutriti. Si rese conto del fatto che gli ammalati morivano perch non avevano i soldi per comprare le medicine necessarie".
Durante l'adolescenza fu mandato dal padre a proseguire gli studi a Oakland, in California, altro fatto eccezionale per un mondo le cui tradizioni facevano s che i primogeniti si limitassero a studiare i rudimenti della contabilit per poter assumere quanto prima il controllo degli affari di famiglia. Paradossalmente, all'epoca, per una famiglia benestante era pi facile mandare i propri figli a studiare sulla costa occidentale degli Stati Uniti che a Citt del Messico, con la quale non vi erano strade di collegamento. Escudero, dunque, al Saint Mary's College frequent le scuole superiori e impar il mestiere di meccanico elettricista.
Gli storici che si sono occupati di ricostruire le vicissitudini del personaggio non concordano sulla data della sua permanenza sulla costa occidentale. Mentre alcuni ritengono che vi si sia trattenuto dal 1907 al 1910, altri affermano che torn in Messico nel 1907 a causa di una malattia. E' difficile sapere se in quegli anni conobbe personalmente Ricardo Flores Magn, l'uomo che con un'originale proposta anarchica di stampo agrario organizzava la rivoluzione contro Porfirio Daz e che, dall'esilio, svolgeva un'importante attivit di propaganda. Che sia stato per la conoscenza diretta del magonismo o per un'influenza indiretta di questo, Juan R. comunque torn ad Acapulco deciso a rompere con il proprio passato di figlio di commerciante spagnolo e con tutto ci che questo significava nell'ambiente del porto. Al suo arrivo ad Acapulco, costru una scialuppa a motore che chiam "La Adelina" (in ricordo di Adelina Lopetegui, che era stata una sua fidanzata) e si dedic a organizzare escursioni nella vicina isola della Roqueta o a lavorare come scaricatore di navi. A contatto con pescatori e stivatori, cominci un'attivit di organizzazione che culmin nei primi mesi del 1913 con la fondazione della Liga de Trabajadores a Bordo de los Barcos y Tierra, che si batt per la giornata lavorativa di otto ore, per l'aumento dei salari, per il riposo domenicale, per la paga settimanale in valuta nazionale e per la tutela contro gli infortuni.
Juan lott inoltre contro gli affaristi nordamericani che reclutavano gli abitanti di Acapulco per la raccolta del caff nel Chiapas, offrendo paghe assai misere. Pretese un salario minimo di tre pesos al giorno, provocando una sommossa generale.
Il suo lavoro come organizzatore sindacale lo port allo scontro con i detentori del monopolio commerciale, e questi si servirono del capo militare della zona, Silvestre Mariscal, per allontanare Escudero da Acapulco nel 1915.
Dal 1915 al 1918 Juan vive da esiliato, nel suo paese ma escluso dalla sua piccola patria. Da Acapulco si trasferisce a Salina Cruz. Per mesi cerca di ottenere un incontro con Venustiano Carranza, "el caudillo" vittorioso in quella lotta tra fazioni in cui era sfociata la rivoluzione messicana (Juan aveva scritto un memoriale in cui chiedeva "un finanziamento affinch fosse il sindacato a distribuire i beni di prima necessit, e si evitasse che il monopolio 'gachupn' facesse morire di fame tutta la popolazione, esercito incluso"; chiedeva l'esproprio di terre per costituire una colonia operaia fuori dalla citt, con appezzamenti coltivabili affinch gli operai si aiutassero con l'agricoltura, e fossero terre pagabili in cinque anni e vincolate con qualche titolo che le rendesse inalienabili, visto che perfino le baracche che gli operai abitavano al porto erano di propriet delle imprese commerciali spagnole, che di queste li privavano con facilit; chiedeva inoltre uno spazio comune che servisse non solo come laboratorio ma anche come "scuola, teatro e cinema a scopo educativo"). Non riuscir mai ad avere un colloquio con Carranza.
Si sposta poi nel Distrito Federal dove si riunisce al fratello Fulgencio. Lavora come guardiano di giardini, mentre allaccia relazioni con gli anarchici e passa i suoi pomeriggi nella Casa del Obrero Mundial. In seguito si reca a Veracruz, e l intreccia un rapporto epistolare con Ricardo Flores Magn. Successivamente vive anche a Tehuantepec, dove diventa segretario del tribunale. Qui familiarizza con la legislazione dell'epoca e studia nei minimi dettagli la nuova Costituzione, promulgata nel 1917. Nell'agosto 1918 fa ritorno ad Acapulco.
La sua  stata una peregrinazione nell'attesa di poter tornare. Ha cercato inutilmente appoggio al suo progetto dai rivoluzionari vittoriosi e ha sentito l'influsso delle organizzazioni sindacali. Il paese, in quegli anni frenetici, offriva infinite opportunit al giovane Escudero, ma lui aveva un debito da saldare.
Quando Juan R. ritorna nel porto non ha ancora trent'anni.
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3. I signori del porto.
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All'inizio del secondo decennio del ventesimo secolo, la sottomissione degli abitanti della costa al controllo e allo sfruttamento dei commercianti spagnoli di Acapulco  ormai totale. Tre grandi consorzi controllano e dirigono la vita economica della citt e delle coste del Pacifico limitrofe al porto: la ditta commerciale Alzuyeta y Compaa fondata nel 1821, per ironia della sorte anno dell'indipendenza, la B. Fernndez y Compaa, fondata tra il 1824 e il 1826, e la Fernndez Hermanos (La Ciudad de Oviedo), fondata nel 1900. I proprietari sono baschi nel primo caso, asturiani negli altri due (ma senza alcun altro legame fra loro). I capi delle compagnie erano Marcelino Miaja (B. Fernndez y Compaa), Jess Fernndez (Fernndez Hermanos) e Pascual Aranaga (Alzuyeta y Compaa). Nel corso di un secolo, le grandi compagnie commerciali che controllavano le merci arrivate nel porto di Acapulco e che avevano il monopolio dei prodotti della terra riuscirono a organizzarsi in un complesso sistema monopolistico che, senza possedere direttamente tutti i beni degli abitanti della costa, controllava strettamente l'industria, il commercio, la vendita al dettaglio, i trasporti via terra e via mare, i traffici portuali, la compravendita dei prodotti agricoli, la pesca e la maggior parte dei servizi, come banche, assicurazioni, telegrafi eccetera. Condizione di partenza per esercitare il potere anche sui funzionari pubblici: sindaci, impiegati doganali e capi della zona militare.
L'egemonia "gachupn" nel porto comportava inoltre una forma di controllo aberrante che faceva ricorso alla violenza, al razzismo, al ricatto economico, alla frode, agli intrighi e al delitto.
Il principale punto di forza del monopolio era costituito dall'estremo isolamento del porto. Per terra, da Chilpancingo, c'era soltanto un faticoso sentiero accidentato; per percorrerlo ci voleva una settimana di viaggio a dorso di mulo, sotto un caldo opprimente e tra grandi pericoli. Per mare, invece, le comunicazioni avvenivano attraverso linee di battelli postali che facevano regolare servizio tra Acapulco e Salina Cruz o Manzanillo.
Le tre compagnie, che controllavano gran parte del trasporto sui muli, impedirono sempre la costruzione di una strada che collegasse Citt del Messico e Acapulco, corrompendo gli ingegneri e i tecnici ai quali il governo centrale aveva affidato l'incarico di appurare la possibilit di costruirla. Le navi e le rotte di navigazione erano sottoposte agli interessi dei consorzi che erano proprietari di piccole flotte. Questi avevano eliminato ogni possibile concorrenza con metodi non sempre leciti: per esempio, avevano pagato i capitani delle imbarcazioni messicane affinch le facessero incagliare. Nell'arco di vent'anni, avevano ottenuto il controllo esclusivo dei trasporti marittimi distruggendo materialmente le navi della concorrenza, come avvenne nel caso di Humberto Vidales, del quale furono affondate le navi "El Progreso", di nove tonnellate, e "La Otilia", di sei.
Acapulco diventer cos, per volont dei suoi padroni, unici proprietari di navi e chiatte, un porto senza scalo. Il controllo assoluto del carico-scarico marittimo permetteva loro di impedire che entrassero merci in grado di competere con il loro monopolio. Lo scarico di navi battenti bandiera straniera, che arrivavano ad Acapulco e delle cui case madri i "gachupines" erano rappresentanti, verr effettuato utilizzando le chiatte fino alle spiagge, dove i lavoratori salariati dalle tre compagnie, immersi nell'acqua fino al collo, provvedevano a un secondo scarico. Per rafforzare il proprio monopolio le compagnie usavano stratagemmi come quello di ritardare lo scarico dei prodotti stranieri a tempo indeterminato facendo cos in modo che si deteriorassero.
L'informatore del presidente Alvaro Obregn, Isaas Acosta, affermava anni dopo in una relazione: "Se arriva qualche bene di prima necessit che scarseggia, come il mais o la farina, per prima cosa mettono in vendita il proprio carico fino a che non hanno realizzato un buon guadagno, poi fanno sdoganare quelli degli altri".
Gli stivatori, la prima categoria che Juan Escudero organizz, erano costretti a salari da fame, pagati nello stesso modo per il lavoro diurno e per quello notturno; non esisteva il riposo domenicale n la prevenzione contro gli infortuni. Le ditte intervenivano anche nella vendita al dettaglio nel porto, finanziando e indebitando i piccoli commercianti che rifornivano con i propri prodotti. Il possesso dei magazzini e degli spacci a Pie de la Cuesta permetteva loro di determinare il prezzo del mais, dei fagioli, della farina e dello strutto. Solo i soci di minoranza di questo triplice consorzio riuscivano a sottrarsi a tale situazione, avendo le tre compagnie relazioni di complicit e di favoritismi con loro: tra questi i fratelli Nebreda, il console spagnolo Juan Rodrguez, il "gachupn" e farmacista dottor Butrn, i fratelli San Milln, proprietari del cinema e della cantina sociale; il commerciante Antonio Pintos, socio di minoranza di B. Fernndez, e il tipografo ed ex sindaco Muzuri.
Allo stesso modo, il consorzio era proprietario di alcuni forni, di negozi di generi alimentari, di tutti i mulini di farina di mais, delle macellerie, di alcuni negozi di tessuti, di parte delle tipografie e delle cartiere, di varie cantine.
Questo controllo sul piccolo commercio si completava con una rete di agenti nelle zone agricole circostanti, utilizzata per accaparrarsi i raccolti dei campi, comprare al ribasso, rivendere i generi alimentari rincarati, riscuotere il pagamento di debiti, assoldare braccianti.
Le compagnie commerciali erano proprietarie anche di tenute come San Luis y Anexas, Aguas Blancas, El Mirador e La Testadura, e mantenevano rapporti amichevoli con altri latifondisti spagnoli come i fratelli Garay, Ramn Sols, Ramn Sierra Pando, i fratelli Guilln, i fratelli Nebreda e Pancho Galeana (che in pi trafficava con la costruzione di case nel porto).
Dai primi anni del secolo, dunque, i commercianti "gachupines" cominciarono a estendere i loro affari all'agricoltura comprando enormi appezzamenti di terra sulla Costa Chica e sulla Costa Grande, fino a trasformarsi in grandi proprietari terrieri. E' una tipica storia di crimini e ruberie, che abbonda di episodi significativi come quello della misteriosa morte del possidente di Copala Macario Figueroa, o quello, all'epoca assai noto, del furto nella tenuta di Francisco Rivera.
Se la relazione che stabilirono con i vecchi possidenti fu di tal fatta, ancor pi avvelenata fu quella che mantennero con i contadini rimasti senza terre, ai quali non lasciarono alternativa se non quella di lavorare come fittavoli.
Racconta Alejandro Martnez: "Se i fittavoli non fossero stati in grado di pagare in contanti il diritto di locazione, avrebbero consegnato al momento del raccolto la met del prodotto I 'gachupines' fornivano le sementi, vecchi utensili, i viveri e tutto il necessario per la coltivazione, addebitando il prezzo da pagare come acconto sul raccolto futuro. Con questo sistema spietato al momento del raccolto [...], restava al contadino meno di un quarto del frutto del suo lavoro".
Inoltre i contadini non solo erano costretti a seminare ci che conveniva alle compagnie commerciali, ma addirittura furono obbligati dai "gachupines" a distruggere la semina del sesamo per rimpiazzarla con quella del cotone, come avvenne nella tenuta El Arenal.
Anche i pescatori erano sotto il giogo "gachupn": "Le lenze gli ami, le provviste per il viaggio e perfino le canoe" venivano loro affittati a patto che vendessero al fornitore tutto il pesce pescato. La distribuzione del pesce sotto sale, nelle baracche e nei villaggi, garantiva un buon guadagno dai prodotti del mare che erano stati acquistati con un investimento minimo.
I "gachupines" erano inoltre proprietari delle sei fabbriche della regione: El Ticui e Aguas Blancas, fabbriche tessili costruite per sfruttare le colture forzate di cotone; La Especial, una fabbrica di sapone destinata a trasformare le immense quantit di polpa di cocco, prodotto del quale avevano il monopolio, e altre tre fabbriche create in accomandita, vale a dire con il capitale di spagnoli residenti nella penisola iberica, amministrato dalle tre ditte proprietarie di Acapulco.
All'interno delle compagnie la situazione non era certo migliore: gli impiegati lavoravano dodici ore al giorno, anche i giorni di festa e le domeniche, e guadagnavano cinquanta centavos al giorno, equivalenti alla met del salario minimo nelle zone agricole delle altre parti del paese.
In questi comportamenti dettati dalle leggi inflessibili della barbarie capitalista ci sono anche gesti di una malvagit da romanzo dickensiano. L'avidit dei "gachupines" li port a perseguitare concorrenti e vecchi alleati fino a cavargli il sangue. Cos fecero impazzire la figlia di Cecilio Crdenas, per anni il loro prestanome, che era morto senza aver fatto testamento e aveva lasciato a Vicenta tre case, di cui lei non vide neppure l'ombra, grazie alla mano nera del monopolio spagnolo. La stessa cosa cercarono di fare con un loro ex socio, Butrn, al quale convertirono in oro un debito in contanti; Butrn fu costretto a pagare la svalutazione della moneta nazionale, che durante la rivoluzione era diventata carta straccia. I "gachupines" non si fecero nemmeno scrupoli nel lasciare senza un tetto la vedova di Victorio Salinas, adducendo come pretesto un debito che in realt era gi stato pagato.
Paradigmatica di questi comportamenti pu essere la storia di un modesto commerciante che, arrivato su un asino da Michoacn con un carico di filo spinato, cerc di venderlo al mercato, ma qui ebbe una spiacevole sorpresa: infatti i "gachupines", dal momento che questi si era rifiutato di vendere a loro a un prezzo stracciato, decisero di mettere in vendita le loro scorte di filo spinato a met prezzo e cos lo fecero fallire.
Il potere acquisito si trasformava in privilegio, il denaro in dispotismo, la forza del monopolio in tracotanza, razzismo e sporca usura: sempre loro stessi a rifiutarsi di cambiare i vaglia telegrafici, mandando in tilt i sistemi di credito in uso all'epoca; a manipolare le compagnie di assicurazioni di cui erano rappresentanti; a cambiare il calendario delle feste nazionali facendo s che il porto celebrasse l'8 settembre, il giorno della Madonna asturiana di Covadonga, invece del 16, giorno dell'indipendenza, e saranno loro a designare padre della patria il filospagnolo Iturbide invece del prete Hidalgo. Sostenevano, inoltre, il Colegio Guadalupano dove si impartivano lezioni di religione e dove, al posto dell'inno nazionale, nelle celebrazioni veniva suonata la marcia reale spagnola.
Gli uomini di paglia delle tre compagnie, che nel corso di questa storia saranno chiamati "progachupinisti", si alternavano nel ricoprire le cariche pi importanti dell'amministrazione comunale, dell'amministrazione della giustizia e della dogana. In municipio furono nominati successivamente, grazie all'influenza delle societ commerciali, il latifondista Nicols Uruuela, il negoziante e tipografo Muzuri, il socio di B. Fernndez, Antonio Pintos, il dottore "gachupn" Butrn, il peruviano H. Luz. Anche i capi militari erano succubi degli spagnoli, qualunque parte politica governasse il paese: infatti sia il colonnello Mariscal, huertista, sia il carranzista Villaseor sia gli obregonisti Flores e Crispn Smano erano della stessa pasta. Non vi fu svolta rivoluzionaria che resistesse ai trenta denari.
Per l'amministrazione di questi fondi neri, gli Alzuyeta e i Fernndez crearono il conto chiamato "La Calavera", che serv per pagare bustarelle, ricompensare killer, riciclare il denaro sporco proveniente dalle operazioni di dumping, sostenere la nomina di funzionari e finanziare la lotta contro gli oppositori minori, come i commercianti libanesi del porto.
Il loro controllo sulle cariche pubbliche era praticamente assoluto; infatti, oltre a designare i sindaci e i governatori, avevano a libro paga la polizia del porto.
Una societ paralizzata, isolata; con una sola prospettiva: rotta verso l'abisso, verso l'oppressione e il razzismo che pesavano ogni giorno di pi sopra la testa degli abitanti della costa, senza nessun miglioramento possibile. La prospettiva che si parava innanzi alle classi pi povere era un orizzonte chiuso che prometteva un'esistenza vissuta nell'impotenza di fronte ai potere e al privilegio. Per il piccolo commerciante non c'era alcuna possibilit di cambiamento in una societ sottomessa all'arbitrio del monopolio; per il dipendente del commercio non poteva esserci nessuna possibile carriera in una struttura commerciale in cui le cariche importanti erano ricoperte da "gachupines" protetti dai padroni, e i posti liberi che si creavano quando questi ritornavano al proprio paese con una discreta fortuna venivano rimpiazzati dai nuovi arrivati, la cui unica lettera di presentazione era l'essere nati in Spagna. Per gli artigiani e i lavoratori, per i braccianti e i piccoli proprietari terrieri strozzati dalla speculazione abusiva non c'era altra strada che la rivolta.
Il giorno in cui Juan Escudero arriva al porto, a met del 1918, quando ormai la Rivoluzione messicana era conclusa, non  consapevole del fatto che la sua volont di trasformare la societ da cui era stato espulso, diventer lo strumento di una forza occulta e sotterranea, ma non per questo meno violenta, di cui ancora non comprende fino in fondo le potenzialit e i limiti. Il paradiso corrotto di Acapulco trover in Juan R. la voce che romper il silenzio.
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4. Tra Tom Mix e il municipio rosso.
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I testimoni aiutati dagli storici non sono riusciti a mettersi d'accordo su quale film venisse proiettato, e neppure si sono accordati su quali fossero gli attori principali: alcuni attribuiscono il pienone che c'era nel cinema Saln Rojo in quella notte di gennaio del 1919 alla passione degli abitanti della costa per il cowboy Tom Mix, mentre altri sostengono che tutta quella folla si era in realt riunita per vedere Eddy Polo. Tutti invece concordano sul fatto che, approfittando dell'intervallo tra primo e secondo tempo, Juan R., che era seduto in platea, all'improvviso si alz e cominci a parlare ai presenti, esortandoli a ribellarsi agli sfruttatori "gachupines". Sfortunatamente per Juan, i proprietari del cinema Saln Rojo erano "gachupines", i fratelli Maximino e Luciano San Milln, che sentendosi chiamati in causa avvertirono le forze dell'ordine. Frattanto il pubblico applaudiva all'oratore che, riscaldando gli animi, aveva invitato all'organizzazione di un partito politico dei lavoratori.
Un primo ritratto del personaggio ricavato dalle descrizioni dei contemporanei e dall'unica foto che conosco di Juan, lo mostra come un uomo piuttosto alto per la media di Acapulco: un metro e ottanta; con i baffi che terminavano con grandi mustacchi, lunghe basette, capelli ricci, pelle un po' giallognola a causa di un'infezione malarica e occhi luminosi, ben disposto al riso e ancor pi alla conversazione, con una voce dal suono un po' metallico.
L'intervento della polizia contro Escudero provoc la reazione dei suoi nuovi sostenitori e fu cos che lo spettacolo fin in rissa.
Sembra che la riunione dentro al cinema fosse uno degli espedienti di Juan Escudero in questa prima fase del suo lavoro di organizzazione del popolo, e svariate volte fu cacciato a calci dal Saln Rojo dai soldati della caserma vicina che servilmente mettevano il potere militare a disposizione dei padroni economici di Acapulco. Oratore improvvisato e senza un suo pubblico in questa prima fase, Escudero approfitt anche di un tributo ufficiale a Benito Jurez, in occasione del quale si era riunita buona parte della popolazione, per divulgare il suo progetto organizzativo. Nel clima di tremende tensioni classiste del porto nel 1919, il discorso di Escudero scosse profondamente gli animi, e il 7 febbraio dello stesso anno nacque il Partido Obrero di Acapulco.
Juan riun per la sua rischiosa impresa un gruppo di uomini che non avevano paura, o che avevano meno paura dei pi; che avevano perduto tutto o che non avevano paura di perdere tutto: i suoi fratelli Francisco e Felipe, i fabbri Santiago Solano e Sergio Romero, l'ebanista Mucio Tellechea, suo fratello Jos, impiegato, i fratelli Diego, stivatori, Lamberto Chvez, l'impiegato Pablo Riestra, i fratelli Dorantes, Camerino Rosales, Crescenciano Ventura, Martiniano Daz, E. Londe Bentez, Julio Barrera y Juan Prez. Come in tutte le storie destinate a trasformarsi in mito, il luogo della prima riunione del Partido Obrero di Acapulco  stato identificato in mille posti diversi: si parla dell'angolo tra Galeana e Cinco de Mayo, o del numero tre di calle Rosendo Posada, mentre altri sostengono che fosse il numero ventisette della calle Cinco de Mayo, dove in quei giorni viveva una fidanzata e amante di Juan, Tacha Gmez.
La base sociale della nuova organizzazione era formata dagli stivatori della vecchia Liga de Trabajadores a Bordo de los Barcos y Tierra a cui Escudero aveva dato vita nel 1913 e che era risorta ai primi sentori di sommossa; da piccoli commercianti strozzati dalle case commerciali spagnole come i fratelli Amadeo e Baldomero Vidales, il cui padre era stato rovinato dai "gachupines" e che appoggiarono economicamente il POA; da trentadue impiegati delle ditte commerciali spagnole che si rendevano conto che non c'era nessuna possibilit di miglioramento o di carriera in una struttura dove i posti migliori erano invariabilmente occupati da spagnoli (che arrivavano al porto, diventavano uomini di fiducia dei loro connazionali, lavoravano come muli e se ne andavano con una fortuna); da artigiani autonomi, da impiegati pubblici con mansioni minori nell'amministrazione e da alcuni piccoli proprietari terrieri.
Il programma iniziale del POA faceva riferimento a comuni esigenze e si manteneva fondamentalmente nei limiti della Costituzione del 1917, promulgata da poco e ancora incompiuta (una tradizione, quella dell'inadempienza da parte del governo, che si sarebbe prolungata almeno altri ottant'anni, se l'autore di questa storia ricorda bene):

1. Chiedere una giusta retribuzione per la giornata lavorativa.
2. Difendere i diritti umani.
3. Risanare la classe dirigente.
4. Prendere parte alle elezioni.
5. Pretendere la giornata lavorativa di otto ore.
6. Diffondere l'istruzione.
7. Ottenere terre per i contadini.
8. Creare un'amministrazione adeguata per costruire una strada da Citt del Messico ad Acapulco.
9. Avviare un'efficace campagna sanitaria contro le malattie.

Questo programma permetteva, nei tempi lunghi, di unire praticamente tutte le forze sociali presenti nel porto, fatta eccezione per i signori delle grandi ditte commerciali e i loro subalterni: le autorit civili e militari di Acapulco. Juan R. Escudero fu nominato presidente del partito e si cominci il lavoro di organizzazione.
Qualche mese pi tardi nasceva "Regeneracin". Un piccolo giornale di due fogli (talvolta quattro) che circolava la domenica (nei momenti di tensione si arriv a diffonderlo anche il gioved) e dalle cui pagine si attaccavano violentemente gli interessi dei grandi commercianti e le loro stesse persone. In una popolazione che non superava i seimila abitanti, gli effetti di "Regeneracin" si facevano sentire.
Il giornale, che aveva preso il nome dal suo fratello maggiore, l'organo del magonismo che Juan Escudero aveva conosciuto e ammirato, veniva stampato da una macchina di dimensioni assai ridotte comprata di seconda mano per novanta dollari negli Stati Uniti, dato che nessun'altra tipografia del porto, in mano ai grandi commercianti, lo avrebbe stampato. Tra i motti che apparivano sulla testata si leggeva: "Per la difesa dei diritti del popolo", "Contro gli abusi", "Lavoro per il popolo, lavoro per la patria", "Per la verit e per la giustizia"; il prezzo era di due centavos (in seguito usc con quattro pagine e il prezzo aument a cinque centavos).
La forza di "Regeneracin" consisteva nella violenza delle sue denunce e nello stile elaborato con cui venivano avanzate, dove non mancava mai lo spazio per gli insulti, per battezzare i figli di buona donna, per la minaccia e l'invettiva; ma la vera magia stava nel gruppo di collaboratori che Juan Escudero aveva trovato, un gruppo di bambini, appena usciti dalle scuole primarie, che facevano s che il settimanale arrivasse fino all'ultima casa di Acapulco.
Alejandro Gmez Maganda, uno di questi bambini, ricorda: Tra noi ragazzini che collaboravamo con Juan, dalla preparazione dei caratteri di stampa per fare il settimanale alla loro sistemazione per la stampa, dalla raccolta di notizie alla loro diffusione per la strada, c'eravamo: Jorge Joseph, Gustavo Cobos Camacho, Ventura Sols, Mario de la O, Juan Matadama e l'autore. Il portiere della casa era un orfano fedele chiamato Cleofas.
Nonostante fosse di piccolo formato, "Regeneracin" era senza dubbio un periodico attivo su tutti i fronti e pronto a denunciare ci che non andava. Svelava manovre sporche, indicava gli errori, denunciava i prepotenti, gli apostati e i disertori. Chiedeva giustizia; attaccava i militari malvagi e i politici che mettevano il proprio potere alla merc del miglior offerente; indirizzava il popolo con la semplicit dei suoi argomenti e, permettendogli di conoscere i suoi diritti e doveri, rompeva l'inerzia del conformismo suicida e lo spingeva a recarsi ai seggi elettorali per esigere subito le elezioni.
Noi non ci disperdevamo come un branco di animali, e si sentiva solo il palpitante slogan:
Reeeegeneracin a cinque centavos!
La gente ci strappava materialmente le copie dalle mani e rideva dell'ironia del maestro, si rattristava per le sue disgrazie e si esaltava al grido di battaglia:
Reeeegeneracin a cinque centavos!
Il progetto di Escudero cominciava a poco a poco a prendere forma grazie ai tre punti di forza principali: il Partido Obrero di Acapulco, la Liga de Trabajadores a Bordo de los Barcos y Tierra, e "Regeneracin", e cominciarono a sorgere i primi conflitti tra l'organizzazione del movimento popolare e gli sfruttatori.
Escudero avvi una campagna contro Emilio Miaja, amministratore della fabbrica tessile El Ticui e padrone della B. Fernndez y Compaa, per il trattamento ingiusto che riservava ai suoi operai. Il prepotente direttore arriv al punto di gettare l'acido sulla sponda del torrente di cui si serviva la fabbrica affinch la gente del popolo non potesse prendervi acqua. La campagna fu un successo e Antonio Fernndez Quiroz sostitu Miaja nell'amministrazione.
Nel 1919 Escudero organizz lo sciopero nella fabbrica di sapone, La Especial, nei pressi di Acapulco. Si lottava per l'aumento del compenso giornaliero da 75 centavos a 1,25. Lo sciopero in un'impresa di propriet delle compagnie dur sette giorni, sotto enormi pressioni. Le autorit militari provarono a placare gli animi. La risposta dei lavoratori fu: "Facciano quel che vogliono, comunque nessuno si muove fino a 1,25". Alla fine della settimana i proprietari si arresero alle richieste degli scioperanti.
Il partito diventava sempre pi forte e le adesioni aumentavano; Escudero si dava sempre pi da fare. Aveva sempre in tasca una copia della Costituzione del 1917 e con quella predicava il suo messaggio. Si recava ovunque, per diffondere la parola da ogni parte con un atteggiamento quasi ecumenico, interrompendo le tavolate, presentandosi nelle spiagge o alla partenza delle navi. Qui si formavano gruppi e nascevano nuove amicizie. Il partito continuava a crescere lentamente e le quote associative di venticinque centavos cominciavano ad arrivare ai forzieri sguarniti dell'organizzazione.
Una volta rafforzata la base urbana, Juan si diresse nelle campagne. Il suo peregrinare lo port a percorrere a cavallo le due coste, portando messaggi di denuncia e invitando i contadini a organizzarsi. I suoi strumenti erano i rudimenti acquisiti dai procedimenti legali dell'epoca nel tribunale di Tehuantepec. Offriva gratuitamente pareri legali su questioni che riguardavano la propriet di terre, diritti collettivi, giudizi su licenziamenti arbitrari. A causa del suo lavoro fu arrestato pi volte con l'accusa di essere un sedizioso e fu condannato a pagare svariate multe, fu inoltre spesso minacciato di morte.
Infine, il Primo maggio del 1920, il Partido Obrero di Acapulco decise di partecipare alla campagna elettorale. E durante la presentazione delle liste, il POA indic Escudero come candidato per la carica di sindaco.
Juan R. Escudero era restio ad accettare la candidatura poich non voleva che si pensasse che aveva collaborato alla formazione del POA per usarlo come trampolino di lancio politico personale; vi fu spinto per dal partito, che lo riconosceva come leader indiscusso e sapeva che solo lui avrebbe potuto concretizzare nel voto il lavoro di denuncia, propaganda e organizzazione fatto nell'ultimo anno. Toms Bjar y Angeles sostitu Escudero alla presidenza del POA e S. Solano fu eletto vicepresidente.
L'inizio della campagna elettorale coincise con la diffusione a livello nazionale della rivolta di Agua Prieta, l'ultima azione armata nella storia della Rivoluzione messicana; l'ultimo regolamento di conti tra le posizioni centriste dei baroni militari contro la destra del presidente Carranza, tutto ci quando era stata neutralizzata la parte pi radicale dopo la morte di Zapata e la sconfitta e il conseguente isolamento di Villa. Escudero, grazie a "Regeneracin", riusc a porre il partito di Obregn e i militari del nord contro Carranza. Di nuovo la misura della realt veniva data da Acapulco: se i padroni delle ditte erano carranzisti, il POA sarebbe stato dalla parte opposta.
Con il trionfo dell'obregonismo, il POA si alle con il Partido Liberal Constitucionalista Costeo (branca guerrerense del P.L.C. obregonista) e sostenne la candidatura di Rodolfo Neri a governatore. In cambio, il P.L.C. indic e diede il suo appoggio a Escudero come candidato a deputato della legislatura guerrerense per il distretto di Acapulco e a un altro membro del POA come supplente. Nello stesso giorno, vi fu ad Acapulco una manifestazione pubblica in favore di Neri (un giudice democratico che simpatizzava per il POA); questi salut i partecipanti dal balcone di casa sua, promettendo come programma di base: istruzione pubblica, riduzione delle tasse, sostegno all'associazione operaia, dotazione di campi comuni per i villaggi e costruzione di strade.
Durante tutto il mese di ottobre il POA appoggi le candidature di Neri e di Escudero, e cominci attraverso "Regeneracin" una campagna contro l'alcolismo e un'altra per la divulgazione delle leggi agrarie.
La candidatura del POA faceva progressi, tuttavia le elezioni importanti dal punto di vista del movimento sociale erano quelle per la carica di sindaco di Acapulco. Sulla base della legislazione statale si sarebbe potuto fare poco. La sfida in termini elettorali consisteva nel distruggere l'amministrazione corrotta del porto, sempre in combutta coi "gachupines" e punto di forza del predominio delle compagnie commerciali.
Le elezioni tenutesi nel dicembre 1920 si svolsero in un clima politico di grande tensione. La campagna del POA aveva coinvolto gran parte dei lavoratori che prima non partecipavano al dibattito elettorale, stanchi e resi scettici quanto al potere del voto dai brogli e dalle manovre del potere locale, che imponeva i suoi candidati attraverso ripetute farse elettorali. Il sindaco di Acapulco, Celestino Castillo, cerc di imporre il candidato delle compagnie commerciali, Juan H. Luz, che era gi stato sindaco, nonostante fosse peruviano, cosa che invalidava la nomina, e che era un nemico personale di Escudero. Ma, malgrado tutto, avvenne il miracolo: i lavoratori si presentavano alle urne e, con facce di pessimo auspicio per il potere tradizionale, votavano.
La commissione elettorale, riunita in casa di Matas Flores, si trov di fronte al fatto compiuto della vittoria dei candidati del POA e cerc di sottrarre la vittoria (il sindaco veniva eletto indirettamente da governatori designati con suffragio universale) mobilitando polizia e soldati, ma tale gesto provoc la sollevazione del popolo in difesa del proprio trionfo.
Dai villaggi nei dintorni, Texca, Palma Sola e La Providencia, gli escuderisti avevano portato al porto centinaia di canne da zucchero, di cui il popolo si arm contro la pressione militare; gli abitanti di Acapulco, organizzati dal POA, circondarono i seggi e il luogo dove si era asserragliata la commissione elettorale e la costrinsero a riconoscere la vittoria del candidato dell'opposizione.
Questo riconoscimento, per, non era sufficiente: tra il giorno delle elezioni e l'assunzione dei poteri da parte della nuova giunta municipale vi fu una serie di manovre e di contromanovre tra gli uomini di paglia delle compagnie commerciali e il POA. L'11 dicembre Escudero rischi di essere arrestato perch il governatore emise contro di lui un ordine di cattura. Juan R. riusc a difendersi e ad evitare la detenzione, e il POA si mise in contatto per via telegrafica con Obregn chiedendo garanzie contro le autorit militari della regione. Nel telegramma si accusavano i commercianti "gachupines" di essere di fatto i colpevoli del tentativo di violazione della legge.
Obregn si limit a trasmettere il telegramma al governatore di Guerrero e al capo delle operazioni militari della regione e rispose al POA che non spettava al governo centrale intervenire nelle questioni elettorali dei singoli comuni.
Il 15 dicembre il sindaco Celestino Castillo, ancora in carica, invi al presidente Obregn il seguente telegramma: "E' confermato che dalla Costa Grande hanno sbarcato armi e munizioni; per quanto abbia cercato di ottenere informazioni pi dettagliate non sono riuscito a sapere dove si trovano [...] Sono in contatto con il bolscevico Juan R. Escudero".
"Bolscevico" era la parola maledetta. In quegli anni, la stampa conservatrice del D.F. associava la parola alla "cospirazione rossa" originata nell'Unione Sovietica, e con questo termine venivano designati comunisti, sindacalisti, anarchici spagnoli e russi, militanti socialisti e radicali, disertori di sinistra dell'esercito statunitense...
Culturalmente, la parola "bolscevico" era entrata nel mondo dell'informazione. Venivano proiettati film come "L'artiglio bolscevico", la squadra di baseball dei redattori dei giornali della capitale si chiamava "La Novena Soviet", e infine c'era un giornale operaio "El Soviet". "Bolscevichi" erano i comunisti del Distrito Federal, i comunisti anarchici di Veracruz, che avevano organizzato prostitute e senzatetto, capeggiati da Hern Proal, militanti delle leghe di resistenza del Partido Socialista Yucateco capeggiato da Carrillo Puerto; addirittura, per certi giornalisti irriducibilmente reazionari, "bolscevichi" erano anche militari costituzionalisti, in realt moderati, come Calles, Mgica, Salvador Alvarado, Filiberto Villarreal e Adalberto Tejeda.
L'operazione era cos spudorata che il giorno dopo lo stesso Obregn rispose: "Ricevuto il suo messaggio di ieri a proposito dello sbarco di armamenti in questo porto. Stante il desiderio di questo governo di rinnovare l'armamento dell'esercito, sarebbe opportuno aumentare gli sbarchi di armi e munizioni sulle nostre coste".
Lo stesso giorno 15 in cui il sindaco aveva inviato il telegramma a Obregn, un gruppo di soldati aveva circondato e perquisito la casa di Escudero senza trovarlo e diversi membri del POA erano stati arrestati.
Il POA invi un nuovo telegramma a Obregn chiedendo garanzie e facendo notare che se Juan fosse stato ucciso sarebbe scoppiata la rivolta ad Acapulco. Obregn di nuovo si disinteress della faccenda ribadendo che non era compito suo intervenire su questioni elettorali.
Nel mezzo di questa guerra telegrafica, fallito il tentativo di coinvolgere Escudero in uno scandalo politico, la giunta comunale di Acapulco si insedi, il primo gennaio 1921. Tra i consiglieri comunali c'erano: Ismael Otero, Gregorio Salinas, Plcido Rios, Emigdio Garca, Jess Leyva e Maurilio Serrano.
Escudero fu nominato sindaco. La bandiera rossonera del POA sventol davanti al municipio quello stesso giorno.
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5. Politica municipale e lotta di classe.
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Pochi giorni dopo l'assunzione del mandato, Juan si trov di nuovo a scontrarsi frontalmente con gli interessi dei commercianti "gachupn".
Secondo la sua versione dei fatti, si trovava nei pressi di un cantiere del "gachupn" Pancho Galeana e si avvicin per chiedere agli operai che orario facessero e quanto fossero pagati. Senza dubbio stava avanzando argomentazioni costituzionali a proposito della giornata massima lavorativa, quando arriv Pancho Galeana (Escudero aveva gi avuto un duro scontro con Galeana che su "Regeneracin" aveva accusato di aver sequestrato una bambina) il quale, senza pensarci due volte, alla vista del sindaco bolscevico che fomentava i suoi muratori tir fuori la pistola. Non os fare altro, probabilmente per la presenza degli operai, comunque accus Escudero di violazione di propriet privata. Escudero si present quindi in tribunale, chiese di essere tutelato ma si scontr col giudice Peniche che, corrotto dai "gachupines", gliela rifiut. Escudero lo obblig a inoltrare la richiesta bench dopo varie ore di animata discussione.
Il 30 gennaio il colonnello Novoa guid un plotone di soldati, armati di fucile, in una retata contro la casa del leader popolare; fortunatamente non riuscirono a trovarlo. Juan R. era abituato a uscire di casa dal retro e nelle ore pi impensate.
In quei giorni Escudero era stato costretto a chiedere una tutela al giudice per evitare l'arresto ordinato dal governatore, che egli aveva denunciato per calunnie insieme al capo dell'esercito, generale Figueroa, e al giudice Ramn Peniche. Scrisse nuovamente un telegramma a Obregn chiamandolo "servo dei 'gachupines'", ma questi ancora una volta se ne disinteress.
Nel frattempo Juan R. aveva dato vita a un'amministrazione comunale sorprendente. Secondo il racconto di Mario Gil, uno dei biografi pi obiettivi di Escudero, "Il comune di Acapulco in realt era inesistente; fino ad allora era stato un semplice strumento di potere nelle mani dei 'gachupines'; non esistevano leggi n polizia (quello che c'era, era un gruppo di uomini armati e pagati dagli spagnoli); le tasse venivano imposte arbitrariamente; non esisteva l'erario pubblico; i funzionari del comune non percepivano alcuna retribuzione; insomma, era il caos totale, procurato a favore dei padroni del porto. [Escudero] stabil la paga di cinque pesos per i consiglieri comunali e di otto per il sindaco; istitu un corpo di polizia pagato dal comune; nomin il fratello Felipe tesoriere comunale, pretendendo da lui una caparra a garanzia della sua amministrazione (la caparra fu versata dal padre di Escudero). Ridusse le imposte per i commercianti al mercato, e stabil che la tassa non potesse superare l'1,25; cre giunte comunali distaccate per evitare che gli abitanti dei villaggi dovessero raggiungere l'amministrazione centrale per discutere dei propri problemi; intraprese una campagna a favore della salute; pretese che tutti i proprietari sbarrassero le proprie abitazioni...".
Dei quattro pesos che il sindaco percepiva come paga quindicinale, due erano destinati alle spese di rappresentanza, ma Juan R. non li tocc mai dal momento che la sua condizione economica gli consentiva di non dover ricorrere a denaro extra.
Queste iniziative furono regolamentate da un "Bando di polizia e di buon governo" che si concentrava su tre problemi: servizio di polizia (con il divieto assoluto per i poliziotti di bere alcolici, pena l'espulsione, la proibizione per il comandante del corpo di avere parenti al suo interno, l'obbligo di rispettare i cittadini, di controllare i potenti affinch questi non disubbidissero alle autorit, l'obbligo per gli agenti di saper leggere), igiene municipale (obbligo per i proprietari di imbiancare le proprie case, mantenere pulite le facciate, raccogliere i rifiuti, impedire che i cani e i maiali andassero in giro sciolti) e, infine, promozione di forme di organizzazione economica per la tutela del popolo (cooperative di produzione e consumo, incentivi per laboratori che producessero materiali economici, provvedimenti amministrativi per costituire colonie agricole). Nello stesso tempo, la municipalit si proponeva di affrontare i due problemi cruciali del comune: quello dell'istruzione, in collaborazione con il potere federale; e quello dell'isolamento, cercando sostegno per la costruzione di una strada che unisse Acapulco a Chilpancingo e quindi alla capitale del paese. Due elementi risultavano determinanti per lo sviluppo di questa politica: la creazione di una forza armata per la prima volta autonoma, e addirittura opposta agli interessi dei commercianti "gachupines", rappresentata dalla polizia, e il quotidiano e costante rapporto del sindaco con la popolazione.
Juan R. aveva l'abitudine di recarsi ogni giorno nelle colonie popolari, parlando con i vicini, facendo raccomandazioni, promuovendo l'organizzazione e l'igiene, spiegando le misure adottate dal comune e applicando la legge in termini umani ed egualitari.
E' assai noto l'episodio del cane che morse la vecchia Buenaga, per cui Juan fece arrestare suo padre che era il padrone dell'animale e, oltre a costringerlo a risarcire le spese per la cura, lo obblig a pagare una multa di cento pesos e a restare in carcere finch la multa non fosse stata pagata. Stranamente c' un'altra versione dei fatti, secondo la quale la multa inflitta al padre sarebbe stata di cinquanta pesos, per aver accumulato avanzi di cocco davanti alla porta di casa. Resta il fatto che il vecchio Escudero scont sulla sua pelle la vocazione umanitaria del figlio, e che tra la popolazione si diffuse l'opinione che Juan avrebbe applicato la legge anche a prescindere dalle persone.
Le elezioni per il congresso di zona rappresentarono un nuovo punto di forza per la politica e il potere del Partido Obrero di Acapulco; sia Escudero che Bjar trionfarono alle elezioni come deputati e Rodolfo E. Neri il primo aprile fu eletto governatore di Guerrero.
Senza dubbio, questa nuova vittoria non arrest l'offensiva dei commercianti e dei loro alleati, le autorit militari. Lo stesso giorno in cui Neri assumeva il governo dello stato, il maggiore dell'esercito Nicandro Villaseor, capo provvisorio delle forze armate del porto, accusava Escudero di essersi presentato in tribunale a capo di venticinque uomini armati per restituire l'oltraggio che i giudici gli avevano fatto, e dichiarava che l'amministrazione di Escudero praticava costantemente abusi di potere. Escudero telegraf a Obregn dicendo che si trattava di una nuova calunnia, e che dietro al gesto di Villaseor c'erano i fratelli spagnoli Iris, ma non serv a nulla. Il 2 aprile il presidente della Repubblica mand il seguente telegramma al maggiore Villaseor: "Abbia la cortesia di notificare al sindaco che, se insiste nella violazione di precetti legali e nell'esercizio di facolt che non gli competono, dovr intervenire la giustizia federale per far rispettare diritti sia di stranieri che delle autorit; e inoltre si denuncia l'attentato nell'ufficio del tribunale circoscrizionale al procuratore generale di giustizia della Nazione".
L'origine di questa guerra di carta si deve a un incontro tra Escudero e il giudice che si concluse in maniera violenta, in quanto il giudice arriv a minacciare con una pistola il sindaco, accusandolo di averlo insultato sulle pagine di "Regeneracin", e Juan R. fu costretto a scappare dal tribunale, come era solito fare, saltando da una finestra. In un telegramma con la data del giorno 3, lo stesso Escudero spiegava a Neri che dietro alla faccenda c'era il "gachupn" Butrn, i cui interessi erano stati danneggiati dall'amministrazione socialista del porto.
Cercando di ottenere sostegno dal governo regionale, il POA invi un telegramma a Neri, chiedendo che un giudice speciale venisse incaricato di indagare sull'accaduto. Il 3 aprile perseverarono nella protesta organizzando una manifestazione a favore di Escudero e di Neri, alla quale parteciparono 300 persone.
Due giorni dopo, il capo della guarnigione, ubriacato dai "gachupn", pochi minuti prima delle due di notte, arrest Juan R.; e con lui finirono in carcere svariati membri del POA che si erano recati al posto di polizia per chiedere le ragioni della detenzione del loro leader. Temendo che il sindaco venisse ucciso, il popolo si mobilit. Un nuovo telegramma venne indirizzato al presidente Obregn, e questi rispose che l'arresto era avvenuto per ordine del giudice di zona e che lui non si sarebbe intromesso.
Frattanto, Escudero fu sostituito da Toms Bjar y Angeles, che aveva un atteggiamento ambiguo di fronte alle pressioni politiche, cercando di prendere le distanze dall'estremismo di Juan. Solano prese le difese del dirigente, sostenendo che "in quanto membri di questa corporazione erano obbligati a difendere non il c. Juan R. Escudero, bens il c. sindaco che aveva subto infinite vessazioni, e se non avessero preso misure adeguate si sarebbero resi complici dell'abuso di potere in corso e di quelli che ne sarebbero conseguiti, e di cui il popolo avrebbe preteso serie spiegazioni dai suoi rappresentanti".
Alcuni mesi dopo Escudero fu liberato (luglio 1921), grazie alla protezione del tribunale. Arsenio Leyva sostitu Bjar nella carica di primo cittadino, ed Escudero pass alla segreteria del POA.
Durante la sua permanenza in carcere, una buona notizia rallegr gli abitanti del porto. Finalmente il governo centrale si era deciso a cominciare i lavori per la costruzione di una strada da Chilpancingo ad Acapulco. Grazie a un'iniziativa presidenziale era stata stanziata la cifra di settantacinquemila pesos per la realizzazione dei lavori.
Uscito dal carcere Juan cerc di guadagnarsi da vivere aprendo un cinema e un teatro per il popolo, in cui i biglietti di ingresso sarebbero costati venticinque e cinquanta centavos, e a questo scopo chiese una licenza per usare la parte anteriore del comune. Non riuscir mai a portare a termine il suo progetto.
A met del mese, i fratelli Nebreda, Jess ed Enrique, due ricchi "gachupines", proprietari di terre sulla sponda del fiume Papagayo, furono uccisi insieme con L. Quezada e Venustiano Sustegui a colpi di pistola da una famiglia contadina. Lo scontro era la conseguenza di una serie di crimini avvenuti in passato, di cui gli assassinati erano responsabili: stupri di ragazze contadine, per i quali erano in attesa di giudizio, furti di bestiame ai danni dei piccoli proprietari della zona, sempre per conto dei Nebreda che poi vendevano il bestiame alle ditte Alzuyeta e Fernndez, e l'assassinio di quattordici contadini da parte del generale Martnez fomentato dai fratelli "gachupines". Juan aveva sporto una denuncia contro i Nebreda a sostegno dei contadini della famiglia Guatemala (Florencio, Carmelo e Francisco), che di fronte all'assenza di giustizia avevano finito per sparare agli spagnoli.
Il 28 luglio la comunit spagnola pubblic una lettera sul quotidiano pi importante della capitale, "El Universal", e il giornale le fece eco il giorno dopo con un editoriale in cui Juan veniva accusato di istigazione all'omicidio, di aver sparato con una pistola e di aver gridato in una manifestazione pubblica: "A morte i 'gachupines'!".
Escudero si difese dalle accuse sostenendo che erano totalmente false, ma la tensione non si plac. Il 5 agosto, "El Universal" pubblic una lettera del governatore Neri in cui si affermava che la morte dei Nebreda era stata la conseguenza della loro barbarie nei confronti della popolazione, ma allo stesso tempo si sottolineava che Escudero da mesi ormai non ricopriva la carica di sindaco e che il governo statale non si considerava responsabile per la sua condotta.
In contrasto con Obregn e senza l'appoggio di Neri, il POA ed Escudero si trovavano nella condizione di poter contare solamente sulle proprie forze.
Nei mesi di luglio e agosto la giunta escuderista fu bombardata da denunce, rivolte in particolare contro il capo della polizia Francisco Escudero, e da manifestazioni della corporazione. Fu perfino emesso un ordine di cattura contro la nuova compagna di Juan, Josefa Aorve. Dietro a tali azioni c'erano Uruuela, Sutter, Gonzlez e i gachupinisti al servizio delle compagnie commerciali.
Il 6 agosto Villaseor cerc di nuovo di arrestare Juan che, venuto a sapere dai sui amici ai telegrafi dell'ordine impartito dallo stesso Obregn, chiese un'altra volta protezione. Nei giorni dall'8 all'11 agosto scoppi una nuova guerra di telegrammi tra Obregn, lo stesso Escudero e il maggiore Villaseor. Gli impiegati dei telegrafi che avevano avvertito il leader di Acapulco furono licenziati per ordine del presidente, e Obregn fece pressioni affinch il giudice che aveva dato protezione a Juan la ritirasse; ma questi fu irremovibile.
Per uscire dalla situazione che si era creata, Juan convoc la giunta e chiese una nuova licenza; dopo tale gesto si present spontaneamente in carcere in attesa del verdetto che chiarisse la situazione una volta per tutte. Comunque non si consegn inerme; port con s la piccola macchina per stampare con cui si faceva "Regeneracin" e continu a pubblicare il giornale dal carcere, cercando di utilizzare la propaganda politica per colpire i suoi nemici e per l'organizzazione popolare.
I pochi studi che sono stati fatti sulla vicenda di Escudero hanno tramandato l'idea che esistesse una stretta alleanza tra il socialismo locale e l'amministrazione obregonista, in particolare con il governatore Neri. Dai fatti narrati, si constata chiaramente come tale alleanza sia stata sempre una scelta strategica da parte del POA a sostegno dell'obregonismo, dal momento che la vittoria di quest'ultimo danneggiava, seppur minimamente, i nemici del movimento nato ad Acapulco, ossia i militari e gli amministratori pubblici. Sia comunque chiaro che tale sostegno del POA non si tradusse mai nel favore di Obregn o del governatore di Guerrero, che non solo posero limiti alla politica di Escudero ma addirittura la ostacolarono (perlomeno nel caso di Obregn) sostenendo i militari e i giudici venduti ai grandi commercianti del porto. Forse proprio questo genere di considerazioni spinse Escudero, una volta lasciato il carcere, assolto dal tribunale che lo aveva costretto alla detenzione, a lanciarsi con maggior impegno nella creazione di un'organizzazione economica per il popolo al suo rientro nella vita politica del comune di Acapulco.
Negli ultimi mesi del 1921, oltre a mettere in circolazione un nuovo giornale, "El maana rojo", apr nel palazzo del comune un piccolo laboratorio artigianale per fabbricare borse di carta e cesti, coordin la cooperativa dei pescatori, con la quale colp duramente il monopolio commerciale della vendita degli attrezzi che era in mano ai "gachupines", istitu la casa del popolo, una cooperativa di consumo che comprava direttamente dai contadini i prodotti della terra, avvi una campagna contro l'analfabetismo e cre un comitato per fondare una colonia agricola che chiedesse l'espropriazione delle "haciendas" El mirador e La Testadura, di propriet dei commercianti spagnoli.
Il POA in quei mesi si ingrand e sembrava che la campagna di organizzazione dell'economia del popolo danneggiasse seriamente gli interessi delle compagnie commerciali.
Nel primo anno dell'amministrazione comunale il movimento di Escudero si rese conto che il governo della citt non gli offriva nessuna protezione dagli attacchi nemici. Al contrario, con l'aiuto di soldati e di giudici corrotti i "gachupines" riuscirono a mettere dietro alle sbarre Juan R. per tre mesi, lo costrinsero quindi in due diverse occasioni a chiedere la sospensione della carica e lo isolarono dai suoi possibili sostegni nel governo federale e statale. In compenso, il potere comunale, portato da Escudero nelle strade, e la realizzazione di un programma economico fecero del POA, del comune e della gente del popolo un solo movimento.
Fu questa la ragione per cui nelle elezioni amministrative del 5 dicembre una lista del POA capeggiata da Ismael Otero vinse con un margine schiacciante. Escudero questa volta non faceva parte del gruppo dei consiglieri comunali della lista trionfante, e non fece parte della giunta, bench in essa fossero presenti i suoi fratelli con le cariche di tesoriere municipale e capo della polizia.
I gachupinisti cercarono di far eleggere una giunta fantasma guidata da Miguel P. Barrera e sostenuta dall'intramontabile Juan Luz del Ministero pubblico federale, ma il tentativo fall per la sua stessa portata.
La tensione era in aumento, correva voce che si sarebbe arrivati a una soluzione armata del conflitto. Sembrava che Escudero se l'aspettasse. Gil racconta che il commerciante libanese Saad, nemico dei "gachupines", cerc di fargli diversi regali che Juan rifiut, mentre accett solamente un fucile 30-30 dicendo: "Con queste armi la faremo finita con i capitalisti".
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6. La prima morte di Juan.
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I suoi nemici misero una taglia sulla testa di Escudero. I commercianti raccolsero la cifra eccezionale di diciottomila pesos e li offrirono come ricompensa a chi avesse osato ucciderlo. Venuto a conoscenza della taglia, Juan R. si trasfer a vivere nella sede municipale, e intorno fu posta una stretta vigilanza.
Ai primi di marzo del 1922, Cirilo Lobato, ispettore del mattatoio e membro del POA fece una scoperta che sarebbe stata decisiva nello scioglimento della crisi: Ismael Otero, uno degli uomini di fiducia di Juan R. e sindaco di Acapulco, in combutta col macellaio Jos Osorio, evadeva le imposte comunali permettendo che per ogni capo di bestiame macellato con l'autorizzazione, un altro lo fosse clandestinamente. Altri tre consiglieri, corrotti dal denaro dei commercianti, passarono al fianco di Otero: Ignacio Abarca, Plcido Ros e Emigdio Garca. Per due volte spuntarono le pistole e nelle due occasioni, Josefina Aorve, una ragazza della costa di diciassette anni, amante di Juan e con i coglioni, spar per prima e ferm gli aggressori Otero e Rebolledo.
Sotto pressione di Juan la giunta escuderista, il giorno 7, costrinse Otero a dimettersi e Manuel Solano fu nominato sindaco.
Il 10 marzo Escudero present un mandato di comparizione davanti al comune chiedendo l'arresto di Otero per macellazione clandestina di bestiame. L'accusato cerc nuovamente di ucciderlo ma l'intervento del poliziotto Severo Isidro al momento opportuno lo imped.
La burrascosa assemblea termin alle nove di sera. E a quell'ora i quattro traditori si recarono a discutere con il maggiore Juan S. Flores, che era con i "gachupn" Pascual Aranaga, Marcelino Miaja, Jos Jord e Obdulio Fernndez. In tale occasione venne ordito il piano per far cadere la giunta socialista e uccidere Juan Escudero.
Alle due di notte, dopo alcuni colpi sparati dal gruppo di Otero contro la guardia di finanza marittima dai dintorni del comune, che avrebbero dovuto servire come segnale e come provocazione, il maggiore Flores con duecento soldati, "sparando a salve", avanz verso il municipio. Juan R. cerc di difendersi, insieme a sette poliziotti armati di fucile. Per qualche minuto gli assediati opposero resistenza all'attacco dei soldati cui si erano aggiunti alcuni marinai e il gruppo di traditori capeggiati da Otero; da una delle finestre Juan sparava con una pistola automatica. I detenuti chiesero armi per partecipare alla difesa del municipio, ma Juan sperava che la sparatoria allarmasse i membri del POA di tutta Acapulco e che questi accorressero in suo aiuto, quindi si rifiut di consegnare le armi richieste. Ci fu un rapido susseguirsi di avvenimenti. Il maggiore Flores con due taniche di benzina da diciassette litri, che gli aveva procurato l'amministratore della dogana Juan Izbal Mendizbal, diede fuoco alle porte del municipio. I poliziotti, capeggiati da Pablo Riestra, proposero a Escudero di tentare la fuga, perch era lui che gli aggressori volevano uccidere, mentre loro avrebbero cercato di resistere fino all'ultimo. Juan cerc di saltare una staccionata che circondava la panetteria di Sofia Yevale, ma un colpo lo raggiunse ferendogli il braccio destro e penetrando nel costato.
Frattanto gli assalitori avevano preso il municipio e picchiavano poliziotti e prigionieri perch rivelassero dove era Juan, che trascinandosi aveva raggiunto la stanza che normalmente usava come camera da letto. Qui, con l'aiuto di Josefina Aorve e Gustavo Cobos Camacho, tent un'ultima difesa spingendo un armadio contro la porta.
Ma fu inutile. Il maggiore Flores, seguendo le tracce di sangue, raggiunse la stanza e i soldati abbatterono la porta. Flores entr e, guardando Escudero steso a terra, si dice che esclamasse: "Vediamo se sei veramente morto!", e batt il braccio rotto del ferito contro dei mattoni. Chepina Aorve cerc di intervenire, ma il maggiore punt la pistola alla tempia di Escudero e spar il colpo di grazia.
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7. Resuscitare.
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Il maggiore Flores fece arrestare i poliziotti municipali e si allontan dal palazzo in fiamme per consegnare il suo rapporto ai "gachupines", lasciandosi dietro quello che credeva essere il cadavere di Juan R. Escudero.
A poco a poco, membri del POA armati raggiungevano il municipio che i soldati avevano ormai abbandonato. Insieme a loro arriv anche il giudice Peniche, con cui Juan si era scontrato tante volte. Il sindaco rosso ancora respirava. Il giudice e Josefina Aorve portarono Juan all'ospedale civile dove Jos Gmez Arroyo e il viceconsole nordamericano Harry Pangburn, che non aveva alcuna qualifica ma solo approfondite conoscenze di medicina, lo operarono. Furono costretti ad amputargli il braccio destro; la ferita alla testa era molto grave ma, come tramanda la leggenda, "Era tanta la paura del maggiore, che sebbene gli avesse sparato alla testa, lasci soltanto un segno, forse qualcosa entr, ma quando gli amputarono il braccio ferito, gli tolsero anche una cucchiaiata di cervello affumicato".
Miracolosamente, il ferito sopravvisse all'operazione e dopo vari giorni di coma cominci a riprendersi. Il colpo aveva danneggiato una parte del cervello, e Juan sarebbe rimasto paralizzato per sempre nella parte sinistra del corpo; non avrebbe potuto parlare correttamente, non avrebbe potuto n camminare n scrivere. Ma era vivo.
Per legittimare l'azione del maggiore Flores, fu inventata la storia che Escudero e i suoi uomini avevano tentato di prendere le armi contro il governo. Questa versione dei fatti, sostenuta nel rapporto del maggiore, fu raccolta e diffusa da "El Suriano", il giornale dei "gachupines" diretto da Jos O. Muzuri. Ma in un telegramma a Obregn, qualche giorno dopo, il governatore Neri, che si era trasferito nel porto, faceva notare che il pubblico ministero aveva una versione dei fatti che contraddiceva quella del capo militare, e comunicava di aver dato l'ordine che fosse avviata un'indagine.
Del clima imperante nel porto in quei giorni ci offre un'interessante testimonianza una lettera dell'agrarista Francisco A. Campos diretta al presidente Obregn:
"Ad Acapulco l'ordine  minacciato. La massa operaia  frenata con la speranza che sar fatta giustizia. Se si convincer del contrario, la guarnigione non riuscir a fermare gli abitanti della costa di Guerrero. Non rester un solo spagnolo vivo n un negozio che non sia stato saccheggiato e incendiato, n una fanciulla che non sia stata violentata... L'uomo della costa nella sua terra ha molto del selvaggio:  un buon amico e un implacabile nemico. Tutto questo si pu evitare sostituendo la guarnigione federale, nemica del POA".
L'ospedale era circondato da membri del POA armati e la guarnigione era acquartierata. Nella case di alcuni commercianti "gachupines" vennero date feste in occasione della scomparsa di Escudero. I dirigenti del POA frenarono il desiderio di vendetta del popolo. Juan intanto si ristabiliva lentamente.
Il giorno dopo l'attentato, venne creato un governo municipale illegittimo di cui faceva parte Ismael Otero e che aveva come sindaco Ignacio S. Abarca, che chiese la carcerazione dei poliziotti "per aver opposto resistenza alla forza governativa" e inform il governatore dell'"arresto" di Juan R. Escudero e di Santiago Solano. Il colpo di stato non ebbe successo, e tre giorni dopo, il 14, il governo della citt tornava nelle mani del POA con Manuel Solano come sindaco.
Felipe Escudero assunse la responsabilit di "Regeneracin", che ricominci a uscire alla fine di marzo. Juan torn a casa sua, dove avrebbe dovuto trascorrere una lunga convalescenza. Il POA rinacque. Il comune di Acapulco, bench ne fossero state bruciate le porte, rimaneva sotto il suo controllo, attraverso una giunta amministrativa civile e con il sindaco Felipe Escudero. L'indagine del governatore paralizz temporaneamente il maggiore Flores.
Non era ancora passato un mese dall'attentato quando "Regeneracin" denunci gli intrighi concertati dal "gachupn" Sierra con il capo del distretto militare di Galeana contro gli agraristi che si erano organizzati nella zona, e attacc il candidato a deputato, Manuel Lpez, accusandolo di collusione con i fratelli Fernndez, i maggiori proprietari della zona.
Ai primi di maggio il POA, sollecitato da Solano e da Felipe Escudero, fratello di Juan, proponeva le candidature di Martiniano Daz come titolare, e di Francisco Escudero, il terzo fratello di Juan, come supplente nelle elezioni del secondo distretto per il Congresso federale. Il 9 maggio Juan ritornava a scrivere su "Regeneracin": non erano passati due mesi dalla sua prima morte.
Lo scontro dell'11 marzo aveva causato altre defezioni, oltre a quella forzata di Juan, tra le fila del POA: Toms Bjar y Angeles aveva disertato, vendendosi all'oro dei "gachupines" e passando a scrivere per "El Suriano"; ma i vuoti venivano ampiamente colmati dall'adesione di nuovi membri che accorrevano per assicurare sopravvivenza del POA: e del "miracolo Escudero".
Juan, servendosi di Alejandro Gmez Maganda come segretario, dettava gli articoli da una poltrona su cui era costretto perch convalescente. Il ragazzino, uscito da poco dalla scuola primaria, batteva velocemente i tasti di una vecchia Oliver, e talvolta sollevava la testa per vedere un Juan "vigile e ottimista nella sua poltrona da infermo. Impeccabile come sempre, con la mascherina perch i baffi non si scomponessero e il tragico moncherino che in certi momenti mi appoggiava sulla testa folta e arruffata".
Con i soldi di famiglia, Juan apr un negozio, El Sindicato, dove riceveva i lavoratori e gli amici e consegnava generi alimentari a credito agli operai in sciopero. Aiutato da Josefina Aorve e dalla sua segretaria, armata di pistola, Anita Bello, oltre che da una truppa di adolescenti per i quali era l'eroe indimenticabile, torn a dirigere "Regeneracin", e accett la nomina a candidato supplente al Congresso nazionale del primo distretto di Acapulco, presentandosi assieme al fratello Francisco (che era nominato come titolare per il secondo).
Frattanto il congresso locale di Guerrero, in mano ai rappresentanti dei latifondisti, aveva annullato le elezioni di gennaio del 1922 e chiedeva alla giunta comunale filogachupinista del 1920 di indire nuove elezioni. Felipe Escudero protestava a nome della giunta del POA davanti al governo centrale e alla stampa del D.F.
Fu quindi nominata una commissione d'inchiesta e la giunta escuderista fu confermata con un accordo pacifico, tuttavia non vi fu alcun riconoscimento da parte della dogana marittima e dei militari.
Intanto "Regeneracin" aveva ripreso a uscire regolarmente e Juan si era nuovamente fatto carico del giornale; inoltre il leader di Acapulco cerc di riassestare la propria situazione economica aprendo una piccola scuola commerciale dove dava lezioni di meccanografia. In un bando in cui veniva spiegato il contenuto del corso, che costava in totale dieci pesos, Juan R. lasciava intuire che insegnare la meccanografia era per lui un modo di recuperare le braccia (il destro, amputato, e il sinistro, paralizzato).
Il POA, nonostante il rifiorire delle sue attivit, si trovava in una situazione di stallo dalla quale non riusciva a far emergere le sue forze migliori. Sconfitto sul campo di battaglia, incapace di spezzare il monopolio "gachupn" nel commercio, costretto a una politica comunale "controllata" da continue ingerenze, gi dall'anno prima aveva spostato la sua lotta verso la distruzione del latifondo e il problema agrario. Ma neppure qui i rapporti di forza giocavano a suo favore e doveva piegarsi di fronte alle difficolt burocratiche di una legalit che funzionava al rallentatore, quando funzionava. In un articolo anonimo su "Regeneracin", probabilmente scritto da Juan, si faceva appello alla pazienza, chiedendo "di non far caso ai gachupinisti che promettevano di accogliere a colpi di fucile coloro che chiedessero terre".
In queste condizioni, le elezioni federali del 5 luglio 1922 per deputati e senatori permisero al POA di riprendere la sua attivit. Con le formule combinate degli Escudero e di Miguel Ortega come candidati, svilupparono un'ampia campagna sulla costa di Guerrero.
La scelta dei latifondisti, dei grandi commercianti e dei loro alleati fu di ripiegamento. Nell'impossibilit di fare opposizione nel primo distretto, cercarono di boicottare. In alcuni casi non aprirono i seggi di loro competenza e neppure cercarono di creare propri seggi elettorali, come facevano di solito; il filogachupinista Butrn neppure si present a votare.
Il POA ottenne la mobilitazione di massa ad Acapulco, Coyuca, Tecpan e Atoyac. A Tecpan organizz una manifestazione di trecento contadini con le bandiere del partito alla testa. In altri casi tentarono manovre grossolane, come nel terzo seggio di Acapulco che i gachupinisti Sabs Mgica e Ramn Crdoba chiusero prima di aprirlo e misero a verbale che nessuno si era presentato a votare.
Le provocazioni abbondarono. Muzuri, l'editore di "El Suriano", spar con una pistola al dentista Gonzlez Snchez; la macchina di un commerciante "gachupn" molto in vista fu presa a sassate dai bambini di Acapulco, e a Tecpan i gachupinisti che sostenevano Pino e Valverde, uomini di paglia del latifondista spagnolo Garay, spararono in aria per intimidire gli elettori.
A Coyuca di Bentez cercarono di attirare gli elettori con una banda musicale, ma quelli che si misero dietro la banda a far festa poi votarono comunque contro di loro. In altri casi, i candidati come Pino e Alfonso Uruuela, furono fatti passare per agraristi presentandoli con i simboli del Partido Nacional Agrarista. Nel primo distretto questi intrighi fallirono e Juan R. e suo fratello risultarono eletti rispettivamente deputato titolare e supplente.
Il partito si era consolidato nei villaggi della costa e il trionfo convalid la linea elettorale sostenuta da "Regeneracin": "... per fortuna il nostro popolo comincia a rendersi conto di ci che significa il diritto di voto conferito dalla Costituzione, come mezzo specifico per nominare i suoi rappresentanti".
Esaltati dal trionfo elettorale, i membri del POA ripresero la propria offensiva sul campo e il giornale cominci a pubblicare il testo della legge agraria dello stato per fornire presupposti legali alle mobilitazioni.
Dalla fine di luglio alla met di ottobre del 1922, non mancarono le provocazioni e gli scontri nel porto. Alcuni di questi episodi furono irrilevanti, altri rischiarono di trasformarsi in tragedia. La loro comune causa fu il tasso etilico del sangue dei progachupinisti.
Alla fine di luglio, mentre il POA festeggiava il suo trionfo elettorale con un ballo ad Acapulco, il deputato Luis G. Martnez si present nel locale, gi abbastanza ubriaco. "O perch era noto che Martnez era un gachupinista o perch aveva partecipato al tentativo di annullare le elezioni, o magari perch c'erano troppi uomini al ballo, comunque gli dissero che non c'era posto, e lasciarono passare soltanto i suoi accompagnatori. Che gli serva da lezione!"
Un paio di mesi dopo, l'ubriaco era l'amministratore della dogana Juan B. Izbal che licenzi (nella cantina dei fratelli San Milln dove a volte trasferiva il suo ufficio) il sorvegliante Bernldez, dopo averlo scaraventato contro un tavolo da bigliardo, tutto questo perch era stato raccomandato per il posto da Tellechea, dirigente del POA. Nella versione di "Regeneracin", Bernldez, che si stava sistemando i vestiti dopo essere stato malmenato, sfior per caso la sua pistola, e questo fu sufficiente perch si scagliassero contro di lui, gliela togliessero e lo mettessero in carcere per ventiquattr'ore. Nello stesso articolo Izbal era accusato da Escudero di essere un contrabbandiere di pistole, di sostenere i "gachupines", di essere un fannullone e un coglione alcolizzato, "dal momento che si presenta al lavoro a mezzogiorno e ancora mezzo addormentato".
La terza scena alcolica ha per protagonista l'immortale maggiore Flores, che lanci i suoi soldati addosso a Felipe Escudero mentre stava ascoltando una serenata. Dopo essere stato duramente percosso, Felipe, che era diventato il successore indiscusso di Juan nelle strade del porto, fu rinchiuso presso la guardia di finanza marittima.
Juan B. Izbal, capo della dogana, corrotto dall'oro dei grandi commercianti di cui si era messo al servizio chiudendo gli occhi davanti al contrabbando, era diventato con Flores il pi accanito nemico dell'escuderismo di Acapulco.
Dal luglio 1922 tratteneva il due per cento delle entrate della dogana che per legge spettavano al comune. E. Lobato, in qualit di sindaco, se ne lament amaramente in un telegramma a Obregn, in cui segnalava che si stava tentando di strangolare economicamente il comune.
Durante gli ultimi giorni di novembre vi fu uno scambio di telegrammi tra Lobato, Obregn e il ministro Delahuerta (da cui dipendevano le dogane) fino a che Izbal manifest chiaramente la sua opinione a Obregn con un telegramma:
"Considero Juan e Felipe Escudero i peggiori nemici del governo, senza il coraggio di prendere le armi. Lo stesso pensa il responsabile delle operazioni a questo proposito. Codesti individui hanno in mano il comune; la suprema corte di giustizia non ha autorit per negare protezione chiesta lo scorso 22 settembre contro atti che il congresso reputa inammissibili [...]. I fratelli Escudero durante questo anno con il pretesto di temere per la propria vita hanno chiesto protezione quattro volte contro vostri atti".
Il telegramma finiva chiedendo se i fondi dovessero essere consegnati a Felipe Escudero, tesoriere municipale.
Obregn si prese solo un giorno per rispondere e ordin a Izbal di non consegnare i fondi.
Negli stessi giorni, il POA vince di nuovo una sfida elettorale: Santiago Solano trionfa come candidato titolare a deputato per il distretto elettorale di Acapulco al congresso locale, e Juan Escudero come supplente, con pi di duemilasettecento voti. Uno dei fratelli Vidales fu eletto, per il POA, alla carica di sindaco di Tecpan e il partito trionf a Tololapan, bench una frode organizzata dai signori del luogo riuscisse a impedire loro di prendere potere.
Nella prima settimana di dicembre si arriva finalmente alle tanto sospirate elezioni per ristabilire un potere legale ad Acapulco; Juan Escudero  a capo della lista dei consiglieri comunali proposta dal Partido Obrero di Acapulco e assiste in sedia a rotelle alle manifestazioni dell'organizzazione. Detta i suoi discorsi e se li fa ripetere dai ragazzini che lo seguono, dopodich questi li pronunciano in pubblico sotto il suo sguardo vigile.
Strana immagine, sotto il sole invernale di Acapulco: un uomo paralizzato nella parte sinistra, con il braccio destro amputato, seduto su una sedia a rotelle, con un adolescente al suo fianco, in piedi su una cassetta, che parla per lui, e alle sue spalle una giovane donna della costa (Anita Bello) con una pistola calibro 42 alla cintura, tra la gonna e la camicia di pizzo.
Strana immagine, quella di un uomo che annuisce con la testa ascoltando le sue parole in bocca a bambini intenti a pronunciare, dopo il ritornello "Juan dice", un discorso rivoluzionario, che promette la fine dell'ingiustizia nel paradiso corrotto.
E Juan Escudero viene eletto nuovamente sindaco di Acapulco, sconfiggendo il filogachupn e traditore Martiniano Daz.
Il 7 dicembre i soldati scendono in strada cercando di provocare i vincitori. Ma la popolazione fa il vuoto intorno a loro. Il primo giorno dell'anno del 1923 Escudero viene investito della carica di sindaco. Levando in alto il moncherino destro e con parole incomprensibili strappate dalla forza delle emozioni alla gola paralizzata, Juan R. Escudero fa propria la protesta come sindaco del porto.
La seduta solenne si svolse alle undici della mattina nella casa di Escudero, che fu adibita a sala del consiglio comunale. Il verbale steso in quell'occasione registra che Juan non pot firmare gli atti che lo accreditavano come sindaco "per impossibilit momentanea".
Nel marzo 1923 mor Francisco, padre degli Escudero, che era stato sottoposto a gravi tensioni durante la rischiosa carriera politica dei suoi figli, incalzato dai suoi compaesani, con i quali era stato costretto a rompere qualsiasi tipo di relazione, e duramente provato dall'attentato contro Juan e per le molteplici minacce di morte che avevano ricevuto Francisco e Felipe.
Nelle memorie di un vecchio escuderista  stata ritrovata la descrizione del giuramento che Juan fece con la sua voce bassa, da invalido, davanti alla tomba del padre: "'Compagni nella vita / compagni nella morte / le parole che oggi escono dalla mia bocca / sono le parole che mio padre vi rivolgerebbe / se in questa ora, per noi, santa / Dio lo riportasse alla vita. / Ferito nell'animo ci lascia con orgoglio su questa terra / dove pass met della sua vita / amando i suoi figli / e il Dio dei cieli...' (a questo punto ebbe una sorta di capogiro e non riusc a pronunciare nient'altro che: 'addio padre venerabile / riposa in pace' (e cadde a terra perdendo i sensi per un attacco)".
Juan R. fu molto colpito dalla morte del padre, e fu costretto a lasciare la carica di sindaco nelle mani di Cirilo Lobato e di Ernesto Herrera.
Il maggiore Flores, da parte sua, combatteva dall'inizio dell'anno contro la ribellione contadina che si era scatenata sulla costa. Il 18 gennaio disarm la polizia di La Sabena e minacci di recarsi con le forze della guarnigione al palazzo municipale di Acapulco. Quattro giorni dopo, Escudero telegrafava al suo amico Adolfo Cienfuegos, che viveva nella capitale, chiedendogli di intervenire presso il presidente della Repubblica affinch questi impedisse un nuovo attacco come quello dell'11 marzo dell'anno prima.
Tuttavia, Flores non attacc il palazzo, ma si spost verso le zone agrarie dove il POA aveva una nuova base di sostegno. Secondo le parole dell'agrarista Francisco Campos, Flores "cominci a confiscare armi e licenze municipali a tutti i contadini della regione di Acapulco fino all'Unin de Montes de Oca, e trov anche un deposito di armi. Una volta confiscate le armi ai contadini, si stabil a Tecpan di Galeana e, col pretesto di una possibile insurrezione, fece arrestare a San Luis de la Loma il signor sindaco di Tecpan, don Amadeo Vidales [...] questo signore  un onesto commerciante che paga i prezzi migliori per il sesamo e il cotone, ma gli spagnoli lo odiano, poich sostengono che gli abbia rovinato gli affari [...]. Data questa spiegazione  chiaro che il maggiore Flores  stanziato in questa regione per salvaguardare gli interessi degli spagnoli, e per questo ha accusato il signor Vidales di ribellione".
Flores continu le sue scorrerie nella zona e il 10 marzo, accompagnato dalle guardie bianche dei signori locali, uccise Lucio de los Santos Vargas, presidente del comitato agrarista di San Luis de la Loma, dicendogli: Tieniti la tua terra, gran figlio di buona donna!, mentre questi lo supplicava di risparmiarlo. Flores agiva in difesa degli interessi del latifondista spagnolo Ramn Sierra Pando.
Nel porto, "Regeneracin" era soffocato dalla quantit di giornali finanziati dai commercianti "gachupines". Dalle pagine di "El Suriano" diretto da Muzuri, di "El pueblo" diretto da H. Luz, di "El Rap" di Reginaldo Sutter, "El Liberal" di Carlos Adame, "El Fragor" di Domingo Gonzlez si sparava a zero contro l'amministrazione comunale di Acapulco, mentre non si finiva di elogiare le "forze vive" della regione che avevano "tolto Acapulco dalla miseria". Tra le calunnie pi frequentemente ripetute c'era l'accusa agli Escuderos di stare organizzando un colpo di stato militare.
Con il trascorrere di quell'anno, crescevano sempre pi le tensioni. Felipe e Francisco Escudero si aspettavano da un momento all'altro un attentato contro uno di loro. Come tesoriere municipale, Felipe si vedeva costretto a percorrere le strade del porto, e cos pure Francisco, che lavorava nell'ufficio di riscossione delle rendite del distretto. Gmez Maganda ricorda: "Negli ultimi mesi del 1923, tutti e due seguivano il loro percorso quotidiano armati di pistola e con un fucile calibro 44 nella mano destra. A volte quando Felipe andava a presentare un sollecito di salvaguardia al tribunale del distretto, mi consegnava per la durata della sua assenza il fucile, dicendomi: 'Se arrivano i nemici con l'intenzione di attaccare, spara. Se non hai paura: in caso contrario, corri dove sono e consegnami l'arma'".
Le provocazioni dei militari erano frequenti. Il 29 agosto, verso le nove di sera, il sottotenente Castellblanch e il comandante Linares avevano picchiato e minacciato di morte due membri del POA nel Jardn Alvarez. Quando, il giorno dopo, il comune li mult per questi fatti si presentarono nel palazzo del comune insieme alla cricca di Otero e furono sul punto di provocare una tremenda rissa.
In questo clima di tensione politica si arriv al 16 settembre, giorno in cui, con il pretesto di celebrare la festa nazionale, Juan R. lanciava parole infuocate contro il regime coloniale spagnolo ancora vivo ad Acapulco. L'anno prima, malgrado il recente attentato, aveva "parlato per bocca dei suoi aiutanti" durante una manifestazione con cui la comunit di Acapulco celebrava per la prima volta la festa nazionale senza ricevere nessun tipo di sovvenzione dai commercianti. Quell'anno era un anno speciale, e Escudero, facendosi aiutare dalla sua "voce" (Alejandro Gmez Maganda) fece un discorso pi animato del solito. Se nel porto la tensione era altissima, nelle zone agricole non lo era meno. Il viceconsole nordamericano informava Washington: "Corre voce che una rivolta antiagrarista stia per esplodere sulla Costa Grande, e il suo epicentro pare sia ad Atoyac".
Il 10 novembre il maggiore Flores, in combutta con il sindaco di Atoyac, aveva assassinato il leader agrarista Manuel Tllez e per nascondere tale gesto accusava davanti al governo Escudero di stare organizzando la guerriglia nella zona.
Al principio di dicembre, gli avvenimenti nazionali cominciarono a concatenarsi in modo da creare il contesto in cui si sarebbe giunti alla tragedia di Acapulco. Il primo del mese il generale Figueroa insorse a Guerrero apparentemente in disaccordo con il governatore Neri, ma in realt dando fuoco alla miccia che avrebbe innescato la ribellione di tutti i generali che avevano come bandiera la candidatura alla presidenza Adolfo de la Huerta. Pochi giorni dopo fu il turno del generale Guadalupe Snchez a Veracruz. Il giorno 5 dicembre Juan R. scrisse al colonnello Crispn Smano, capo della guarnigione di Acapulco, e invi una copia della lettera al governo federale. Nella lettera, informava il colonnello di essere a conoscenza del fatto che i fratelli Osorio erano armati e facevano la ronda al comune e di ritenere che il traditore Ismael Otero avrebbe potuto provocare una rivolta che costituisse il pretesto per arrivare allo scontro tra il POA e i militari. Smano ignor il contenuto della lettera: infatti, oltre a essere connivente con la rivolta prossima a verificarsi, aveva legami con i commercianti "gachupines" del porto che chiedevano la testa di Juan R. Escudero.
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8. La seconda morte di Juan R. Escudero.
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Ai primi del mese gli escuderisti, seguendo la linea politica che Juan aveva tracciato nella lettera a Smano, chiesero fucili ai militari del porto per difendere il governo dalla ribellione delahuertista. Julio Diego rappresent il POA nel colloquio in cui vennero richiesti trecento fucili e abbondanti munizioni. Il governatore aveva approvato la consegna di armi, ma il colonnello Crispn Smano rifiut di aderire alla richiesta e cercando di nascondere i suoi veri propositi disse che non sarebbero state consegnate armi agli escuderisti perch questi le avrebbero usate contro lo stesso governo.
Lo scontro era inevitabile. Contava ben poco il contesto nazionale, tutt'al pi scenario dello scontro classista che si consumava ad Acapulco e nelle regioni limitrofe. Se su scala nazionale si giocava la successione presidenziale e intorno ad Adolfo de la Huerta si levavano in armi i militari messi in secondo piano o contrari all'obregonismo, sulla costa ci che era in gioco era il predominio del POA e l'agrarismo contro le compagnie commerciali e il latifondismo, padroni dell'apparato militare della regione. Furono i deboli legami dell'escuderismo con il potere centrale e l'appoggio elettorale alla campagna di Calles per la presidenza espresso su "Regeneracin", pi che il delahuertismo dei militari di Acapulco, a spingere questi ultimi alla ribellione; e, naturalmente, dietro a quest'azione c'era l'oro dei commercianti "gachupines", luminoso ispiratore dell'ideologia dei militari Crispn Smano e Juan Flores.
Nonostante ci, i militari esitarono prima di gettarsi apertamente nella rivolta. Pu darsi che grazie al controllo del telegrafo potessero seguire l'evoluzione del movimento a Guerrero durante le prime settimane del mese di dicembre. Cosa che invece risult impossibile agli escuderisti, visto che i loro messaggi al governo federale furono bloccati nonostante i tentativi della telegrafista del POA Amelia Liquidano.
Mentre stava per scatenarsi la violenza nel porto, mandati da Escudero, che aveva trasformato la sua casa nel quartier generale del movimento (la "piazza rossa" di fronte alla casa era costantemente piena di escuderisti, alcuni dei quali armati), i membri del POA si diressero verso i quartieri e parlarono. Nonostante il blocco telegrafico, Escudero, artefice dalla sedia a rotelle della resistenza popolare, riusc a far arrivare un messaggio ai fratelli Vidales a Tecpan e a Rosendo Crdenas a Coyuca de Bentez. Il telegramma per Crdenas, scritto in codice, lo invitava a presentarsi al porto armato.
Durante quella settimana le parti opposte si studiavano e la tensione era in aumento. L'arrivo dei primi nuclei agraristi diede l'occasione ai dirigenti degli stivatori per organizzare una manifestazione; gruppi di contadini e lavoratori attraversarono le strade della citt gridando slogan a favore del governo e di Escudero e lanciando insulti contro i traditori. Non vi furono scontri solo perch i soldati rimasero chiusi nelle caserme. Ai militari mancava la decisione necessaria per buttarsi apertamente nell'insurrezione e scontrarsi con il movimento popolare.
Nonostante la debolezza politica dell'esercito, era chiaro agli escuderisti che sul piano militare erano in svantaggio. In quei giorni due strategie venivano ipotizzate da Escudero e dai suoi compagni: chiamare gli agraristi perch raggiungessero il porto e unire le proprie forze alle loro per attaccare le caserme militari, oppure scegliere l'alternativa di ritirarsi fuori dal porto, concentrando le forze per poi piombare sui militari.
Mentre gli escuderisti si organizzavano, i militari si accordavano apertamente con i "gachupines". Il capitano Castellblanch racconta di una riunione avvenuta nella mensa di una delle ditte commerciali, La Ciudad de Oviedo, alla quale erano presenti i militari Crispn Smano, il colonnello Flores, il capitano Fausto Morlett e il tenente Alarcn, alcuni funzionari federali, lo stato maggiore del gachupinismo (Sutter, Luz, Muzuri) e i padroni delle ditte commerciali: Marcelino Miaja e Juan Rodrguez della B. Fernndez y Compaa, Jess e Sigfrido Fernndez della Fratelli Fernndez (La Ciudad de Oviedo) e Pascual Aranaga e Angelo Olazo della Alzuyeta y Compaa. Durante questa riunione i militari, pronti a sollevarsi, chiesero un prestito di cinquantamila pesos per le "spese" dell'esercito.
Don Marcelino Miaja, che dettava legge fra le compagnie, dichiar che a queste non importava un accidente del movimento delahuertista; e che se si accordava con i suoi interlocutori era perch si voleva la scomparsa di Juan R. Escudero, che era la loro spina nel fianco.
Si racconta che disse: "Diamo i cinquantamila che ci chiede il generale Smano come prestito, perch abbiamo fiducia, sulla sua parola di soldato, che al momento della vittoria ce li restituir".
E dopo una pausa in cui scambi un'occhiata con Pascual Aranaga e Jess Fernndez, gli altri padroni delle ditte commerciali, aggiunse: "Ma mettiamo una taglia di diecimila pesos in oro, contanti e sonanti, uno sull'altro, per l'uccisione di Juan Escudero e dei suoi fratelli".
Pochi giorni prima del 15 dicembre, Juan invi un messaggio al sindaco Ernesto Herrera (che lo sostituiva dall'inizio dell'anno) affinch si preparasse ad abbandonare il palazzo del comune, liberasse i prigionieri e si unisse agli agraristi di Coyuca che stazionavano in prossimit del porto. Era consapevole del fatto che quando i soldati si fossero decisi "ci scacceranno dal palazzo a calci nel sedere".
Sembra che la decisione finale sia stata quella di sferrare l'attacco da sopra Acapulco, e si chiese perci a Gmez Maganda, ancora adolescente, di portare un messaggio per far s che gli agraristi si radunassero durante la notte sopra al porto. L'intervento della madre di Escudero, che date le condizioni di suo figlio disse che questo sarebbe stato un suicidio, imped che il messaggio partisse. Juan in quel momento le disse: "Va bene, mamma, far come vuoi, per non dimenticarti che ci coster la vita". Considerata la situazione, si pens a una strategia alternativa. I dirigenti del POA avrebbero abbandonato il porto a cavallo nella notte del 15; un gruppo di uomini armati avrebbe protetto la fuga di Juan che sarebbe montato in sella con Julio Diego.
In questa circostanza, la madre di Juan R., donna Irene, un personaggio secondario in tutta la storia dell'escuderismo, ricopre un ruolo fondamentale nello svolgimento dei fatti.
Amica del prete Florentino Daz, cominci a scambiare messaggi con i militari alloggiati nel forte di San Diego. Questi, attraverso il religioso, offrivano garanzie a Escudero se fosse rimasto. Juan R., conoscendo il valore della parola dei suoi nemici, continu a pensare alla fuga, ma sua madre minacci di buttarsi nel pozzo se lui se ne fosse andato. Davanti all'insistenza della madre, l'invalido leader di Acapulco cedette; con lui si fermarono i suoi fratelli. Gli altri dirigenti del POA abbandonarono Acapulco.
Juan R. ordin ai fratelli che bruciassero tutti i documenti dell'archivio. Fecero un fal nella parte posteriore del patio, dove era sepolto il braccio di Juan.
Poche ore pi tardi, una pattuglia militare inviata dal capitano Morlett arriv di fronte alla casa della famiglia Escudero. Juan si scontr violentemente con sua madre dicendo: "Dove sono le garanzie che ti avevano offerto?". La donna, tuttavia, cerc di convincere i figli a consegnarsi pacificamente e chiam in aiuto il prete, che Juan si rifiut di ricevere.
Infine la pattuglia sfond le porte e fece prigioniero Juan, Francisco e Felipe Escudero; i tre furono condotti nella fortezza di San Diego. Vi fu anche un tentativo, da parte di alcuni dei seguaci del POA che erano rimasti nel porto, di liberare i fratelli Escudero, ma di nuovo donna Irene intervenne per impedirlo, dicendo che se vi fossero stati scontri armati avrebbero ucciso i suoi figli. In questo caso, ag opportunamente, dal momento che la maggior parte dei costieri intenzionati ad attaccare la fortezza erano disarmati.
Il giorno dopo, alle 8 di sera, i gruppi di agraristi di Tecpan e di Atoyac capeggiati da Amadeo Vidales prendevano Pie de la Cuesta e chiudevano la strada da questa parte del porto. Amadeo incitava gli abitanti alla sollevazione popolare contro i "delahuertisti" della guarnigione di Acapulco e chiedeva agli agraristi della Costa Grande e della Costa Chica di radunarsi intorno alla citt.
I fratelli Escudero rimasero chiusi per quattro giorni dentro al forte di San Diego. Frattanto i militari negoziavano con le compagnie commerciali il prezzo della testa dei dirigenti popolari di Acapulco. Nei libri contabili delle imprese risultano registrate misteriose uscite di denaro. Secondo Mario Gil, la colletta tra i padroni delle compagnie commerciali giunse a trentamila pesos (una vera fortuna per quell'epoca), destinati al colonnello Smano e al maggiore Flores. Al capitano Morlett fu offerta la somma di diecimila pesos, e Reginaldo Sutter aggiungeva la promessa di concedergli la mano di sua figlia Ernestina, di cui il killer era innamorato.
Frattanto, nella fortezza di San Diego, Felipe passava il tempo suonando il violino. Aveva concordato con la moglie di suonare a un'ora prestabilita perch si sapesse che erano vivi. Di volta in volta le note del valzer "Evelia", la sua canzone preferita, si ripetevano.
Il 20 dicembre la transazione si concluse e a mezzanotte i fratelli Escudero furono portati via dalla fortezza su un camion della fabbrica La Especial, propriet dei "gachupines". Li avevano in custodia un gruppo di militari comandati dal capitano Morlett e i killer comandati da Rosalo Radilla e Reginaldo Sutter. Durante il viaggio Felipe cerc di ribellarsi e prese a calci un soldato, ma fu bloccato.
Il camion si ferm dove erano stati interrotti i lavori della strada per Chilpancingo e i tre furono condotti verso il villaggio di Aguacatillo; Juan era portato a spalle dai suoi fratelli. All'una di notte i tre fratelli Escudero furono posti davanti a una staccionata e fucilati. Affinch i loro fantasmi non ritornassero dalla morte, Felipe, che aveva ventidue anni, fu colpito da quattordici pallottole di fucile e Francisco, di trent'anni, da sette. Dopo la fucilazione, il capitano Morlett punt la pistola in faccia a Juan, sotto il naso, e spar il colpo di grazia.
All'alba del 21 un contadino, Leovigildo Avila, trov i corpi. Si avvicin e si accorse che uno dei tre fratelli era ancora in vita: era Juan Ranulfo Escudero.
Alla vista del contadino gli chiese che cercasse Patricio Escobar nel villaggio di La Venta per denunciare gli autori dell'uccisione dei suoi fratelli. Le autorit di La Venta, intimorite, si rifiutarono di prenderlo e condurlo ad Acapulco perch fosse ascoltato. Aveva sette ferite di arma da fuoco in corpo, ma il colpo di grazia aveva rimbalzato sull'osso senza entrare nel cranio.
Quando ad Acapulco cominci a spargersi la voce che Juan e i suoi fratelli erano stati assassinati nell'Aguacatillo, un'immensa processione di uomini e donne abbandon la citt. Quando ai padroni delle compagnie commerciali giunse la voce che Juan R. Escudero era vivo, questi non riuscivano a crederci. Uno di loro mand un uomo a consegnare un messaggio al medico e viceconsole nordamericano Pangburn, per dirgli che se mai avesse avuto occasione di curare Escudero e di riportarlo in vita, lo avrebbero ucciso.
Ma Juan era vivo quando verso sera arrivarono i primi gruppi. A poco a poco una moltitudine si raccolse intorno ai corpi di Francisco, Felipe e Juan. Quest'ultimo diceva, secondo gli uomini e le donne che gli stavano pi vicino e che ascoltavano i suoi incomprensibili suoni: "Andate avanti affinch la nostra morte non sia stata vana". La folla si aspettava il secondo miracolo. Juan fu caricato su un camion, condotto dal signor Ponce, fratello del cognato di Francisco, per essere condotto ad Acapulco. Il popolo si mosse per seguirlo.
Alle sette di sera, diciotto ore dopo il secondo colpo di grazia della sua vita, nel luogo chiamato El Raicero, sulla strada che va da Acapulco a Chilpancingo, per la quale tanto aveva lottato, Juan Ranulfo Escudero mor, a trentatr anni, tra le braccia di amici e compagni.
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2. UN GESTO DI FOLLIA? La trasformazione di Friedrich Adler.
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1. Il giovane Adler.
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Era il figlio prediletto della socialdemocrazia europea. Era il frutto dei suoi valori migliori e delle sue passioni pi autentiche. Era nato nel 1879 e all'inizio del 1914 aveva trentacinque anni, ed era un misto di tensione nervosa, capacit di raziocinio, vocazione alla causa, spirito di sacrificio, coerenza nel discorso, doti letterarie. Tutti lo amavano. Figlio di Viktor Adler, il dirigente pi importante del socialismo austriaco, Friedrich, Fritz, era doppiamente l'erede naturale di una socialdemocrazia rigogliosa, che lentamente imponeva il parlamentarismo in un'Europa autocratica e metteva in pratica progetti sociali innovativi: case per i lavoratori, riduzione della giornata lavorativa, leggi sulla libert di opinione, lotta contro la miseria, leggi che cercavano di combattere le cattive condizioni igieniche e il lavoro minorile. Il progresso era come un cavallo al trotto e pieno di allegria, che procedeva lento ma sicuro, e senza nulla che lo fermasse. Si combatteva per il suffragio universale e si vinceva. Sindacati, grandi partiti, capacit di amalgamare senza nazionalismi esasperati il vasto mosaico di nazionalit che era l'Impero austroungarico; sorprendenti progressi elettorali.
Friedrich era, oltre che uno dei giornalisti pi apprezzati dai lettori di sinistra, un fisico assai noto e stimato, spesso invitato in qualit di professore nelle universit straniere, ed era uno straordinario coordinatore e oratore pubblico. Il partito riconosceva queste qualit e lo aveva nominato segretario generale, carica che nella struttura della socialdemocrazia austriaca era pi strettamente legata ai compiti dell'organizzazione che a quelli propri della direzione politica.
Aveva rappresentato nelle conferenze internazionali i socialisti austriaci e anche quelli svizzeri, nel periodo in cui fu professore a Zurigo. Sposato con un'emigrata russa anche lei socialdemocratica, era un padre di famiglia relativamente felice, almeno stando a quanto queste cronache esteriori possono rilevare.
Poi all'improvviso ci fu l'attentato a Sarajevo e l'Austria dichiar guerra alla Serbia: il pretesto che la logica imperiale stava aspettando, il breve impulso che interrompeva l'inerzia si produsse e tutta l'Europa si prepar allo scontro. I socialdemocratici fecero un ultimo tentativo per evitare la guerra nella Conferenza internazionale socialista di Bruxelles. Gli Adler, padre e figlio, vi parteciparono e per la prima volta rappresentavano due tendenze diverse. Se Viktor era straordinariamente pessimista, Friedrich era il difensore dei princpi che avevano accompagnato la socialdemocrazia dalle sue origini: no a qualsiasi guerra imperiale e coloniale, no alle conquiste, no all'espansione dei mercati e al controllo territoriale attraverso la carneficina.
La visione di Adler padre coincideva con quella della maggior parte dei delegati, intinta di possibilismo e fatalismo: si diceva "non potremo evitare la guerra, la popolazione stessa  a favore; al massimo e se avremo fortuna, potremo impedire l'entrata in guerra della Russia zarista". E imperversavano pantomime, giustificazioni ideologiche, il ballo in maschera; alla fin fine lo zarismo  l'ultimo baluardo autoritario d'Europa, chiss che non possa evitare il conflitto. Nessun delegato nella maggioranza della conferenza si preoccup dei princpi, era materiale negoziabile. La socialdemocrazia nel suo passo decisivo verso il progresso era diventata parte del sistema, aveva venduto l'anima al diavolo.
La voce del buon senso diceva: non si deve andare alla rottura e porsi in una situazione di illegalit che sarebbe antipopolare, al massimo si pu cercare di limitare il conflitto. La sintesi del congresso invitava a intensificare la campagna pacifista. La minoranza di cui faceva parte Friedrich cos come i futuri zimmelwaldiani, proponeva azioni pi efficaci, per non ebbe fortuna: tutto si giocava nel tentativo di non perdere il terreno gi conquistato, con astuzia e timore.
Si guardavano tra loro, un po' vergognandosi, ed esprimevano le proprie opinioni. Il pragmatismo divorava i princpi. Viktor Adler vot a favore della guerra nel parlamento austriaco: Friedrich disse a suo padre che quello era "un tradimento".
Il mondo di Friedrich Adler si sgretol mentre in trincea cominciava la carneficina. Come segretario di partito si rifiut di recarsi in Svizzera, dove lo avevano invitato a collaborare a un giornale che avrebbe mantenuto fede ai princpi dell'Internazionale e del socialismo; torn a Vienna cercando di far passare la sua proposta pacifista. Gli si avvicinavano donne che portavano le parole di mariti feriti, lettere che raccontavano di massacri sui campi di battaglia; riceveva notizie di arresti, di donne e uomini impiccati con l'accusa di tradimento o internati nei campi di prigionia... Tutto era sottoposto a una censura spietata. E Friedrich scriveva sui giornali socialisti storie che venivano mutilate dalla matita rossa del censore, come quella di un soldato socialista che aveva scritto un poema contro la guerra ed era stato mandato alla forca per tradimento. E nonostante gli ostacoli otteneva l'impossibile e riusciva a far s che al soldato venisse commutata la pena di morte in cinque anni di lavori forzati.
Ma l'efficiente macchina socialista che aveva conosciuto nei suoi momenti migliori era un mostro deforme e debole, imprigionato in una rete di alleanze e di censure.
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2. L'attentato.
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Nei due anni seguenti Friedrich Adler sopravvisse all'interno del partito sempre in opposizione contro la tendenza maggioritaria, convinto che la politica di "pace senza annessioni" da lui proposta fosse condannata in partenza, dal momento che la maggioranza non era disposta a scontrarsi frontalmente con lo Stato, e consapevole del fatto che il desiderio di autoconservazione della socialdemocrazia predominava sulla fedelt ai suoi valori.
In quegli anni consider svariate possibilit: c'era sempre la possibilit di emigrare in Svizzera e organizzare dall'esterno la campagna contro la guerra, ma questo gli sarebbe sembrato un abbandonare il campo di battaglia.
In un certo momento, verso la met del 1916, cominci a passargli per la testa, mentre era in preda alla disperazione, l'idea di interrompere con un gesto simbolico lo stato di inerzia in cui si trovava.
Aveva una pistola, comprata nel 1915. Comincia a farsi strada nella sua mente l'idea di compiere un attentato. Un socialdemocratico diventato anarchico? Lui crede nell'azione delle masse. Che cosa sono le singole azioni degli uomini nella voragine di lava della storia? S, no. No, s.
E' un uomo magro, con la barba lunga, lo sguardo limpido, i suoi demoni si agitano nell'intimo, soffre di cuore ed  diventato estremamente nervoso. La tensione della guerra ha accentuato questi tratti.
Comincia a compilare una lista degli uomini responsabili della carneficina bellica.
Il procuratore della Repubblica, doctor Mager, un uomo a dire il vero non molto influente.
Il ministro della Giustizia Hocherburguer, un traditore, un ex democratico diventato assolutista. Un uomo da disprezzare.
Il conte Berchtoldt, ministro degli Affari esteri, che negli ultimi tempi non era pi veramente inserito nei circoli di potere.
Il conte Risza, capo del governo ungherese. Ma la lista porta sempre allo stesso personaggio: il conte di Strghk.
"Era un uomo di calibro decisamente superiore a coloro che erano soggetti al suo potere, non era un manigoldo bens un uomo con una volont di ferro e un obiettivo ben preciso, riportare l'Austria all'assolutismo. Era un personaggio che ispirava rispetto."
Il 18 ottobre 1916, padre e figlio ebbero uno scontro violento durante una riunione della direzione del Partito socialdemocratico e Viktor concluse il suo discorso rivolgendo a Friedrich le seguenti parole: "Sei un provocatore, sembra che tu non veda l'ora di essere espulso dal partito".
Come funziona il cervello, come prende forma nella testa di un uomo la complessit delle relazioni che porta dall'incertezza alla volont d'azione?
Friedrich si impegna a tenere una conferenza in un circolo operaio di Vienna, il 22; compra i biglietti per andare all'opera con sua moglie Katia, ad assistere all'"Ariadne" di Richard Strauss.
Il 20 ottobre un editto rendeva di nuovo illegale discutere sulla stampa della ricostituzione del sistema parlamentare.
Fu inoltre proibito, per intervento della polizia, un innocuo dibattito sul regime costituzionale in corso all'Universit.
La censura viet all'"Arbeiter Zeitung", organo del partito, di dare notizia di questi fatti.
Il 21 ottobre 1916 Friedrich Adler si alz un'ora prima del solito; da nessun segno si pot capire che aveva maturato la decisione di commettere un omicidio.
Salut Katia e i suoi figli e si rec nella sede del Partito socialdemocratico dell'Impero austroungarico. La notte precedente aveva bruciato alcuni documenti nel suo ufficio, ma neppure questo era una novit.
Forse l'unico indizio dell'imminenza di qualcosa che avrebbe cambiato le sue abitudini e frantumato in mille pezzi la sua vita era il fatto che Friedrich, normalmente incurante del vestire, a volte fino alla sciatteria, quella mattina indossava abiti di un'eleganza insolita.
Nella borsa portava una pistola che si era procurato dal libraio da cui era solito andare per trovare sollievo tra i libri.
All'una usc per pranzare, contrariamente alle sue abitudini, prese un tram e si diresse verso il ristorante dell'hotel Meisel und Schadn, dove era solito recarsi a pranzo il conte Strghk.
Un momento di incertezza quando fu sulla porta, per timore che il conte potesse per una volta aver cambiato le sue abitudini e aver deciso di mangiare altrove, o che la scorta o la polizia avrebbero potuto impedirgli di avvicinarsi. Invece Strghk era proprio l. Friedrich lo vede, seduto al tavolo; tra i due uomini si frappone un altro tavolo, al quale  seduta una donna. Friedrich esita un istante, teme di ferire la donna, non  del tutto sicuro della propria mira, del proprio coraggio. Ordina da mangiare, senza quasi guardare il men.
Quando i camerieri si allontanano, si alza e comincia ad avanzare verso il tavolo del conte, estrae la pistola e spara tre colpi, mirando alla testa.
Vuole gridare, o almeno si era proposto di gridare "Abbasso l'assolutismo, vogliamo la pace", non ricorda se riesce a farlo, non lo ricorder mai. Sente un nodo alla gola. Forse lo ha detto a bassa voce.
Sono le due e tre quarti del pomeriggio. Friedrich Adler rimane immobile a fianco del corpo del conte Strghk, in attesa di essere arrestato. Si assicura che sia morto, e glielo confermano.
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3. Il partito / il padre.
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Viktor Adler aveva trascorso l'intera mattinata a una seduta del Parlamento, mangi in casa e subito dopo si ritir nel suo studio per riposare. Il telefono era stato portato in sala dalla moglie Emma, perch il marito non venisse disturbato, e fu qui che la madre di Friedrich ricevette la telefonata:
Dicono che suo figlio abbia appena ucciso il conte Strghk.
Emma, turbata, non riusciva a crederlo. Friedrich era incapace di far male a una mosca. Era pacifista. Non os informare Viktor e chiam alcuni amici, dirigenti del partito, tra cui Austerlitz. La notizia si diffuse in un baleno.
Viktor, svegliato con questa notizia, disse con una voce che sembrava venire da un incubo:
Questo non  possibile!.
Dopo una riunione della direzione, i dirigenti della socialdemocrazia austriaca decisero che l'obiettivo centrale del partito sarebbe stato quello di sollevare il partito da ogni responsabilit. Adler nel pomeriggio si rec al giornale per stabilire la linea politica ufficiale: "Il partito rigetta ogni atto di terrorismo, Friedrich era mentalmente turbato".
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4. Le reazioni.
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Vladimir Lenin, parlando con Angelica Balabanov, che aveva conosciuto gi da tempo Friedrich Adler, chiese che genere di donna fosse la moglie russa di Adler e quando venne a sapere che era una socialdemocratica, comment con tono sorpreso:
Socialdemocratica? Credevo che si trattasse di una socialista rivoluzionaria, una terrorista che avesse influenzato il marito. Ma perch sparare contro Strghk? Adler non era forse il segretario del Partito socialdemocratico austriaco e non disponeva quindi dei nomi e indirizzi di tutti i membri dell'organizzazione? Se avesse fatto stampare un appello e l'avesse inviato clandestinamente a cento, mille persone sarebbe stato pi astuto.
Lenin non capiva nulla, viveva nel feticismo della parola scritta e non capiva il linguaggio delle azioni di un pacifista impazzito.
Leo Lania, allora giovane soldato austriaco, scriveva alla notizia dell'attentato di Adler: "Non ha mostrato pi coraggio dei soldati che si lasciano uccidere seguendo ordini assurdi? Forse il mio compito non  quello di combattere al fronte. L'azione di Adler ha illuminato la notte della guerra con un raggio di luce".
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5. La pazzia.
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Dopo la prima dozzina di interrogatori e le prime notizie dall'esterno, il professore di fisica Friedrich Adler sapeva che la linea difensiva proposta da suo padre, quella della pazzia momentanea, dell'accesso di follia, dell'incapacit di intendere, avrebbe potuto salvargli la vita; sapeva anche che accettarla avrebbe significato condannarsi all'inferno svuotando il suo gesto di significato.
"Ho lottato con tutta la forza durante le indagini per dimostrare che la mia azione era il risultato di una decisione presa da un uomo in pieno possesso delle facolt di intendere e di volere.
"Ho protestato contro il tentativo del mio avvocato che, sebbene con le migliori intenzioni e guidato dalla sua coscienza, ha cercato di dimostrare l'ipotesi difensiva basata sulla mia follia.
"Forse il compito del mio avvocato  quello di prendersi cura del mio corpo, ma il mio  quello di difendere le mie convinzioni, che sono pi importanti del fatto che in Austria si impicchi un uomo in pi durante questa guerra."
Una battaglia pi importante di quella in corso tra lo stato che lo voleva impiccare e Friedrich che voleva che lo impiccassero, per pagare la colpa dell'assassinio e restituirgli il suo valore puramente simbolico, si scaten tra Friedrich e la sua difesa (i medici Gustav e Sigmund Popper).
Spinti da suo padre gli avvocati sostennero la tesi della "demenza temporanea". Friedrich insistette sulla propria posizione e si appell a tutte le possibili istanze per dimostrarla.
A Vienna, la citt degli psicanalisti e degli psichiatri, una legione di studiosi della mente umana si dedic a questo caso. Friedrich fu visitato decine di volte.
Viktor e i suoi amici produssero anche la terribile storia familiare che parlava della follia di sua sorella e delle frequenti depressioni di Emma, sua madre.
Uno psichiatra stabil che Friedrich era soggetto a fanatismo e che questo aveva determinato le sue azioni; un altro gruppo di dottori fece notare che persone nello stesso stato mentale avevano creato grandi opere d'arte nella storia dell'umanit.
Il risultato di questo lavoro fu un rapporto di sessanta pagine prodotto dai medici universitari che confermava il suo stato di salute mentale.
Friedrich aveva vinto la sua battaglia.
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6. Il processo.
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Anche se l'attentato non ottenne nessun tipo di risposta immediata nell'Impero austroungarico, e la miccia che Friedrich voleva innescare non scaten nessun incendio, il processo che si sarebbe tenuto dopo mesi, nel maggio 1917, doveva trovare un clima sociale diverso. All'epoca Adler non era pi un pazzo, ma un eroe; in Russia c'era stata la rivoluzione di febbraio, la guerra aveva perduto gli orpelli della gloria, si era rivelata come imperialismo ottuso, crimine organizzato, trincee piene di cadaveri in putrefazione, bende sudice, colpi di cannoni assordanti.
Il governo decise quindi per un processo da concludere nel minor tempo possibile e tra il 18 e il 19 maggio si tenne l'udienza. Il mutamento della situazione politica aveva influenzato gli animi dei sei giudici e quello del procuratore straordinario di giustizia Heidt, che fece un patto con Adler consentendogli di pronunciare un discorso della lunghezza che volesse, anche criticando la guerra e il sistema di governo, ma gli chiese di non colpevolizzare l'Austria per aver dato inizio al conflitto.
Friedrich decise quindi per una dichiarazione politica contro la guerra assumendosi la piena responsabilit dell'attentato, consapevole del fatto che andava incontro al giudizio di colpevolezza e alla condanna alla pena di morte.
Il suo discorso esprimeva la chiara coscienza della morte che lo attendeva alla fine del cammino. "Sto parlando qui e ora per l'ultima volta".
Per quattro ore parl della sua repulsione per la guerra in quanto azione criminale organizzata dallo stato; dell'assoluta irrazionalit di essa, della perdita negli stati dell'eccezionalit dei meccanismi democratici difensivi della societ, della propria impotenza, della responsabilit del conte Strghk nella creazione di uno stato autoritario, della necessit di fare un disperato appello alle coscienze perch quello che sembrava un atto di pazzia non fosse considerato tale. Afferm la propria salute mentale, la propria responsabilit, il proprio diritto a morire per ci che aveva fatto, e nello stesso tempo cerc di differenziarsi dai terroristi anarchici: "Non credo nelle azioni di terrorismo individuale, credo nel potere delle masse, non sono un anarchico, continuo a credere che l'azione delle masse  decisiva, vorrei creare le condizioni psicologiche per future azioni di massa"; e con lucida razionalit, con freddezza, "convinto che mi avrebbero impiccato", spieg i suoi gesti.
Il discorso di Adler circol per ogni dove, clandestinamente, copiato a mano, riportato da giornali svizzeri che entravano in Austria, da tutti gli organi della socialdemocrazia influenzati dalla sinistra di Zimmerwald. Sull'organo ufficiale della socialdemocrazia austriaca apparve la prima parte senza tagli, bench in altre pubblicazioni venisse parzialmente censurato.
Il giorno dopo, constatando l'effetto che le parole di Adler stavano provocando nella societ, il governo censur venti paragrafi della seconda parte.
Friedrich Adler fu condannato a morte, ma dato il clima politico il governo non si azzard a fucilarlo temendo una reazione pubblica incontrollabile, e la condanna a morte fu tramutata in carcere a vita.
Comunque la socialdemocrazia e i suoi avvocati denunciarono l'errore dei giudici sostenendo che si era trattato di una sentenza anticostituzionale dal momento che era stata pronunciata senza una giuria.
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7. Il carcere.
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Adler, ancora stupito di essere sopravvissuto, si trov a scontare la sua pena nel carcere di Strafaustalt Stein un der Donau.
Le giornate erano lunghe, le comunicazioni con il mondo esterno scarse. Si mise a studiare l'opera di Ernst Mach, morto nel 1916, uno scienziato che dubitava della realt della materia e sosteneva che una legge scientifica non  che un modo di approssimarsi alla soluzione di un problema a partire da una conoscenza limitata. Il frutto di queste giornate in carcere lo porter a scrivere "La conquista del materialismo meccanico di E. Mach", che pubblicher nel 1918.
Mentre sua madre continuava a rifiutarsi di credere quello che suo figlio aveva fatto, Friedrich scriveva dal carcere: "Vivere seriamente e morire allegramente  tutto ci che un uomo pu desiderare".
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8. Epilogo.
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Nel gennaio 1918, mentre si negoziava la pace di Brest, un'ondata di scioperi si scaten per tutta l'Austria-Ungheria. I primi si ebbero a Nestadt e si propagarono in tutto l'Impero: veniva paralizzata l'attivit di fabbriche di munizioni, si originavano movimenti la cui bandiera era la richiesta di pane e pace, moti di rivolta per la fame dovuta alla riduzione delle razioni. Quaranta barche si ammutinarono nella baia di Cattaro, e su di esse le bandiere rosse sventolavano; vi furono arresti di ufficiali e consigli di marinai. Minacciati dalle flotte costiere e da sottomarini tedeschi, i marinai si arresero e subirono una repressione violenta. La socialdemocrazia minacci lo sciopero generale a causa delle fucilazioni dei marinai. Il 12 novembre fu proclamata la Repubblica e sorsero i primi consigli operai a Vienna.
Con la dissoluzione dell'Impero Adler fu rilasciato e venne nominato vicepresidente del Partito socialdemocratico nel parlamento della nuova repubblica. Durante i decenni venti e trenta sarebbe stato il segretario dell'Ufficio Politico della Seconda Internazionale. Cerc di impedire l'isolamento della Rivoluzione russa chiedendo per che questa si aprisse al multipartitismo. Fu il promotore di una possibile via d'uscita dalla crisi europea, quella costituita da un socialismo progressista ed evolutivo, ma il suo progetto finir nelle strette del periodo che fu in assoluto il pi terribile della storia dell'Europa centrale. All'inizio della guerra di Spagna, quando ha cinquantasette anni, partecipa attivamente ed  segretario della Seconda Internazionale, responsabile delle relazioni esterne e dell'appoggio solidale dei partiti socialisti alla Repubblica aggredita. L'annessione dell'Austria da parte di Hitler  la fine di un'epoca e anche della sua propria storia. Durante la seconda guerra mondiale vivr in esilio negli Stati Uniti e morir all'et di ottantuno anni in Svizzera.
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3.
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IL MURO E IL MACHETE.
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Appunti sulla breve esperienza (1922-1925) del Sindacato dei pittori messicani.
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1. La Creazione e i dieguitos.
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Dieci anni fa sognavo di dipingere questo mural dice Diego Rivera a un cronista. Ha davanti a s novanta metri quadrati di parete nella sala dei concerti della Escuela Nacional Preparatoria, "El generalito", dove cominciano ad apparire le prime monumentali figure di quattro metri d'altezza che formeranno parte dell'affresco della "Creazione".
Rivera dir in seguito: Nonostante gli sforzi per esprimere nei personaggi la genuina bellezza messicana, risente ancora, nell'esecuzione e nel suo stesso senso di influenze europee troppo forti.
Ma le figure sulla parete crescono e i fallimenti in questo primo affresco sono superati dalle vittorie. Rivera ha convinto il governo sorto nel 1920 dal golpe di Agua Prieta, l'ultimo confronto militare di una rivoluzione durata dieci anni, a offrire le sue mura ai giovani pittori. L'intermediario fra il potere e l'artista  Jos Vasconcelos, ministro dell'Istruzione pubblica dall'ottobre 1921.
Diego Rivera ha trentasei anni ed  tornato in Messico soltanto da un anno, dopo aver trascorso la maggior parte del periodo rivoluzionario (dal luglio 1911) in Europa, dove ha lavorato, vissuto e discusso con i rappresentanti delle correnti pi innovatrici della letteratura e della pittura mondiale: Modigliani, Il'ja Erenburg, Juan Gris, Picasso, Lger, Jean Cocteau, Ramn Gmez de la Serna, Georges Braque. Qui ha sperimentato la disperazione della guerra e le nuove speranze della rivoluzione.
L'affresco viene iniziato nel marzo 1922 e progredisce rapdamente. Rivera ce la mette tutta, quasi fosse questione di vita o di morte, dipingendo fra le dodici e le quindici ore al giorno fino a cadere completamente esausto. Collaborano con lui in questa prima esperienza alcuni giovani pittori: Xavier Guerrero, ventisei anni, originario dello stato di Coahuila, che ha fatto esperienza lavorando sui muri delle chiese; il francese Jean Charlot, ufficiale di artiglieria durante la prima guerra mondiale, che  stato assunto come aiutante per la misera cifra di otto pesos al giorno; e il guatemalteco Carlos Mrida.
"La Creazione" sar un misto di cristianesimo e paganesimo, colmo di confuse simbologie e salvato essenzialmente dall'enorme potenza delle diciotto donne, meticce e messicane, che dominano un angelo inutile.
Ma questo  solo il primo passo. Poco tempo dopo Rivera ottiene un contratto monumentale. Il 4 luglio Vasconcelos gli offre 674 metri quadrati nel Segretariato dell'educazione pubblica (SEP), che si inaugurer cinque giorni dopo. I temi, come comunica alla stampa Vasconcelos, perch sono i ministri che spiegano i murales e non i pittori, saranno i seguenti: ... pannelli con donne, vestite in modo tipico, e per la scala [...] un fregio ascendente che parte dal livello del mare, con la sua vegetazione tropicale, e si trasforma in un paesaggio di altopiano per poi finire con i vulcani.
La decisione di affidare a Diego un'opera di queste dimensioni  accompagnata da contratti minori per il gruppo di pittori che si  radunato attorno alla "Creazione": al francese Charlot viene offerto un muro sul quale gli propone di realizzare un'immagine della guerra di conquista spagnola contro gli aztechi, la "Strage nel tempio maggiore"; e Ramn Alva de la Canal ne ottiene un altro su cui intende dipingere qualcosa che si chiamer "La Croce nel nuovo mondo", e che rappresenter l'ingresso della religione cattolica in America come una tragedia; un terzo affresco  affidato a Fermn Revueltas, un diciannovenne di Durango che proviene da una nota famiglia di scrittori, musicisti e attrici e ha studiato pittura a Chicago, e altri ancora a Emilio Garca Cabero e a Fernando Leal, uno studente di pittura di ventun anni, nato a Citt del Messico, che lavorer su una scala della Preparatoria a un mural sulle danzatrici di Chalma.
I cinque giovani, che l'opinione pubblica battezza i "dieguitos", guardano alle loro monumentali pareti con un misto di paura e di ansia. Riceveranno quattrocento pesos per ogni mural, e intendono spingersi pi in l di Diego nella prospettiva nazionalista della loro pittura. Questo fa s che Revueltas, nonostante sia ateo, scelga come tema la Vergine di Guadalupe, indigena e dalla pelle scura, circondata da prostitute e vestita con sfumature pastello del tutto messicane, e che anche gli altri lavorino su materiali indiscutibilmente autoctoni.
Fra il giugno e l'ottobre 1922, mentre Rivera porta avanti "La Creazione", i "dieguitos" cominciano a dipingere i loro muri e devono farlo all'aperto. Inizia cos un tormentato rapporto, che durer due anni, fra i muralisti e gli studenti, abbastanza conservatori e bacchettoni. Michel, un critico statunitense, scrive: "Il nuovo movimento inizi perseguitato dallo scherno e dai fischi, dal sarcasmo e dal disprezzo. Poi cominciarono a volare proiettili: cartine biascicate, gomme da masticare e sputi caddero sui murales, mentre dalle impalcature scendevano maledizioni e pennelli coperti di vernice ondeggiavano minacciosamente. Si verificarono atti vandalici. Intrusi misero in atto attacchi improvvisi, arrampicandosi fino agli affreschi, disegnando nasi grotteschi e occhi ridicoli nei cerchi che delimitavano gli spazi in cui dovevano essere dipinte le teste. I perseguitati innalzarono robuste barricate, che per non riuscirono a fermare gli aggressori. I pittori blindarono scale e balaustre con legno e chiodi, e dietro questo fondale continuarono a lavorare alle loro grandi opere".
Lo scultore Ignazio Asnsolo, che aveva combattuto nella rivoluzione, decise di intervenire e un bel giorno entr nella Preparatoria con un gruppo di contadini armati e prese a schioppettate gli studenti che volevano linciare i muralisti.
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2. Immagini: le piramidi.
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E questa la chiami arte? chiese uno studente a un suo compagno mentre se ne stavano impalati a contemplare Diego, che si trovava sull'impalcatura a dipingere il suo primo affresco nella Preparatoria. Guarda quella donna nuda! continu lo studente riferendosi al nudo in basso a sinistra. Ti piacerebbe sposare una cos?
Giovanotto ribatt inaspettatamente Diego, girandosi a guardar gi dal punto in cui era arrampicato, nessuno pretenderebbe mai che lei si sposasse una piramide, eppure anche una piramide  arte. E continu tranquillamente a dipingere.
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3. Nuovi arrivi e una luna con falce e martello.
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Nel settembre 1922 si aggiungono due nuovi arrivi al gruppo dei muralisti. David Alfaro Siqueiros giunge a Veracruz su una nave di terza classe. Originario dello stato di Chihuahua, ha ventisei anni, ha studiato pittura a San Carlos,  stato militare nell'esercito costituzionalista e dal 1919 ha vissuto in Europa combinando un incarico diplomatico con una borsa di studio che gli ha concesso Vasconcelos, ma che ad agosto gli  stata revocata perch torni in Messico a dipingere. E' amico di Rivera e con lui ha spesso discusso della possibilit di ottenere un muro a Citt del Messico. Ora gli si presenta questa opportunit, con un salario di tre pesos e trenta centesimi al giorno; Siqueiros  l'ottavo "maestro di disegno" assunto da Vasconcelos perch lavori nella Preparatoria. Il suo primo progetto  un'opera monumentale, un "autentico muro", dove dipinger "Lo spirito dell'Occidente".
In quello stesso mese arriva a Citt del Messico un pittore dello stato di Jalisco, Amado de la Cueva, che a trentun anni  tornato come gli altri dall'Europa ed  entrato nel gruppo degli aiutanti di Rivera.
Anni dopo i loro nomi faranno parte di un mito che girer il mondo.
Il gruppo si va amalgamando, non solo perch i pittori sono dei salariati, davvero mal retribuiti, del Segretariato dell'Educazione pubblica e lavorano tutti alle pareti della Scuola preparatoria, ma anche per le continue conversazioni sulla tecnica per dipingere murales e per i contenuti nazionalisti della loro opera. Alla fine del 1922 un nuovo elemento vincola ulteriormente fra loro i pittori: l'impegno politico, in un paese che dopo una sanguinosa rivoluzione comincia a riattivarsi con la sensazione che tutto  rimasto a met, che qualcosa  sfuggito.
Durante i primi mesi del 1922, Rivera si era legato a un gruppo di intellettuali guidati da Vicente Lombardo Toledano, direttore della Scuola preparatoria, che con il nome "Gruppo Solidario del Movimento Obrero" manteneva stretti rapporti con la CROM, l'organizzazione sindacale moderata degli anni venti; e cos a settembre il pittore assist come delegato alla quarta assemblea nazionale della CROM.
Deluso dai crescenti compromessi della CROM con il governo e dal conservatorismo dei suoi dirigenti, Rivera cerca una nuova opzione politica pi a sinistra. Probabilmente la rivolta dell'acqua provocata dalla CROM nel novembre 1922 per far cadere il consiglio comunale di Citt del Messico, che termin in uno scontro fra manifestanti e soldati con vari morti e feriti, e alla quale assistettero anche Rivera, Siqueiros e Revueltas (il municipio si trovava a pochi passi dalla Scuola preparatoria dove i tre stavano dipingendo), fin per confermare nei pittori la necessit di individuare un'opzione pi radicale. Ben presto l'avrebbero trovata.
Un testo che Diego scrisse in quei mesi indica l'oggetto della sua scoperta politica: "... sulla lavagna nera del cielo messicano splende una grande stella rossa a cinque punte, cos come nei lineamenti della faccia della luna si possono indovinare una falce e un martello. E dei messaggeri sono venuti a dire che  un presagio della nascita di un nuovo ordine e di una nuova legge".
E' il comunismo, con l'aureola della rivoluzione sovietica. Diego entra quindi a far parte del Partito comunista messicano e riceve la tessera numero 992. In quel periodo il P.C.M. attraversa un brutto momento. Dopo il fallimento del grande sciopero degli inquilini che ha organizzato a Citt del Messico nel 1922, e la separazione da un importante gruppo di dirigenti, con l'uscita forzata dal paese dei quadri dell'Internazionale comunista che lo dirigevano, si trova ridotto a un pugno di militanti e immerso in una profonda crisi politica. Diego per chiede poco al partito: concentrato nei suoi murales, dedicando ogni giorno quindici o sedici ore alla pittura sulle impalcature della Scuola preparatoria, non pu percepire granch di questa crisi, e la sua militanza in quei mesi si esprimer solo all'interno del suo ambiente di lavoro, il circolo dei muralisti. Ma l le sue idee e quelle di Siqueiros daranno vita a un progetto: il sindacato.
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4. Pittori e "corporazioni affini".
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Il sindacato nacque fra gli ultimi giorni di novembre e la fine di dicembre 1922, da conversazioni mentre dipingevano, da chiacchierate per strada e da riunioni in casa di Diego Rivera. I fondatori furono i nove muralisti con contratti nella preparatoria: Diego, Siqueiros, Charlot, Revueltas, Alba de la Canal, Emilio Garca Cabero, Carlos Mrida, Xavier Guerrero e Fernando Leal, e alcuni dei loro aiutanti come Mximo Pacheco, che lavorava con Revueltas, e Roberto Reyes Prez, che assisteva Siqueiros. Al gruppo ader anche il pittore Jos Clemente Orozco, originario dello stato di Jalisco, che tornava dagli Stati Uniti dove aveva incontrato Siqueiros. Orozco aveva trentanove anni, aveva studiato a San Carlos e lavorato come illustratore per varie riviste; autore di caricature mordaci, piuttosto scettico e nichilista, solitario e alquanto brusco nei rapporti, Orozco non concesse troppa importanza n tempo al movimento, anche se si sent in dovere di aderire all'iniziativa.
La riunione costitutiva si tenne in casa di Diego Rivera e tutti furono d'accordo nel battezzare l'organizzazione "Unione rivoluzionaria dei lavoratori tecnici, dei pittori, degli scultori e delle corporazioni affini", anche se in seguito fu adottato definitivamente il nome "Sindacato dei lavoratori tecnici, dei pittori e degli scultori", con cui l'organizzazione firm tutti i suoi documenti e comunicati.
La nascente associazione elabor una dichiarazione di princpi che non fu mai pubblicata, ma alla quale furono dedicati vari giorni di discussione. Grazie alle testimonianze di Siqueiros, Charlot, Orozco e Rivera si possono ricostruire abbastanza facilmente le idee centrali del documento, che andava ben oltre una proposta corporativa:
a) definizione antimperialistica e rivoluzionaria del sindacato;
b) adesione alla Terza Internazionale e ai suoi princpi: abolizione del capitalismo e dittatura del proletariato;
c) concezione del lavoro artistico come produzione artigianale, realizzata da lavoratori dell'impalcatura e del pennello, "operai dell'arte";
d) concezione del lavoro artistico come riflesso della societ in cui si vive e come presa di posizione nei confronti di essa;
e) proposta di sviluppare l'arte su una via sociale, nazionalista e "intimamente connessa alle correnti internazionali dell'arte moderna";
f) istituzione del criterio di "utilit" dei loro dipinti per le classi espropriate; necessit di legare le proprie opere alla lotta di classe; "socializzazione dell'arte";
g) priorit del lavoro murale sulla pittura da cavalletto; "opere monumentali di dominio pubblico";
h) apprendistato durante il lavoro;
i) promozione del lavoro collettivo; "distruzione dell'egocentrismo, rimpiazzato dal lavoro disciplinato di gruppo";
l) creazione della Cooperativa Francisco Tresguerras, per cercare nuovi lavori e amministrare finanziariamente il ricavato.
La dichiarazione di princpi era il risultato non tanto dell'evoluzione politica del gruppo quanto delle proposte pi radicali di alcuni dei suoi componenti. Le posizioni di Rivera, allora formalmente membro del Partito comunista, di David Alfaro Siqueiros, che si era formato politicamente nell'irrequieto ambiente politico anarchico e comunista della Spagna e della Francia del dopoguerra, il radicalismo di Fermn Revueltas e di Amado de la Cueva e anche il cattolicesimo di sinistra di Charlot si imponevano all'apatia di alcuni e al conservatorismo di altri. Ci che aveva peso era la giovinezza del gruppo, la sua adesione al muralismo, con l'idea di trovarsi davanti a una rivoluzione che li portava verso una pittura apprezzabile dalle grandi masse, il suo modo di lavorare (dipingevano in media pi di dieci ore al giorno, arrampicati sulle impalcature, tra il gesso, il pennello, la spatola, con salari miseri e in stretta intesa coi muratori, dalla cui capacit dipendeva la riuscita dell'affresco). Questi erano i punti di forza della nascente organizzazione. L'individualit del lavoro di creazione, le manie di un mucchio di geni pieni di passione costituivano invece il suo peggiore nemico. Tutto questo in mezzo a un interessante cocktail ideologico in cui le definizioni di radicalismo formale erano accompagnate da un indigenismo d'avanguardia. Siqueiros sintetizzer in seguito: "Mischiavo i miei sogni politici con idee cosmogoniche e con teorie puramente cerebrali sulle equivalenze plastiche della geografia e dell'etnografia".
Il primo comitato direttivo era formato da Siqueiros come segretario generale e da Diego Rivera e Xavier Guerrero come primo e secondo consigliere, quindi da Fermn Revueltas, Ramn Alva, Orozco, Carlos Mrida e Germn Cueto. Alcune testimonianze includono Fernando Leal in qualit di tesoriere.
Uno dei primi compiti del sindacato fu ottenere un colloquio con Vasconcelos perch fosse assegnato un muro a Jos Clemente Orozco, ma il ministro, che non apprezzava le caricature del pittore di Jalisco n le sue rappresentazioni del mondo degli emarginati, rifiut recisamente. Orozco reag dicendo: Ve l'avevo detto che il sindacato era una cazzata.
Questo non fu l'unico confronto fra i pittori e il loro datore di lavoro e primo, anche se meschino, mecenate. Nelle sue memorie Vasconcelos riferisce, in modo assai poco attendibile, un colloquio che egli ebbe con Siqueiros quando fu fondato il sindacato, e nel corso del quale si rifiut di trattare collettivamente con il gruppo un aumento di stipendio, licenziando i rappresentanti per poi riammetterli subito, dopo "aver dato loro una lezione", e Reyes Prez ricorda che il ministro sospese il salario di Fermn Revueltas perch un giorno era passato davanti al mural cui questi stava lavorando e aveva trovato all'opera l'aiutante e non il maestro. Vasconcelos decise di interrompere i pagamenti a Revueltas e di passare invece l'intero stipendio a Mximo Pacheco. La storia si complic ulteriormente quando Vasconcelos scopr che Pacheco riscuoteva i soldi, ma poi reintegrava il salario a Revueltas, il quale continuava a dipingere la sua enorme Vergine di Guadalupe. Il ministro allora sospese lo stipendio a entrambi. Il principio di autorit colpiva la Vergine di Guadalupe dalle vesti lilla e rosso acceso.
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5. Immagini. Fermn da solo.
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Siqueircs racconta: "Un giorno arrivai alla Scuola nazionale preparatoria dalla parte di San Ildefonso e mi trovai davanti un'enorme folla di studenti e di insegnanti [...] Che cosa era successo? Chi aveva dato ordine che venissero chiuse tutte le porte della Preparatoria? Chi aveva fatto mettere quella bandiera rossa in cima all'edificio? [...] Vasconcelos mi voleva vedere con urgenza. Lo trovai in uno stato di indicibile indignazione. 'Quello che state combinando, voi e il vostro famoso sindacato dei pittori,  davvero incredibile e non ho pi alcuna intenzione di tollerarlo [...] Stamattina quel pazzo di Revueltas, completamente ubriaco e con le pistole spianate,  arrivato a scuola di buon'ora e tenendoli sotto tiro ha buttato fuori il preside e tutti i ragazzi, poi si  chiuso dentro dicendo che non aprir finch non gli verr pagato quanto gli spetta [...] Lo sciopero di un uomo solo contro tutti. All'inizio volevo dare ordine alla polizia o ai soldati della caserma qui di fronte di tirarlo fuori con la forza, anche se so che quel ragazzo  un tipo collerico che si sarebbe difeso sparando [...] In qualit di segretario generale del sindacato, lei che cosa crede che dovremmo fare?'
Senza abbandonare il mio sorriso ironico, gli dissi: 'Beh, dottore, mi sembra che la soluzione sia molto semplice: dia ordine di pagarlo'.
Avanzavo in mezzo alla folla gridando a Revueltas dal basso: 'Fermn, Fermn, abbiamo vinto!' e nel frattempo gli mostravo la borsa con i soldi della vittoria. 'Cosa, cosa?' mi diceva lui dall'alto con occhi smarriti da ubriaco, con gli immensi occhi neri di Fermn, in quel momento pi pazzi che mai. Le mie parole risvegliarono un vero entusiasmo nella folla, che cominci ad acclamarci entrambi. Allora feci segno a Revueltas di scendere, e con molta precauzione; lui, ancora con la pistola spianata, socchiuse la porta e non si decise a lasciarmi entrare finch non ebbe visto con i suoi occhi i soldi".
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6. I cortili della SEP e le ragazze della Lerdo.
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Rivera concluse definitivamente "La Creazione" nel gennaio 1923 e pass a progettare la decorazione della SEP, come previsto dal contratto che aveva firmato con Vasconcelos. Lo accompagnavano Guerrero, Amado de la Cueva e Charlot, il quale aveva finito il suo "Massacro nel tempio maggiore", un affresco appassionante nella sua rilettura della conquista del Messico, in cui gli spagnoli dominavano grazie al ferro e al cavallo.
Il 20 marzo 1923 i pittori organizzarono una festa nel laboratorio della Cooperativa Tresguerras per celebrare il completamento del primo mural di Rivera, e invitarono Vasconcelos e Lombardo Toledano. Nell'invito si chiedeva a tutti i partecipanti, compresi i festeggiati, di portare cinque pesos per coprire le spese del rinfresco.
Tre giorni dopo, Diego si diede febbrilmente a decorare i centoventiquattro muri del Segretariato.
Negli ultimi mesi, Rivera aveva modificato il progetto iniziale per la decorazione di cui aveva parlato Vasconcelos. Nella sua mente aveva preso forma una nuova idea. Mentre il suo biografo B. Wolfe suggerisce che "La Creazione" era stata una falsa partenza, ma che i suoi grandi nudi violentemente messicani gli avevano indicato la via da seguire, Jean Charlot attribuisce l'evoluzione di Diego all'influenza esercitata su di lui dai giovani pittori che avevano lavorato nella Preparatoria: la Vergine dai colori audaci di Revueltas, i pellegrini di Chalma di Leal e i cavalieri corazzati simili ad automi dello stesso Charlot.
Per questo motivo o per l'altro, o forse per entrambi, Rivera non solo messicanizz completamente i suoi temi, come gi aveva indicato nel piano di lavoro esposto a Vasconcelos nel giugno dell'anno precedente, ma, seguendo la linea del manifesto del sindacato, li politicizz.
Mentre lasciava che i suoi compagni Charlot e Amado lavorassero in quello che chiam "Patio delle feste", dove si sarebbero concentrati il folclore popolare, il colore e i paesaggi umani messicani, lui si immerse nel "Patio del lavoro". Con l'aiuto di Xavier Guerrero, sfruttando tutte le ore di luce fino a trovarsi completamente esausto, Rivera cominci a portare sui muri storie di operai e di contadini, di lotte e di fatiche, dando inizio, consapevole e ossessionato, febbrile e ansioso, a una delle storie immortali del Messico, a una delle narrative parallele alla storia ufficiale, nella quale molti anni dopo noi messicani continuiamo a riconoscerci.
Qui lo incontra il comunista Bertram Wolfe, brillante giornalista statunitense appena arrivato in Messico, che lavorava come insegnante di inglese per il Segretariato dell'educazione. Da questo primo incontro nasce il seguente ritratto: "Un uomo con la faccia da rana, enorme, geniale, dai movimenti lenti, vestito con una tuta logora per l'uso, un enorme cappello Stetson, un cinturone ben fornito di cartucce, una gran pistola al fianco e grosse scarpe macchiate di vernice e di gesso. Tutto in lui sembrava pesante, lento, rozzo, eccetto l'intelligenza vivace e brillante, i sensi vigili e pronti, le mani minute e grassottelle, sensibili, agili, inaspettatamente piccole per quell'uomo monumentale, che finivano, nonostante la loro grassezza, in dita quasi affusolate".
Nei primi giorni di aprile, Diego si concesse una pausa nel suo lavoro e assist come delegato del sindacato dei pittori al secondo congresso del P.C.M. In quell'occasione il partito tent di riorganizzare le poche forze rimaste e ricostitu il proprio comitato esecutivo nazionale includendo Diego Rivera nella squadra diretta da Manuel Daz Ramrez e Rosendo Gmez Lorenzo. Senza dubbio su questa decisione influ il fatto che per la prima volta nella sua storia, grazie al sindacato dei pittori, il P.C.M. aveva una certa eco fra gli intellettuali.
Dopo questa breve pausa, Rivera torn ai suoi muri. In rapida successione dipinse un mural su una fabbrica tessile, entr nel mondo dei minatori, narr graficamente l'interno di una fonderia dove il ritmo del lavoro  scandito da un rozzo balletto, si rec nei campi a raccontare il taglio della canna da zucchero e alla fine, nell'affresco "Uscita dalla miniera", in cui si vede un minatore perquisito dai "capataz", per rendere pi esplicito il messaggio, scrisse alcuni versi di una poesia dell'amico Carlos Gutirrez Cruz che dicevano:

"Compagno minatore,
piegato in due dal peso della terra la tua mano sbaglia
quando estrae metallo per il denaro. Fa' dei pugnali
con tutti i metalli, cos
vedrai che i metalli poi sono per te".

Uno dei ministri del governo, Pani, si lament con il presidente Obregn, e questi con Vasconcelos. La stampa, sempre attenta alle provocazioni del muralismo e improvvisamente ostile, attacc Diego.
Vasconcelos fece pressioni su Rivera perch cancellasse la poesia. I membri del sindacato si riunirono immediatamente e scoppiarono accalorate discussioni. Alla fine si decise di cedere, ma solo in questo caso, sia chiaro!, salvando i murales a spese dei versi, e Rivera acconsent. In compenso dipinse una nuova scena, "L'abbraccio", dove un operaio e un contadino si stringono reciprocamente, e vi scrisse altri versi, meno espliciti, di Gutirrez Cruz. Le proteste tornarono a farsi sentire, ma Rivera non cedette. I mezzi di comunicazione neppure.
La campagna stampa imperversava e nel giugno 1923 raggiunse il culmine. "El Heraldo" accus Vasconcelos di dilapidare ingenti somme, parl di "cifre favolose, pingui guadagni, grande spreco". Due giorni dopo il sindacato rispose con un manifesto in cui invitava a rendere pubblici i contratti, per dimostrare che i muralisti guadagnavano quanto un decoratore, e in cui definiva i propri detrattori "ritardatari ignoranti" e "falliti invidiosi degli artisti che lavorano in armonia con la sensibilit del popolo".
Ma la cosa non si ferm l: la stampa stava creando un'atmosfera ostile al nascente muralismo messicano, la battaglia politica si trasformava in battaglia estetica. Ma non si trattava della stessa cosa? Nel Teatro Lirico, un teatro di variet e commedia i comici cantavano:

"Le ragazze della Lerdo
fanno il bagno con l'annaffiatoio
pur di non sembrare
le scimmie di Diego Rivera".

"El Universal" dichiarava: "Le ragazze di alcuni ministeri scrivono a macchina vestite alla Tutankhamon, sfoggiando alla gamba, attraverso lo spacco laterale della gonna, una giarrettiera o una nuova decorazione fra l'egizio e il moderno, come se fosse un affresco di Charlot o di Rivera".
"El Demcrata" aggiungeva, a proposito dei murales: "La maggioranza li ritiene uno scherzo di cattivo gusto o il frutto di un'aberrazione estetica".
Pur infischiandosene del dibattito artistico, perch consideravano i loro detrattori degli analfabeti in campo pittorico, i muralisti erano inquieti per la campagna sullo "spreco" di cui erano bersaglio i loro muri. Bertram Wolfe prese le difese di Rivera su "The Nation" affermando: "Mentre Manuel Lourdes, un pittore borghese, prende ottomila pesos per un ritratto di Horacio Casass, Diego guadagna dodici pesos al giorno lavorando dalle dodici alle quattordici ore".
E Rivera, per riportare la polemica nella giusta prospettiva, dichiar magnanimo, confrontando il suo salario con quello di un operaio: "Lavora pi duro di me. A lui non piace il suo lavoro. Io amo il mio. Dovrebbe essere pagato meglio di me".

7. Marijuana.

Un giorno Rivera, nel corso di una delle numerose assemblee convocate dal sindacato, lanci la seguente arrischiata ipotesi: L'eccezionalit della creazione artistica preispanica  dovuta al fatto che avveniva sotto l'influsso della Cannabis indica, la marijuana.
L'assunto venne discusso e accolto all'unanimit, e anche il contorto Orozco concesse la sua adesione osservando: Per principio, ogni proposta di quel vanesio di Rivera dovrebbe essere respinta, ma stavolta, come succede con la conversione a una religione che garantisce il paradiso in caso di confessione prima della morte, aderisco all'esperienza perch non si sa mai.
Rivera trov un tipo, chiamato enigmaticamente Chema, che doveva introdurli in materia. Nel corso della prima seduta, il personaggio dichiar:
Qui, dentro questa valigia, c' arte, c' scienza, c' politica, c' tutto ci di cui abbiamo bisogno non solo perch voi facciate quest'arte gigantesca che volete creare, ma per la salvezza della nostra patria.
L'esperimento dur vari giorni, finch Siqueiros e il suo aiutante Reyes Prez esagerarono con il fumo, caddero da un'impalcatura alta sette metri e per poco non restarono fulminati.
Alla fine i membri del sindacato arrivarono alla conclusione che loro erano gi cos, al naturale, fumatori di marijuana e che il consumo di droga non li rendeva pi intelligenti ma pi lenti, e decisero cos di abbandonare l'esperimento.

8. Orozco dipinge, Rivera litiga e scoppia una ribellione.

Alla fine l'insistenza del sindacato ebbe il suo effetto su Vasconcelos e Jos Clemente Orozco fu messo sotto contratto per dipingere nella Preparatoria. Il 7 luglio, dopo un paio di mesi di progettazione, cominci a lavorare all'affresco "I doni della natura umana".
All'inizio Orozco, come i suoi compagni, si dibatteva tra una ricerca formale, il cui classicismo arrivava fino al Rinascimento ("Maternit"), e i demoni che aveva dentro e che a poco a poco lasci liberi (come in "Padre eterno", un mural in bozzetto dominato da un dio sciocco, autoritario e capriccioso con dei diavoletti sulla destra che martirizzano il popolo e una borghesia che  un misto di oligarchi e bambini pettegoli); ma la cosa essenziale, determinante, era imparare a trasformare il muro in narrativa, nel caso di Orozco con un certo tremendismo talvolta smorzato dalle sue doti di caricaturista.
Il suo lavoro fu ben presto attaccato dalla stampa ostile e un giovane poeta alquanto lezioso, Salvador Novo, defin le sue figure "repellenti". In seguito Orozco gliela avrebbe fatta pagare con una crudele caricatura che allude all'omosessualit di Novo e di alcuni membri del suo gruppo di giovani intellettuali, mostrando personaggi che incontrandosi si toccano a vicenda le natiche fasciate da aderenti pantaloni femminili.
Orozco, al di l delle critiche e confrontandosi piuttosto con i suoi demoni personali, port avanti un progetto in cui collocava la figura di una madonna italianizzante tra le immagini di corpi deformati e aggressivi, ma tematicamente si mantenne al di qua della linea d'ombra che caratterizza tutta l'opera iniziale dei muralisti: "Cristo distrugge la sua croce", "Maternit" e "Uomo che uccide un gorilla" furono i suoi primi lavori, appassionanti, dotati di una strana capacit narrativa, colmi di inquietanti allegorie. Orozco e i suoi murales, in angoli bui e un po' tetri della scuola tenevano a distanza Vasconcelos, che ricorda: "Nell'edificio principale della Preparatoria mi presentavo raramente: ogni volta che mi affacciavo a osservare i suoi affreschi, Orozco mi guardava storto".
Anche Siqueiros, che dipingeva in un altro punto della scuola (il patio piccolo), elaborava le stesse tematiche, e dal suo pennello scaturiva la forza delle figure alate che si staccano dal soffitto, e proposte strane, di un'enorme potenza e bellezza.
Senza dubbio lo scontro fra il governo e Rivera a causa dei versi di Gutirrez Cruz citati in "Uscita dalla miniera" port i due pittori a riflettere, perch sulle pareti realizzate da Siqueiros e Orozco comparve una nuova tematica. Il primo cre "La rivoluzione scatenata", e verso gli ultimi mesi del 1923 avrebbe dipinto "La sepoltura del minatore", sul cui feretro appaiono chiaramente incisi una falce e un martello. In quello stesso periodo Orozco avrebbe iniziato a lavorare alla "Trinit rivoluzionaria".
Sembrava che il sindacato nel suo insieme cercasse di inasprire, sul piano sociale e politico, i temi narrati sulle pareti in una maniera esplicita, mentre gli stili si consolidavano. Gl attacchi univano i creatori. Ma nel giugno del 1923 si verific la prima spaccatura.
Mentre Diego terminava il "Patio del lavoro" nel Segretariato dell'educazione pubblica, Charlot e Amado de la Cueva avevano ultimato cinque murales nel "Patio delle feste". Rivera si rivolse allora al lavoro dei suoi compagni, deciso a prenderlo in mano. In teoria i due pittori avrebbero dovuto aver gi finito ventiquattro murales e Vasconcelos, pressato dall'opinione pubblica, metteva loro fretta. Forse per questo, oppure perch si sentiva responsabile dell'opera nell'insieme e voleva intervenire nella sua realizzazione, di cui non era molto soddisfatto, Diego fin per scontrarsi con Charlot e con Amado e decise di proseguire lui il lavoro con l'aiuto di Guerrero, e addirittura di cancellare uno dei tre pannelli realizzati da Charlot. Siqueiros, come segretario generale del sindacato, intervenne appoggiato da Fermn Revueltas e Diego acconsent a riammettere i due pittori, ma in posizione subordinata. Con rapporti cos compromessi, la rottura non tard a verificarsi e il 10 agosto Charlot abbandon il Segretariato e and a lavorare nella Preparatoria come aiutante di Siqueiros; due mesi dopo, il 16 ottobre, Amado de la Cueva rinunci e part per Guadalajara.
Anche nella Scuola preparatoria le cose non sarebbero andate meglio fra i pittori: Revueltas non aveva un lavoro proprio e si limitava ad aiutare alcuni degli altri muralisti, Fernando Leal aveva litigato con Charlot e Siqueiros per un insieme di invidie, disaccordi politici (senza dubbio Leal era il pi conservatore del gruppo) e attriti personali, e Orozco non voleva sapere nulla di nessuno e dipingeva da solo.
Ma un fatto esterno venne a ristabilire l'unit del sindacato collocandolo in una posizione di primo piano nella politica della sinistra e in particolare del Partito comunista.
Nel corso del 1923 il partito si era mosso come una nave alla deriva cercando uno spazio proprio all'interno del movimento popolare. Assediato dai cromisti a destra e dagli anarcosindacalisti della C.G.T. a sinistra, era completamente separato dal movimento operaio. Le sue esperienze nello sciopero degli inquilini del 1922 si erano risolte in una sconfitta. Ora aveva deciso di abbandonare l'astensionismo e di promuovere la partecipazione elettorale, ma non aveva le forze per incrementarla, e a stento si intravedeva all'orizzonte il lavoro all'interno del movimento contadino iniziato dalle sezioni locali di Morelia e di Veracruz. In luglio si era riorganizzato il comitato esecutivo nazionale e Rivera era rimasto formalmente al suo interno, pur non assistendo alle riunioni. Ma a dicembre una parte dei generali della fazione rivoluzionaria trionfante imbracci le armi contro il presidente Alvaro Obregn, che voleva imporre Plutarco Elas Calles come suo successore. La rivolta apr un varco in cui i comunisti tentarono di inserirsi.
Il 7 dicembre il sindacato dei pittori si espresse contro la ribellione definendola fascista, e il 9 pubblic un manifesto contro il pronunciamento. I pi impegnati del gruppo, Revueltas, Siqueiros, Rivera e Guerrero, si recarono sui fronti di combattimento, anche se non presero parte agli scontri (Siqueiros and a Puebla e Diego a Guanajuato).
La posizione assunta qualche giorno dopo dal partito, dietro pressione di B. Wolfe, era stata incoraggiata dal sindacato dei pittori e appariva molto superficiale. In effetti fra i ribelli si trovavano alcuni dei generali pi reazionari, che a lungo si erano scontrati con il movimento operaio e con l'agrarismo, ma lo stesso tipo di personaggi si ritrovava anche fra le forze governative. Con il dichiararsi contrari alla ribellione delahuertista (cos chiamata perch il candidato degli insorti era Adolfo de la Huerta) si passava a una solidariet acritica nei confronti della coalizione di governo. Un anno dopo, la relazione del terzo congresso del P.C.M. accusava il comitato nazionale, e in particolare Daz, Ramrez e Rivera, pur senza farne i nomi, di aver portato il partito a "un callismo non meno rozzo e anticomunista".
La rivolta, sfociata in una disfatta militare degli insorti, ebbe un epilogo che si rivel molto pericoloso per i pittori. In seguito all'assassinio da parte della CROM del senatore dell'opposizione Field Jurado, Vasconcelos present le sue dimissioni. Anche se Obregn non le accett, spiegando che il governo non approvava l'assassinio, la posizione di Vasconcelos ne fu indebolita, cosa di cui approfittarono gli studenti conservatori della Scuola preparatoria, nemici giurati dei muralisti, per perseguitare i pittori. Nel gennaio e nel febbraio 1924 gli scontri si moltiplicarono e le ostilit furono rivolte principalmente contro Orozco e Siqueiros. Insulti, attacchi sulla stampa e addirittura aggressioni, critiche velate di funzionari, disprezzo, denigrazione. In marzo, Rivera dovette intervenire pubblicamente in difesa di Orozco e dichiar una grande verit: "Jos Clemente non  un pittore nato per incontrare il gusto dei burocrati".

9. Immagini: guerre estetiche.

Siqueiros racconta: "La situazione si aggrav a tal punto che noi pittori dovemmo difenderci con le armi dalle pallottole che spesso ci arrivavano dagli studenti, senza alcun dubbio dirette pi contro le nostre opere che contro di noi [...] Facevano un gran fracasso battendo incessantemente sulle barriere di legno che avevamo collocato per proteggere le opere cui stavamo lavorando [...] Lo scontro pi grave con gli studenti si verific in questo modo: cominciarono gli allievi della Scuola preparatoria stuzzicando chi gi allora era il pi suscettibile, cio me, e le loro provocazioni consistevano nel lanciare contro il dipinto con delle cerbottane [...] una serie ininterrotta di palline di carta masticata. Poi, visto che rispondevo con l'ottima mira appresa in famiglia, qualcuno di loro port una pistola di piccolo calibro [...] al che io ribattei facendo un frastuono tremendo con la mia quarantaquattro. Allora quelli, in formazione chiusa, si avvicinarono per strapparmi l'arma giustiziera. Fortunatamente le detonazioni di quella specie di archibugio giunsero fino al primo patio e tutti i nuovi muralisti vennero rapidamente in mio aiuto. Noi, assieme ai nostri aiutanti, eravamo quasi una trentina [...] Fino a quel momento tanto i nostri spari che quelli degli studenti avevano pi un obiettivo psicologico che un bersaglio concreto, ma poi le cose ebbero una svolta estremamente pericolosa. Uno dei nostri proiettili, rimbalzando, fer al volto uno studente e la maggior parte dei giovani credette che fosse stato colpito di proposito, cos quando vedevano spuntare le nostre teste cominciarono a prenderle di mira. La confusione cresceva sempre pi, arrivando fino all'edificio che un tempo ospitava la facolt di Legge, ora occupata da un battaglione di soldati indio di Sonora. Credo che qualcuno dei nostri andasse fin l per spiegare ai militari lo scopo della nostra pittura 'strettamente legata alla rivoluzione' e quindi a loro, che ne erano gli artefici. I soldati capirono perfettamente il discorso del nostro furtivo agitatore e vennero a ristabilire l'ordine con grande energia. Poi rimasero a guardare quello che avevano difeso, e credo che non fossero molto sicuri di aver agito opportunamente".

10. El Machete: "per umiliare la superbia dei ricchi empi".

La ribellione delahuertista lasci il P.C.M. pi debole che mai. A Veracruz i ribelli, guidati dal generale Snchez al servizio dei latifondisti, uccisero vari militanti del partito. A Michoacn, gli agraristi del P.C.M. si ritrovarono in mezzo alle due fazioni, che a livello locale scesero a patti con i cacicchi e con le guardie bianche. L'appoggio al governo di Obregn, anche se condizionato in seconda istanza dal manifesto "Verso un governo operaio e contadino", era stato sconfessato dagli ambienti apolitici del radicalismo sindacale, e il comitato nazionale aveva fallito nel tentativo di tenere unite le organizzazioni locali. Quando si arriv al mese di marzo del 1924, il partito era formato da "non pi di un centinaio di persone in tutto il paese".
Paradossalmente, la risposta dei pittori alla rivolta li aveva rafforzati dal punto di vista politico e la loro posizione, sbagliata ma coerente, era l'unica ben definita fra le tendenze della direzione nazionale del P.C.M. Questo indubbiamente influ sulla decisione del sindacato di creare un giornale, in un momento in cui la stampa del partito era praticamente scomparsa nel paese (il suo ultimo organo d'informazione il "Frente Unico de Veracruz", aveva cessato le pubblicazioni nel giugno 1923).
"El Machete", diretto collettivamente da Rivera, Siqueiros e Xavier Guerrero, usc nella prima quindicina di marzo del 1924. Era stato sovvenzionato dal sindacato, fondamentalmente da Diego che era quello che guadagnava di pi. Graciela Amador, moglie di Siqueiros e tesoriera del gruppo, aveva composto un verso per i finanziatori: "Chi vuole rosso, paghi il costo". Era sua anche la versione finale della quartina che il quotidiano sfoggiava nella testata e che giustificava il suo titolo (una brillante nazionalizzazione dei regolamentari falce e martello): "Il machete serve a tagliare la canna, ad aprire sentieri nelle cupe selve, a decapitare serpenti, a stroncare ogni zizzania e a umiliare la superbia dei ricchi empi".
Nell'editoriale, firmato da Xavier Guerrero, si attaccavano con pari fervore gli intellettuali europeizzanti e reazionari, la borghesia nazionale e l'imperialismo. Il giornale mostrava molto chiaramente la volont di combinare la divulgazione ideologica, le opinioni del sindacato dei pittori e la diffusione del lavoro del P.C.M. e del suo programma.
Curiosamente il primo numero aveva pochissime illustrazioni (fra cui quella della testata, opera di Guerrero) e ancora non vi comparivano i lavori grafici che avrebbero reso famoso il giornale. Oltre alle persone gi citate, facevano parte del gruppo dei collaboratori Bertram Wolfe, allora membro della direzione del partito a Citt del Messico, l'accademico marxista Alfonso Goldschmidt, il giornalista originario delle Canarie e dirigente del comitato esecutivo nazionale del P.C.M. Rosendo Gmez Lorenzo, e il giovane cronista Jorge Pi Sandoval.
Rivera non realizz alcun disegno per "El Machete", ma nei primi tre numeri scrisse immancabilmente il suo articolo, come fecero anche Siqueiros e Guerrero. La parte grafica, nelle prime dieci uscite del quindicinale, rimase affidata a Guerrero, coadiuvato da Siqueiros.
Nonostante la continuit della pubblicazione e il miglioramento della qualit grafica, i numeri di marzo, aprile e maggio mostrarono chiaramente la loro debolezza, l'allontanamento del Sindacato dei pittori e dei suoi promotori dalle lotte operaie e contadine, a cui si suppliva con una gran quantit di editoriali e materiali teorici del P.C.M., nella stragrande maggioranza dovuti alla penna di Wolfe, di Goldschmidt e di Rafael Malln.

11. Immagini: lavoro completo.

Racconta Xavier Guerrero: "Scrivevamo gli articoli, disegnavamo le illustrazioni, incidevamo il legno, stampavamo e piegavamo il giornale, lo consegnavamo e pagavamo le spese. Il governo era contro di noi e lavoravamo in segreto. Alle quattro del mattino le luci nelle strade si spegnevano e restava un po' di tempo prima dell'alba. Allora io e Siqueiros entravamo in azione, carichi di fogli, pennelli e con un barattolo di colla. Nell'oscurit ci affrettavamo ad attaccare "El Machete" sui muri, in punti strategici, per poi sparire prima di giorno.
"Tutti fummo colpiti a causa del giornale. A Siqueiros sospesero il salario al Segretariato per un disegno molto forte contro l'imperialismo che era opera mia, e io fui licenziato dal mio posto al ministero dell'Agricoltura per un disegno di Orozco contro il presidente Obregn...".

12. Pressioni contro i macheteros. Offensiva finale contro i murales.

Nell'aprile 1924, il P.C.M. incaric Diego Rivera di incontrare il candidato Plutarco Elas Calles e di offrirgli l'appoggio condizionato del partito. Rivera, che credeva possibile un'alleanza con il gruppo al potere, port a termine la missione. Ma la sua posizione all'interno del P.C.M. si stava indebolendo a fronte di una proposta pi radicale, e nel corso del convegno del 25 aprile perse il suo posto nel comitato esecutivo nazionale, insieme a Daz Ramrez.
Nel frattempo i pittori del gruppo di "El Machete" ricevevano pressioni e minacce dal governo, tramite Vasconcelos, a causa della loro collaborazione al quindicinale. E in giugno gli studenti conservatori della Preparatoria, nemici giurati dei muralisti, passarono all'offensiva assieme alla stampa.
Tutto inizi con la campagna dell'"Heraldo" contro i murales di Diego, di nuovo col pretesto degli esorbitanti guadagni dei pittori. Il 22 giugno il sindacato rispose spiegando che il muralista pi pagato guadagnava quanto un artigiano che dipinge a metro quadro. Il pubblico poteva controllare prendendo visione dei contratti.
Nonostante le pressioni, il 23 giugno Vasconcelos ampli il contratto di Diego incaricandolo di dipingere la scala della SEP a sei pesos per metro quadrato.
Il giorno successivo, il 24 giugno, gli studenti si accanirono contro gli affreschi di Orozco e di Siqueiros nella Preparatoria. Coltellate, sassate, colpi di bastone, graffi...
L'affresco di Orozco "Il ricco distrugge la faccia del povero" and completamente distrutto, cos come "Monarchia e democrazia" di Siqueiros. I pittori furono cacciati in strada. Il 25 giugno, al culmine di uno sciopero degli studenti e su loro richiesta, Vasconcelos acconsent a sospendere i lavori nella scuola.
Il 2 luglio, il sindacato reag duramente avvertendo studenti e professori reazionari che la risposta sarebbe stata del tipo "occhio per occhio, dente per dente".
Il giorno dopo, Vasconcelos present definitivamente le sue dimissioni: iniziava la campagna per il governatorato di Oaxaca. Il 4 luglio i pittori lo ringraziarono per l'appoggio, visto che aveva permesso loro di lavorare "nonostante gli idioti da cui  circondato" e si riunirono in assemblea. Una parte del sindacato propose di rispondere alle aggressioni boicottando i murales della SEP, cui in quel momento stava lavorando Diego con l'aiuto di Guerrero. Rivera si dichiar contrario. Finch era possibile bisognava continuare a dipingere. Il sindacato vot per il boicottaggio. Rivera si rifiut di obbedire e fu espulso.
Le mutilazioni proseguirono riducendo alcuni murales a miseri resti e il sindacato, impotente, protest per mezzo di volantini.
Nel frattempo Bernardo Gastlum era diventato responsabile della SEP e il 15 luglio licenzi Siqueiros e Orozco.
Rivera rese pubblico il proprio allontanamento spiegando di essere contrario al cosiddetto boicottaggio proposto dal sindacato. Ma la sua presa di posizione fu inutile. Il 23 luglio 1924 il decreto presidenziale numero 1200, su richiesta del segretario dell'Educazione, rescindeva tutti i contratti che Diego aveva in corso con la SEP e annullava anche quelli in base ai quali in seguito avrebbe dovuto creare altri murales nello Stadio nazionale e nella scuola Gabriela Mistral.
Rivera continu a dipingere, sebbene gli stipendi fossero sospesi, e in quei giorni realizz l'affresco "Affilando il machete", dove un indigeno accoccolato compie questo gesto, accompagnato da alcuni versi del giornale. Si poteva morire, ma i muralisti intendevano morire ai piedi dell'impalcatura.
Con Rivera fuori dal gruppo e i membri del sindacato licenziati, fu Graciela Amador a occuparsi dell'amministrazione del giornale. Gmez Lorenzo sostitu Diego nella direzione collettiva e Orozco cominci a collaborare con una serie di violentissimi disegni, espressione della sana furia che provava contro lo stato messicano...
Nell'edizione straordinaria del 10 agosto, i muralisti disoccupati dichiaravano per bocca del loro segretario generale David Alfaro Siqueiros: "Nessuno pu ignorare la forza della grafica satirica o semplicemente delle arti plastiche come arma sociale. I membri del Sindacato dei pittori e degli scultori che come me sono stati cacciati dai reazionari infiltratisi nella pubblica amministrazione, e quelli che i loro intrighi gesuitici continueranno a cacciar via, collaboreranno con 'El Machete'. Sostituiremo i muri degli edifici pubblici con le colonne di questo giornale rivoluzionario".
Il 3 settembre 1924, uno dei murales di Diego alla SEP fu deturpato da mano ignota e il sindacato protest, dichiarando pubblicamente che Rivera aveva abbandonato l'organizzazione gi nel mese di luglio.
Restava solo la possibilit che Calles, una volta preso il potere il primo dicembre, rivedesse l'atteggiamento di Gastlum e dell'amministrazione di Obregn. Nel frattempo, il 16 settembre, Guerrero e Siqueiros entrarono a far parte del Comitato esecutivo nazionale del P.C.M. per cooptazione, e il giornale divenne l'asse della politica del partito includendo sempre maggiori informazioni sulle lotte popolari, sindacali e agrarie.

13. Epilogo del sindacato.

L'esperienza muralista si trovava ormai alla fine della sua prima fase. Quando il 24 novembre Edward Weston scatt a Rivera la foto che questi in seguito avrebbe usato per il suo autoritratto, si scorgeva nel volto e nell'atteggiamento del pittore una tremenda stanchezza, un'assoluta disperazione riguardo alle sorti della sua opera nelle mani dei futuri funzionari. Vi erano voci insistenti secondo le quali i dipinti sarebbero stati cancellati. Molti burocrati che avrebbero fatto parte dell'quipe di Calles vantavano davanti a chiunque volesse ascoltarli che la prima misura di Puig Casauranc, futuro ministro dell'Educazione, sarebbe stata "cancellare quelle orribili scimmie di Rivera". Non fu di consolazione che uno dei primi atti di Calles fosse condonare per decreto presidenziale a Siqueiros i 101 pesos e 29 centesimi che questi aveva ricevuto come anticipo per i murales della Preparatoria.
La politica iniziale del nuovo ministro dell'Educazione traspare in modo evidente dal contenuto del colloquio che questi ebbe con Mximo Pacheco, il pi giovane dei muralisti, al quale chiese di creare un affresco in cui si vedessero un bambino ricco e uno povero che andavano a scuola tenendosi per mano.
Rivera si rec a dipingere a Chapingo e chiese, durante il terzo congresso del P.C.M., di poter uscire dal partito ed essere considerato un semplice simpatizzante, cosa che gli fu concessa un mese dopo; Siqueiros fin nello stato di Jalisco a dipingere e a organizzare sindacati di minatori; Guerrero rimase nella direzione del P.C.M. e cre decine di incisioni per "El Machete"; Orozco visse disegnando illustrazioni per libri e Revueltas si ritir in provincia.
Nell'aprile 1925, quando il P.C.M. si riun nel suo terzo congresso, fu messa agli atti la scomparsa del Sindacato dei pittori e degli scultori.
L'esperienza era durata trentadue mesi. Centinaia di metri di muri, che avrebbero destato meraviglia in tutto il mondo, restavano come traccia, eco, proposta, magia, dimostrazione di talento e descrizione di quanto vi era di meglio in Messico.
Poco tempo dopo, Orozco torn nella Preparatoria e sostitu i murales danneggiati con altri dalla tematica e dall'espressione grafica pi radicale ("La trincea", dipinta nel 1926,  forse l'affresco pi brutale e potente della sua opera: sullo sfondo di masse che assomigliano vagamente a rovine industriali ha luogo una singolare crocifissione, in cui tre indios senza volto, scalzi e a torso nudo vengono immolati), mentre Rivera rientr nei cortili della SEP per concludere il suo lavoro. Ma questo fa parte di un'altra storia.
Fa parte di un'altra storia anche il fatto che nel 1965 il sottoscritto, sedicenne, arriv nella Scuola nazionale preparatoria per frequentare il liceo, per innamorarsi, per organizzare il suo primo gruppo politico clandestino, per giocare a scacchi, per leggere un libro al giorno, per studiare storia e matematica, e per passeggiare fra quei murales. Io e gli studenti della mia generazione eravamo profondamente felici e orgogliosi che ci fosse concesso di studiare in mezzo a quella visione del paese, tra echi di parole fuori moda come "patria", "passione", "orgoglio". Ancora oggi, dal pi profondo della mia anima di ateo, sono grato a Diego, Orozco, Revueltas, Siqueiros, Charlot, Guerrero, Pacheco e Leal, per essere cresciuto fra quelle mura.
E spesso vi ho fatto ritorno.
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4.
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LARISA, LE STORIE CHE RACCONTI, LE STORIE CHE MI PIACEREBBE RACCONTARE.
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"Guardati attorno, quale di noi non era fatto di squame e di riserve nebulose?"
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BORIS PASTERNAK (da una poesia dedicata a Larisa).
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"Non  nostro proposito, assolutamente, negare l'importanza che il fattore personale riveste nella meccanica del processo storico, n l'influenza del caso sul fattore personale".
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LEV TROCKIJ.
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1.
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La versione che mi piacerebbe scrivere  che essendo figlia di un professore, di un accademico socialdemocratico, la bambina nacque un primo maggio, impedendo ai suoi genitori di assistere alle manifestazioni di piazza che finirono in cariche di cavalleria dei cosacchi contro gli operai. Accadde a Lublino, nella Polonia russa, nel 1892. Ma all'epoca il professore Michail Reisner, insegnante all'Accademia di Agricoltura di Pulawy, avvocato di origine baltico-tedesca, non era socialdemocratico, ma civilmente conservatore, e perci monarchico.
Mi sarebbe piaciuto scrivere che la bambina crebbe in esilio, tra valigie e bauli, cambiamenti geografici e interminabili riunioni notturne con caff, t e fumo, e che fu educata in scuole sempre diverse, fra appassionate discussioni che consumavano il fine secolo in cui tutto sarebbe dovuto cambiare; ma la versione pi aderente alla realt  che gli spostamenti, che effettivamente ci furono, e numerosi, e portarono la bambina in giro per la Germania e la Francia, rispondevano a viaggi di affari del padre.
In quale momento il professor Reisner fu illuminato? Quando abbandon la sua fede monarchica per diventare repubblicano? Quando divenne, da conservatore, socialista?
Comunque fosse, nella vita della bambina entrarono i nonni rossi di tutta quella generazione di socialisti convinti che il ventesimo secolo sarebbe stato il secolo dell'illuminazione e del progresso. E conobbe nonno Bebel, che era stato amico di Marx e di Karl Liebknecht, e contempl il fine secolo in mezzo a canti proletari, luci di bengala, ardenti inviti a mettere sottosopra il mondo, del genere ora nulla e poi tutto, e anche canti di Natale e fette di torta, fra lo zoo di Berlino e l'Universit di Heidelberg, mentre studiava tra figli di operai a Zehlendorf.
Questa nuova vita piena di riunioni notturne, viaggi, sussurri, appassionate cospirazioni, la port con i suoi genitori a Parigi e Larisa scopr i trecentoventi meravigliosi metri di quel portentoso gioco per adulti, di quell'omaggio all'acciaio e a noi che l'osserviamo, che  la torre Eiffel.
E poi di nuovo in Russia, che era una realt pi vasta dei sogni dell'esiliato: si parlava di governo costituzionale, veniva con prepotenza alla luce il movimento, soffiavano buoni venti e nascevano lo sciopero generale e la parola soviet; era insomma l'inizio del breve intervallo rivoluzionario del 1905.
Mi sarebbe piaciuto raccontare che Larisa, prima ancora di imparare a leggere, trasport materiale di propaganda fra i lenzuolini e le coperte della sua carrozzina, che apr per errore la posta diretta al padre e vi trov lettere che raccontavano dell'ascesa rivoluzionaria di un certo N. Lenin, e che sent parlare di Marx come del "vecchio Karl" quando ancora non si era innamorata per la prima volta. Queste ultime cose sono vere, le lettere di Lenin vi furono realmente e anni dopo furono esibite con orgoglio dalla famiglia, mentre la prima storia, quella del materiale di propaganda nella carrozzina,  difficilmente verificabile; la rivoluzione del 1905 coglie Larisa tredicenne nel momento in cui i suoi genitori abbandonano l'esilio e tornano a San Pietroburgo.
Il professor Reisner entra nell'Universit, avvocato e marxista in un ambiente, nel migliore dei casi, di liberali compiacenti. E comincia a circolare la voce che ha lavorato per i servizi segreti zaristi. Alcuni intellettuali di sinistra, come Plechanov e Burtsev, le danno credito. Improvvisamente la cerchia di conoscenti si dissolve, gli amici scompaiono, il professor Reisner cammina nel corridoio con lo sguardo smarrito. Ha qualche fondamento la calunnia? Come si combatte un nemico che nasce fra gli amici e non ha volto? Chi pu dimostrare che  falso ci che non  mai stato vero? Negare con enfasi non equivale a risvegliare altri sospetti?
Il mondo della cospirazione politica ha una chiave di lettura paranoica. Nella Russia zarista si sopravvive solo diffidando, e nonostante questo i provocatori e le spie riescono a infiltrarsi, ad ascendere nell'organizzazione, all'improvviso vendono intere cellule, mettono in carcere e sotto tortura il loro migliore amico; ma allora  necessaria la paranoia? La potenza del veleno  terribile. Un socialista ha come strumenti soltanto il suo onore, il suo prestigio, le sue idee.
Anni dopo Karl Radek dir: "L'amarezza e la disperazione invadono la casa". Il professore si allontana dalla politica. Larisa capisce la gravit di quanto sta accadendo, anche se non sa spiegarselo; risente della mancanza di calore in casa, dei silenzi che vi regnano, dell'allontanamento degli amici, della profonda tristezza del padre.
Il compagno degli ultimi giorni della sua vita racconter che la frequenza della scuola secondaria fu per lei "una vera agonia". Che cosa passa per la testa di questa ragazza particolarmente sensibile e irritabile? Dov' il diario di quell'adolescente che sembrava aver gi imparato che scrivere era la vita? Che si scrive non solo per raccontare, ma per capire, che raccontare significava in qualche modo correggere l'ingiustizia esterna, aggiustare i conti, purificare.
Nel 1913, a diciassette anni, Larisa scrive un'opera teatrale piena di dissertazioni, o una dissertazione che tentava di mascherarsi da teatro, intitolata "Atlantide" e definita da quelli che la lessero "una metafora sociale", nella quale, spiega Radek, un uomo offre la sua vita per salvare l'umanit.
Mi piacerebbe raccontare che in una vita cos le carte si perdono con assoluta frequenza e mancanza di rispetto, e che questo accadde anche al manoscritto di "Atlantide", ma che la ragazza non pianse la sua prima opera, perch non si piangono gli esperimenti e perch la vita  lunga e ci dar tanto da scrivere e ci saranno fogli e fogli scritti con un pennino sottile e una grafia nervosa, perch la tensione deve passare alla carta e poi Atlantide, quel continente perduto inventato per gioco da Platone, non esiste, anche se gli archeologi e i bibliotecari potrebbero smentirmi. L'opera fu pubblicata nel 1913 da Shipovik e chi ha pazienza e amici in Russia pu rintracciarla.
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2.
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Nel 1914 scoppia la guerra e pu consumarsi tutto nell'olocausto, anche la buona volont della socialdemocrazia, la volont di un cambiamento evolutivo. La guerra , in pi sensi, la morte, il ritorno o il dominio della barbarie, gi inclusa nello zarismo.
Suo padre esce dall'ostracismo della calunnia,  troppo grande l'impegno morale per darsi all'astensione. E si allinea con la sinistra socialdemocratica, con quelli che non hanno ceduto al patriottismo bellico, con quelli convinti che la guerra imperiale non abbia altro dio che il potere, i mercati, il controllo del mondo.
E Larisa Michailova si mette all'opera con ardore. Assieme a suo padre fonda e pubblica una rivista, chiamata "Rudin", che esprime le posizioni del socialismo antibellicista. Per poterla realizzare, la famiglia si assume continui impegni economici, che ben presto si trasformano in debiti. Larisa si comporta come la pi fedele delle segretarie di redazione: scrive poesie, articoli, risponde alle lettere, entra in polemica con i socialdemocratici che hanno ceduto al patriottismo bellicista, tiene la contabilit, spedisce i pacchetti, anima, agita. Inizialmente la rivista  accettata con riserva dalla polizia, che dato l'isolamento politico dei Reisner non si preoccupa troppo, ma in seguito verr censurata. Dopo essere passati varie volte al banco dei pegni, i Reisner si vedono costretti a concludere la loro avventura editoriale.
Ma attenzione, l'immagine  incompleta, non basta raccontare le ore dedicate alla rivista, il crescente numero di articoli che denunciano il ritorno alla barbarie, bisogna anche osservare bene la donna di ventidue anni dalla pelle chiarissima e dal naso affilato, con le trecce raccolte in due crocchie in modo che i capelli molto sottili non la infastidiscano, vestita con l'ampia blusa dei contadini su una gonna a ruota molto larga dai colori pastello, che ora fuma e di tanto in tanto scappa via dalle interminabili giornate della redazione e scompare.
Shklovskij la incontra mentre pattina e compie volteggi sulla pista di ghiaccio, lasciandosi guardare e desiderare dai soldati feriti che la osservano.
Mentre esegue figure che esistono solo nella sua mente, d l'illusione dell'innocenza, ma l'illusione dell'innocenza  assurda, non c' pi innocenza, non ci sono pi innocenti. E' pericolosa l'illusione dell'innocenza. La giovane comincia a lavorare nei circoli operai delle organizzazioni della sinistra socialdemocratica; attraversa San Pietroburgo, "Pietro" per i repubblicani e gli atei, a bordo di un tram, diretta verso quartieri scuri e sporchi.
Quella ragazzina circondata da carte e da lettere, da personaggi che socialmente erano sulla cresta dell'onda perch si trattava di poeti e la loro parola scaldava i cuori come un braciere,  anche un'organizzatrice coraggiosa, che quando guarda fisso impone rispetto.
Il mondo della socialdemocrazia  il mondo della parola scritta, dell'ossessione del giornale clandestino, dei piccoli circoli di studio del marxismo, dell'agit prop, e Larisa si muove in quell'ambiente come fosse a casa sua, passa dall'esperimento fallito di "Rudin" a collaborare con la rivista "Novaja Zizn'", diretta da Maksim Gor'kij.
E all'improvviso, durante le celebrazioni della giornata internazionale della donna promossa dalla socialdemocrazia, iniziano gli scioperi. E' la rivoluzione? No,  solo un piccolo movimento che il 23 febbraio nasce nel sobborgo di Vyborg, a San Pietroburgo. Mi piacerebbe dire che la giovane Larisa intuisce che quello  l'esordio della scossa sociale pi potente dell'inizio del ventesimo secolo, ma non conosco nessuno dei suoi articoli, e la cosa pi probabile  che abbia scorto nei primi scioperi ci che vi ha visto il resto della socialdemocrazia radicale: un'espressione della crescente insofferenza della societ verso le penurie della guerra. Ma ecco l quelle bandiere rosse nelle marce operaie e le reiterate richieste di "pane, pace, libert".
Il 24 febbraio il movimento si rafforz, mentre tutti si aspettavano che si indebolisse, e i cosacchi non lo soffocarono. Il 25 ci sono gi duecentocinquantamila operai in sciopero e nel corso della giornata si uniscono a loro gli studenti, avvengono scontri con la polizia, alcuni agenti vengono disarmati. Il governo reagisce e ordina una retata di militanti dei partiti operai. Durante la notte vengono effettuati arresti; corre voce che un reggimento si sia sollevato rifiutandosi di sparare sugli operai. Il 26 febbraio, domenica, con l'esercito in strada, lo sciopero ha un momento di incertezza. Il 27 le assemblee lo confermano, di fronte allo sconcerto dei partiti di sinistra. Gli operai marciano verso le caserme, cominciano le insurrezioni militari, i prigionieri vengono liberati.
Dov'era Larisa in quelle giornate di febbraio? Esamino dozzine di cronache sulla rivoluzione di febbraio senza scorgere il suo nome; alla fine trovo una breve frase di Viktor Shklovskij che dice: "Larisa era fra quelli che presero la fortezza di San Pietro e Paolo. Non fu un assalto difficile, ma bisognava star l, avvicinarsi alla fortezza, confidare che le porte si sarebbero aperte". Si riferisce alle giornate di febbraio o parla della stessa azione avvenuta mesi dopo, in ottobre?
Risuonano spari in tutta San Pietroburgo. Cade la fortezza zarista, la dittatura si sgretola. Nascono i poteri paralleli, la Duma liberale e borghese, i soviet di operai e soldati.
E' la rivoluzione? Quelle assemblee di uomini armati che si addormentano per la stanchezza a met di una frase, quei personaggi venuti dal nulla che acquistano popolarit in un solo giorno quando si scopre che dietro i loro pseudonimi si nasconde un mito sotterraneo noto solo all'Ochrana e a pochi altri: quello fa parte del comitato centrale dei socialdemocratici menscevichi dal 1908, quello  stato membro della direzione del soviet del 1905, quello ha fatto insorgere gli operai del mitico quartiere di Vyborg.
E Larisa ritrova il potere della parola. Scrive dei circoli operai e dei loro dibattiti, della cultura delle fabbriche, dei goffi tentativi di creare teatri nelle industrie, delle forze che la rivoluzione ha liberato.
Collabora con la rivista "Letopis" di Gor'kij, e poi rompe con lui a causa di un violento articolo contro Kerenskij. Si lega a quanto vi  di pi duro e graffiante nella sinistra armata, ai gruppi dei marinai di Kronstadt, e qui crea un circolo di studio.
Scopre i bolscevichi e si avvicina a loro. I suoi amici della socialdemocrazia moderata e colta la guardano sorpresi. Che fai con quei tipi? Sono una setta. Sono degli avventurieri.
La rivoluzione russa non ha pi fascino in questo fine millennio, mentre scrivo su questa ragazzina, su questo personaggio dall'idealismo d'acciaio. La rivoluzione russa in quanto mito  stata divorata dal proprio autoritarismo,  stata distrutta dal mostro dello stalinismo che giustamente evoca gesti di antropofagia, spari alla nuca in sotterranei gelidi, campi di concentramento in Siberia e abusi nel regno del doppio linguaggio, apparentemente egualitario e in realt autocratico. Il suo triste destino, essere vomitata in un atto finale dalla burocrazia travestita di Yeltsin, non  di grande aiuto, e ci vorr tempo prima che la storia torni a essere storia. Non c' pi magia, ma un'ombra di dubbio quando si rievoca il caparbio Nikolaj Lenin e il brillante Lev Trockij. Per Larisa  ancora l e cammina sulla Prospettiva Nevskij con i suoi quadernetti sgualciti e i suoi opuscoli, diretta al tram che la porter alla base navale a lavorare con marinai e fochisti, e a scoprire il metodo infallibile per pensare la rivoluzione.
Larisa non scrisse la sua versione della rivoluzione d'ottobre, purtroppo non narr quelle due settimane, e il suo libro inesistente non  nella mia libreria accanto a Reed, a Trockij, a Volin, a coprire i manuali dell'Accademia delle scienze dell'URSS.
Anni dopo, un'immagine rimarr fissata e comparir in altre sue cronache, il modo in cui risuonavano le campane della fortezza di San Pietro e Paolo; quelle campane risuonano in Larisa per darle un'altra chiave di lettura alla rivoluzione bolscevica.
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Larisa lavora nel dipartimento dei Beni culturali, organizza la protezione dei musei, cataloga tesori, recupera il patrimonio artistico che cercano di portar via dalla Russia, difende dalla trascuratezza, dalla violenza o dalla barbarie le opere d'arte del vecchio regime.
Sovsnoski racconta: "Nei circoli del nostro partito, che era uscito dall'organizzazione clandestina piuttosto logoro e malconcio, e poco versato anche nelle pi semplici convenzioni della vita civile, era raro incontrare una persona bella in ogni senso, raffinata da capo a piedi nell'aspetto, nelle parole e nei fatti. Quelli a cui ci eravamo avvicinati ci avevano deluso talmente tante volte che difficilmente avremmo rischiato una nuova delusione; cos Larisa Reisner fu sottoposta a un processo silenzioso e continuo, interminabile, che pian piano sub una strana trasformazione. Ho tutte le ragioni per parlarne perch in numerose occasioni mi sorpresi a metterla alla prova".
Le occasioni di cui parla Sovsnoski risalgono all'inizio della guerra civile quando Larisa, appena iscritta al partito bolscevico, lavora nel dipartimento di propaganda al fianco di Radek e di Sovsnoski, che ne rimarr affascinato.
Ma questo lavoro a Larisa sembra ancora poco e nel 1918 entra a far parte dell'Armata rossa.
Si  sposata con un suo futuro compagno d'armi, Fdor Raskolnikov, un personaggio singolare, di pochi mesi pi grande di lei, studente povero nato nei dintorni di San Pietroburgo, formatosi in sinistri convitti in continua lotta contro preti che lo castigavano e sopportando la fame per sostenere una madre vedova, ribelle per natura, legato fin dall'inizio alla socialdemocrazia russa, amante dei romanzi e poco amico dei testi teorici, che ha conosciuto le carceri zariste e la clandestinit. Nella rivoluzione di febbraio  stato l'organizzatore dei soviet dei marinai di Kronstadt. Quando inizia la guerra civile, Raskolnikov affronta gli eserciti controrivoluzionari a Pulkovo, e in seguito  nominato commissario dello Stato maggiore generale della Marina.
L'Armata rossa si batte su una mezza dozzina di fronti, fra i quali uno interno, non meno decisivo, apertosi per la rottura con i socialrivoluzionari a causa della pace di Brest Litovsk. Gli alleati sono sbarcati nel porto nordico di Arcangelo, i giapponesi hanno preso Vladivostok, i tedeschi occupano la Crimea, l'Ucraina, l'Estonia, la Lituania e la Curlandia, gli alleati sono sbarcati a Murmansk; la retroguardia  minacciata dalle truppe del monarchico Kappel e in tutto l'immenso paese ci sono bande bianche, che poi si trasformeranno in eserciti.
Ma stranamente il pericolo pi grave che minaccia la repubblica rossa viene dalla Legione ceca, un corpo straniero inquadrato nell'esercito zarista che  insorto durante la ritirata verso la Siberia, da dove avrebbe dovuto essere inviato di nuovo in Europa a combattere contro l'Impero austroungarico. Dalla fine di maggio ventiduemila soldati bene organizzati controllano la linea ferroviaria verso la Siberia e tagliano in due la Russia; in agosto conquistano Kazan e avanzano verso ovest.
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Mi piacerebbe ricostruire quello che successe a Sviansk con le parole di Larisa. ma non conosco altro che frammenti di "Al fronte", il piccolo libro di racconti sulla guerra che avrebbe scritto in seguito, e dove si trovano solo brevi notizie di quanto accadde fra l'8 agosto e il 10 settembre 1918 in quella stazione di transito, a pochissimi chilometri da Kazan.
La storia, che fa parte del mito rivoluzionario, racconta come nella notte a cavallo fra il 7 e 1'8 agosto a Mosca venga preparato uno strano treno con due locomotive; fra le modifiche che con estrema rapidit si apportano al convoglio vi  l'allestimento di una piccola biblioteca, di un garage e di vagoni che trasportano una mezza dozzina di auto, di uno spazio dove viene creata una piccola tipografia, di una potente stazione radiotelegrafica e di un'altra telegrafica, con attrezzatura e materiali per riparare le linee. La notte dell'8 agosto salgono sul treno il presidente del Consiglio militare rivoluzionario della Repubblica sovietica, Lev Trockij, Ivan Smirnov, Arkadj Rosengolz e i membri di un tribunale rivoluzionario presieduto da Gusiev. Li accompagnano Larisa Reisner e quaranta giovani selezionati dal partito.
Quando il treno parte per Kazan, conquistata dai cechi, la situazione  tragica, l'esercito degli Urali si sta sgretolando. Trockij annota: "L'unica cosa su cui tutti si trovavano d'accordo era il desiderio di battere in ritirata". Resiste solo la divisione dei Cacciatori lettoni, bolscevichi del vecchio esercito guidati da Vazetis. In quello stesso giorno, mentre le caldaie delle macchine diventano incandescenti e i primi fili di candido vapore salgono dalla locomotiva in testa al treno, viene decretata la creazione di campi di concentramento per i militari conservatori. Trockij motivava: "La terribile situazione del paese ci costringe a prendere misure draconiane".
Il treno si ferma a Sviansk e da l comincia la ricostruzione del fronte. Trockij continua a orchestrare misure terribili. L'ordine del giorno del 15 agosto recita: "Chiunque collabori con il potere dei cecoslovacchi e delle guardie bianche durante la loro dominazione sar fucilato". In concomitanza con tutto questo comincia a uscire il giornale, gli attivisti si muovono tra le file delle truppe rosse risollevando il morale. Non si indietregger. Il treno  l per dimostrarlo.
Il 17 arriva la flotta dei cacciatorpedinieri del Volga, attraverso una rete di canali: si tratta di quattro piccoli cacciatorpedinieri, ancora con i nomi zaristi sulle fiancate, e di un certo numero di lance fluviali munite di artiglieria e mitragliatrici.
Il 18 agosto si ispeziona la flotta:  in condizioni disastrose, ma il morale degli uomini di Raskolnikov  alto. Quella stessa sera Trockij partecipa a un'incursione verso Kazan; Larisa  sul ponte di uno dei cacciatorpedinieri. In un combattimento fluviale i rossi vincono la loro prima battaglia e Trockij scriver nelle sue memorie una delle pagine migliori narrando lo scontro notturno con la flottiglia dei bianchi.
Larisa collaborer per qualche tempo con la sezione di spionaggio della Quinta armata e poi si unir permanentemente alla flotta. Del suo primo lavoro rester una breve narrazione: "Si diresse, vestita da contadina, a spiare le file nemiche. Ma nel suo aspetto c'era qualcosa di insolito che la trad. Fu interrogata da un ufficiale giapponese appartenente allo spionaggio. Approfittando di un momento di disattenzione lei si lanci verso la porta, che era mal sorvegliata, e scomparve".
In seguito Larisa riporter alcune di queste storie in "Al fronte", ma non parler di s. Non racconter delle sue incursioni dietro le linee nemiche per collegare la flotta del Volga con il treno di Trockij, n delle missioni di ricognizione che la porteranno a cavalcare senza sosta per ottanta chilometri; non racconter che ha combattuto come tutti gli altri, che ha sparato, che ha vissuto la guerra di trincea, con un lurido pezzo di pane come unico alimento in tutto il giorno, con il compagno che si dissangua a fianco. Ma possiamo leggere un narratore per quello che racconta, per quello che vede e per come lo vedono i suoi occhi, per quello che scopre, per quello che riporta, per quello che sceglie, per quello che gli interessa, per quello che tralascia, per l'impronta che la prima persona del cronista lascia nel testo, per i gesti di ammirazione, per gli aggettivi. Possiamo leggere il narratore in ci che viene narrato, ed  tutt'altra esperienza questa di leggere fra le righe chi racconta anzich ci che racconta. Negli episodi di battaglia Larisa non trascura i paesaggi, ma cerca di ricostruire le storie dei personaggi in seconda fila, di quei marinai che hanno macinato migliaia di miglia marine quasi senza mangiare, e diventa centrale nella narrazione il modo in cui uno di loro toglie meccanicamente il fodero al suo cannone, con un gesto che pur essendo di routine non cessa tuttavia di essere carico di tensione.
Larisa vivr allora e scriver poi: "Racchiude bellezza, oppure no, la scena in cui una batteria imboscata a due passi, sulla riva, apre il fuoco sulla nave, e il comandante gridando impone l'ordine ai suoi uomini, in preda a un panico selvaggio, e grida in modo tale che tutti in coperta si rialzano e si lanciano sui cannoni?".
"Al fronte", il suo futuro libro, contiene una battaglia con il linguaggio, e Larisa la combatter e rider di se stessa perch "oggi chi oserebbe lasciarsi sfuggire frasi cos pacchiane e antiquate come quelle che parlano di eroismo, di fraternit dei popoli, di sacrificio ammirevole, di morire lottando?".
Ma allora come raccontare storie meravigliose e terribili? In un riassunto molto sintetico delle peripezie della flotta di Kronstadt scriver: "Immaginate un pugno di barche, una dozzina di rimorchiatori e di piroscafi blindati, e i circa duemila marinai delle divisioni di Kronstadt e del mar Nero che formano il loro equipaggio. Immaginate tre anni di seguito passati marciando, fucile alla mano, per migliaia di chilometri, dal Baltico alla frontiera persiana, mangiando pane impastato con paglia, marcendo in una lurida cabina, consumandosi in un misero lazzaretto pieno di pidocchi, vincendo, trionfando alla fine contro un nemico tre volte pi forte e meglio armato dopo aver combattuto con cannoni scoppiati e con vecchi aeroplani fuori uso, che non c'era giorno che non si schiantassero al suolo per la cattiva qualit della benzina; e ricevendo sempre da quelli che erano rimasti a casa lettere piene di lamenti irritati e famelici. Come spiegarsi tutto questo? Bisogna per forza inventare parole che superino l'inevitabile, innata vigliaccheria della carne".
E Larisa cercher di raccontare la guerra nella sua brutalit, e di narrare il conflitto rivoluzionario come lo sta vedendo dal suo posto di combattimento, piena di ammirazione per personaggi che vincono le paure, perch stanno costruendo qualcosa di cos grande da risultare inimmaginabile, un mondo cos straordinariamente diverso da tutti quelli gi noti che solo a pensarci trema il dito sul grilletto della mitragliatrice. E si gode la meravigliosa storia della liberazione dei quattrocentoventi prigionieri dei bianchi che stavano per essere massacrati. E ricostruisce la storia dei fratelli K. che furono finiti a colpi di baionetta, e racconta di eroi popolari che non possono cadere nell'oblio.
L'edizione di "Al fronte" che  arrivata nelle mie mani  una versione purgata dallo stalinismo:  scomparsa ogni menzione del capo della Quinta armata, I. N. Smirnov, un personaggio che Larisa ammirava profondamente, sono svaniti i capitoli nei quali Trockij  una figura centrale, ed  stato omesso il prologo originale in cui Larisa, tentando una sintesi di quei terribili anni di guerra, scrive: "La rivoluzione maltratta i suoi servitori in modo crudele. E' un padrone inflessibile con cui non bisogna parlare della giornata di otto ore, della protezione della maternit o dell'aumento dei salari. Questo despota accaparra tutto: cervello e volont, nervi e vita. Ferisce, estenua, succhia il sangue di intere generazioni per poi gettarle nel letamaio e attingere nuove leve piene di vigore e di entusiasmo, dalle riserve inesauribili che gli offrono le masse popolari".
Il testo  disinfestato, la carta brucia nel vortice censorio della controrivoluzione sovietica, i burocrati temono la metafora, l'allusione inesistente, la mancanza di rispetto; adorano le frasi fatte, che trasformano la rivoluzione in un rituale di preghiera da tempo privo di contenuto; reprimono l'irriverenza che pu verificarsi in chi vive la storia e ha conquistato il diritto di ridere, ma che non fiorisce sulla scrivania del censore, dove vengono fissate le storie ufficiali, e cos l'episodio di Sviank scompare dalla storia sovietica.
Questo per accadr in seguito; ora Larisa  arrabbiata con l'Europa che non sa della barbarie della guerra civile e ignora le stragi di lavoratori nel territorio orientale controllato dai bianchi, un'Europa sottoposta al bombardamento di notizie delle agenzie del grande capitale. Nella retina le restano impresse le storie che un giorno racconter. Nella memoria l'idea eterna che  triste morire e che l non c' tempo per la morte ma solo per andarsene, "senza Dio e senza il diavolo, entrambi spaventati dalla rivoluzione, con appena un attimo per dire: puoi tenerti gli stivali".
Questa prima campagna  tremenda e allo stesso tempo, agli occhi di Larisa, ha la bellezza dell'impossibile. La caduta di Kazan elimina la minaccia della Legione ceca e permette alla repubblica bolscevica di concentrare le sue forze su altri fronti.
Un serio storico francese come J. J. Marie non riesce a sottrarsi alla suggestione delle immagini quando guarda con gli occhi della storia Raskolnikov e Larisa: "Erano una coppia da film". Un contemporaneo lascia la seguente descrizione di Raskolnikov: "Bello, con gli occhi azzurri, ben sbarbato, sembrava uno studente inglese, non un bolscevico russo". Le fotografie mostrano che quell'anno Larisa ha i capelli molto lunghi e li raccoglie cercando di nasconderli, come se la lunga chioma intralciasse il suo compito di donna cronista, di testimone che deve passare inavvertito per non divenire a sua volta un personaggio nella storia che altri fanno e che lei racconta. Nasconde dunque i capelli intrecciandoli a formare due crocchie. Sotto la chioma, lo sguardo meraviglioso degli occhi vicini e un naso affilato sopra labbra leggermente sporgenti. A poco a poco ha sostituito alla blusa contadina russa la blusa bianca proletaria, i pantaloni ampi, a gamba larga, e la giacca da marinaio. Nelle sue memorie Trockij, che ha pure una penna pungente, non risparmier elogi alla giovane Larisa: "donna meravigliosa" "figura di dea dell'Olimpo", "raffinata intelligenza resa pi acuta dall'ironia, e il coraggio di un guerriero". E cos devono averla vista i duemila marinai della flotta che la adoravano.
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Al giungere dell'inverno la flotta si ritira nella sua base di Nizhni Novgorod. Larisa continua a lavorare con Raskolnikov, con i commissari politici della flotta, finch il 18 dicembre 1918, durante un'incursione dalla base di Kronstadt, Fdor Raskolnikov, a bordo dello "Spartak", s'imbatte in una squadra di cinque incrociatori inglesi leggeri; mentre fugge, l'elica del cacciatorpediniere sbatte contro alcuni scogli e va distrutta, e gli inglesi lo catturano davanti a Reval.
Larisa, disperata, cerca insieme a Shklovskij di organizzare un colpo di mano per liberarlo, utilizzando delle autoblindo, perch pensa che gli inglesi vogliano fucilarlo. Mentre  impegnata in questo tentativo gli inglesi fanno scomparire Raskolnikov; in seguito verr a sapere che  stato portato in Inghilterra. Larisa ha ventisei anni, ha vissuto l'inizio di una guerra che sembra interminabile ed  rimasta senza il suo compagno. Come sono quei mesi in preda a queste nuove angosce e inquietudini? Come si vive pensando che fucileranno l'uomo di cui sei innamorata? Piangono i commissari politici nella solitudine della notte? Rinchiuso nella prigione di Brickstone, a Londra, Raskolnikov vi trascorrer cinque mesi, finch non sar scambiato con prigionieri inglesi nel maggio del 1919.
Larisa lavora nel commissariato della Marina da guerra, dove ha il delicato compito di trattare con gli ex ammiragli zaristi che hanno accettato di collaborare con l'Armata rossa.
All'uscita dal carcere Raskolnikov si occupa della flotta del Volga e inizia immediatamente la seconda campagna contro Denikin. Larisa  nuovamente in coperta sulle cannoniere. Viaggiano combattendo con la flotta da Astrakan, finch non riescono a ottenere la liberazione di Enzeli.
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Alla fine della guerra civile la coppia "da film" viene inviata a compiere una delicata missione diplomatica in Afghanistan, dove si combatte una guerra sotterranea fra i soviet e l'Impero britannico, che per controllare le trib ha gi affrontato tre conflitti in territorio afgano e ora sorveglia diffidente un emiro con velleit antimperialiste intento a civettare coi russi.
Che cosa conservano gli archivi del Foreign Office inglese sul passaggio di Larisa e Raskolnikov da Kabul? Quale mescolanza di voci di palazzo, pettegolezzi e informazioni di domestici e diplomatici che hanno venduto l'anima si raccoglie nei rapporti confidenziali?
Larisa dir, con un tono dal quale traspare la burla, che uno dei suoi compiti era influire sulle varie mogli dell'emiro.
Comincia a scrivere. Prima una serie di cronache di colore che verranno raccolte in un volumetto intitolato "Afghanistan": vignette, reportage, parodie, qualche cronaca pittoresca, su usi e costumi. Nel libro vi sar una doppia voce, quella della narratrice e quella della narratrice che si rivela attraverso quanto viene narrato. In una nota di colore su una fabbrica chiamata "la casa delle macchine", non solo descrive le ristrettezze e le miserie dell'industrializzazione dell'arretratezza, il capitalismo mischiato con la barbarie, "met feudale e met europeo", ma include anche una sorprendente visione dell'"Oriente, che , tutto quanto, una terra muta [...] sfuggente e mutevole, ma immobile nel movimento, s, quieto come la morte". Di che cosa parla Larisa? Del paese, del paesaggio, del suo stato d'animo?
In un'altra delle sue cronache scrive: "Una, ormai, era stufa di tutti quei funzionari afgani, e tutti quegli stranieri cortesi e gentili, e di tutti quegli inglesi corretti, con il sorriso sempre pronto", e ride dei "nugoli di spie che passano ronzando in tutte le direzioni..." e, ancora, ride dell'emiro, che ha la mania delle scommesse e arriver a scommettere sulla caduta di un bicchiere, sul numero di ciclisti in una comitiva...
Larisa era annoiata: non si passa facilmente dalle situazioni limite della guerra civile al torpido mondo dello spionaggio e della diplomazia in un paese inchiodato al passato. La storia si stava facendo altrove, con altri uomini, ma le danze guerriere la affascinavano: forse l'unico tema che induce entusiasmo nei suoi articoli  quello delle danze guerriere di afridi e vasiri, che ballano incendiando e combattendo ombre, lottando contro i fantasmi degli inglesi morti nelle tre guerre afgane; allora Larisa vibra con loro.
E' in quei giorni di calma apparente che Larisa trova il tempo necessario per rivedere le sue esperienze e redige non solo le note di "Afghanistan" ma anche le memorie di guerra nella flotta del Volga, che verranno raccolte nel libro "Al fronte".
La sua vita con Raskolnikov  un disastro. Un anonimo bolscevico scriver nel proprio diario: "I suoi amori con un principe afgano erano diventati di dominio pubblico in tutto il mondo e avevano messo in una posizione imbarazzante l'ambasciatore sovietico in Afghanistan". Anche la sua amica Elisabeth K. Poretski accredita e diffonde queste storie: "Correva voce che durante la sua permanenza a Bukhara (era a Kabul) avesse avuto numerose avventure con ufficiali britannici, ai quali faceva visita nei loro alloggi, nuda sotto una pelliccia".
Anche una societ di larghe vedute come la nuova realt sovietica, in cui la ricerca di strade per rompere con i vecchi modelli di vita veniva estesa con liberalismo al mondo del sesso e ovviamente del matrimonio, non era esente da puritanismo e ovviamente dall'amore per il pettegolezzo. In Unione Sovietica Larisa sar perseguitata dalle storie pi fantastiche. La calunnia torna a trovarsi al centro della sua vita come quando suo padre era stato accusato di essere un collaboratore della polizia.
Larisa spiegher poi ai suoi compagni che la fonte di quelle voci era lo stesso Raskolnikov, la cui gelosia era di una violenza senza limiti. "Mi mostr sulla schiena la cicatrice di una frustata che lui le aveva dato".
Che ci fossero o meno elementi di verit nell'una o nell'altra versione (mi dispiace, Larisa, ma la distanza e la mancanza di informazioni non sono buoni compagni della precisione narrativa, e poi non mi secca se ti sei portata a letto tutti i principi afgani e tutti i cavalieri britannici che hanno attraversato la tua vita), il fatto  che queste storie la perseguiteranno come un'ombra. E mi sarebbe piaciuto che lei le avesse messe sulla carta, e avesse raccontato come il calore e la polvere logorano una coppia "da film", e come la noia distrugge gli amori. Ma dovremo accontentarci di voci, smentite e calunnie, e puritani e licenziosi adottino pure la versione che preferiscono. A ogni modo, Larisa rompe con Raskolnikov e rientra in Unione Sovietica circondata da dicerie secondo le quali  tornata dietro minaccia di espulsione diplomatica.


7.
Vengono pubblicati i libri. Larisa mostra una visione personale e per niente agiografica della rivoluzione e dei suoi capi; lo stesso Lenin  trattato da pari a pari in una delle parodie che fa dei suoi contatti con un finanziere statunitense, "lo gnomo che rideva delle chimere degli uomini". C' affetto, ma anche una certa irriverenza, quando ne fa il ritratto: "gli occhi tartari, un po' obliqui".
Al suo ritorno in URSS avverte cambiamenti che non capisce bene:  stato abbandonato il comunismo di guerra e si  instaurata la nuova politica economica che protegge i contadini medi; scopre fenomeni di intransigenza, corruzione e abuso di potere. Radek racconta: "Per tutta l'estate  inquieta e si guarda attorno con intima apprensione", e poi si chiede al posto suo: "Il marciume raggiunger l'organismo del partito?".
Suo padre ha dei problemi: era stato tra gli estensori della Costituzione sovietica e aveva pubblicato articoli sui rischi della concentrazione del potere in un solo partito. Tornano le vecchie calunnie secondo le quali  stato collaboratore dell'Ochrana zarista. I suoi articoli hanno dato fastidio e viene sanzionato per "condotta indegna di un membro del partito".
Nel settembre 1923, Larisa ha un colloquio con Karl Radek, al quale chiede di inviarla in Germania, allora centro della rivoluzione mondiale. A Mosca si dice che Radek si sia follemente innamorato di lei e la corteggi con insistenza. Un nuovo pettegolezzo soffia sul fuoco della maldicenza in una citt che, pur essendo rivoluzionaria,  anche meschina e provinciale.
Karl Radek ha trentotto anni quando si incontrano. E' un personaggio che raccoglie in s tutte le contraddizioni:  un ebreo polacco formatosi nel cattolicesimo e nel nazionalismo polacco, ma  anche uno dei precursori dell'internazionalismo antibellicista zimmerwaldiano, organizzatore fin dall'adolescenza del movimento operaio, legato al Partito comunista polacco, tedesco e russo. Un uomo caratterizzato da conflitti e da contrasti, appartenente alla sinistra radicale, ma incline alla negoziazione dei princpi, ambivalente; un tipo diretto e portato all'esempio banale, ma enciclopedico. Una descrizione dell'epoca precisa: "Sembrava uno strano incrocio fra un professore e un bandito"; brutto, testa grossa, barba rossiccia, denti ingialliti per i sigari e la pipa che fuma continuamente, indossa di solito un abito di velluto marrone coi gambali che  diventato la sua uniforme.
Nel 1923  dirigente dell'Internazionale comunista e responsabile in buona misura di settarismi, avventure, svolte politiche, deliri insurrezionali e sensate disperazioni.


8.
Non so se il rapporto fra Larisa e Radek, questo straordinario personaggio che meriterebbe davvero un romanzo, abbia origine a Mosca o in Germania, ma negli anni a venire vivranno assieme come una coppia. Fatto sta che nei mesi seguenti si trovano entrambi a Berlino, dove Radek  impegnato a stimolare un processo insurrezionale di cui Larisa scopre le prime manifestazioni quando arriva a Dresda il 21 ottobre 1923, proprio nel momento in cui le truppe dei corpi franchi, i resti del militarismo, annientano sotto la guida di Mller lo sciopero generale in Sassonia.
Quando il 24 ottobre scoppia la rivolta di Amburgo, Larisa vuole andarvi immediatamente. Radek glielo impedisce: non solo  straniera ma  sovietica, ed  entrata illegalmente nel paese. A Berlino Larisa conduce una vita clandestina, esce per strada un po' pi di Radek, obbligato alla reclusione, ma  costretta a evitare l'organizzazione comunista che opera in clandestinit. Cammina, osserva, visita il Reichstag, ride dei parlamentari conservatori, fa un ritratto disperato della miseria urbana, della brutale inflazione, delle morti per fame, della disoccupazione. Assiste a comizi e a manifestazioni, narra addirittura la vita della figlia di alcuni operai benestanti e la sua passeggiata allo zoo.
Il frutto di questo mese sono quattro reportage che in seguito verranno riuniti in un volumetto, "Berlino, ottobre 1923". La sua prosa si affina, unisce a un'analisi politica alla maniera di Trockij le qualit della descrizione naturalista di Zola, il senso dell'umorismo, la creazione di micropersonaggi, la rivelazione di atmosfere, ed  dura, di una durezza fatta di ortodossia: la socialdemocrazia conciliatrice  l'ostacolo fondamentale per la rivoluzione tedesca, la rivoluzione socialista  l'unica via d'uscita per un paese distrutto dai problemi del dopoguerra e dalla crisi economica.
Alla fine Larisa non resiste e va ad Amburgo in cerca del mito della recente rivoluzione di sessanta ore che ha dato agli operai comunisti il controllo della citt.
Cammina per le strade, osserva il mondo industriale, visita gli operai nascosti, assiste ai processi, intervista le mogli dei detenuti. All'inizio fatica a spezzare la diffidenza, ma non appena vi riesce ha accesso a colloqui e a materiali. Riempie di appunti quaderni e quaderni, con la testa in fermento, ricostruisce, prende partito. Torna in Unione Sovietica e si incontra con Hans Kippenberger, uno dei dirigenti della rivoluzione che  riuscito a fuggire. Confronta i suoi appunti con i ricordi del militante, rivede, scrive.
Nasce cos "Insorge Amburgo sulle barricate", quello che diventer il suo libro pi importante: una cronaca della rivolta che non rinuncia a un lungo prologo in cui le cicatrici sugli edifici anseatici, le gigantesche gru dei cantieri navali, le strade delle puttane, i quartieri operai, i bar, i tram, gli orari, le donne, le frasi in dialetto costruiscono pian piano la cornice dell'avventura del Partito comunista, con una classe operaia sempre pi irritata, pi aggressiva e rabbiosa.
Larisa non solo si innamora degli uomini dell'insurrezione, e dell'insurrezione in s nonostante il suo fallimento, si innamora anche del mondo industriale, dell'ambiente del porto, dell'odore di aringhe e di formaggio; in mezzo a questa storia e agli operai che ne sono stati protagonisti lei  di casa. E come sempre, raccontare significa fissare nella memoria, costruire quello che  negato, quello che si dimentica: "Dopo due o tre giorni, o dopo due o tre settimane, assieme ai giornali stracciati e ai manifesti ridotti a brandelli, strappati con la punta della baionetta o scoloriti da sudici scrosci di pioggia, sbiadisce anche il breve ricordo delle battaglie per strada, nei viali sconvolti, con gli alberi gettati come ponti attraverso strade simili a fiumi e a vicoli come ruscelli. Le porte del carcere si chiudono dietro i condannati mentre altri compagni di lotta, espulsi dalle fabbriche, si vedono costretti a cercare lavoro in una diversa citt o in un distretto lontano; quelli che sono rimasti disoccupati dopo la sconfitta si rifugiano nei nascondigli pi distanti e anonimi, le donne rimangono in silenzio e i bambini, messi in guardia contro le domande pelose della polizia segreta, negano tutto. Svanisce cos la leggenda dei giorni dell'insurrezione".
Il lavoro esce in modo frammentario su riviste, e finalmente viene pubblicato in un libro nel corso del 1924.


9.
Di nuovo in Unione Sovietica, Larisa lavora con Trockij nella commissione per il miglioramento dei prodotti industriali. Ma ha bisogno di tornare sulle strade, freme in lei il sangue caldo del reporter.
Dove si sta preparando la rivoluzione? Dove sono i cambiamenti? Nel mondo industriale, nelle fabbriche e nelle miniere, lontano dalla burocrazia di San Pietroburgo e di Mosca. Per mesi viaggia negli Urali, nella conca carbonifera del Donez, nelle miniere di platino di Kytlym, nelle fonderie, nelle industrie tessili di Ivanovo, dorme sui treni, nelle miniere, nelle sedi sindacali, e pian piano nascono i reportage che poi daranno vita a "Carbone, ferro ed esseri umani".
E' una visione sorprendente, lontana dalla propaganda, in cui non mancano le leggende popolari, le vecchie storie, le critiche spietate del modo in cui vivono i lavoratori, dei mancati interventi contro gli incendi forestali; annovera epidemie, errori burocratici, imprese quasi impossibili. Narra un mondo che in apparenza pu sembrare arido e che sotto la sua penna diventa appassionante. Parla di fonditori con nostalgie agrarie che odiano il Partito comunista, e di quadri del partito purgati per errore che rimangono in prima linea. Costruisce personaggi secondari indimenticabili, uomini impossibili che giocano con il fuoco e lamentano amaramente che fra il soviet e la miniera la loro vita a cinquantatr anni sia gi finita, ma che rimangono in mezzo al vortice per un senso del dovere difficile da spiegare. Parla di successi industriali, ma anche di fallimenti, e ritorna la sua fascinazione per il mondo delle fabbriche; crea pagine meravigliose in cui il ferro  un personaggio della narrazione e gode la descrizione dei martelli giganti dei laminatoi.
E la penna non trema quando critica la politica del procedere a salti, mentre si trascurano le condizioni di vita dei lavoratori. Racconta da dentro, senza esitare a prendere partito, ma sapendo che l'adulazione e la propaganda sono cattivi sostituti della verit del reportage.
Il libro verr scritto a Leningrado, dove vive con Radek, che  stato escluso dalla direzione dell'Internazionale comunista perch ritenuto responsabile del fallimento della rivoluzione tedesca.


10.
A met del 1924 torna a Mosca, poi andr di nuovo in Germania e scriver "Nel paese di Hindenburg", una colorita panoramica del capitalismo, caratterizzata da una visione grottesca e a volte venata di surrealismo. Inizia descrivendo i monopoli della stampa, poi esamina il mondo industriale attraverso la storia degli Junker e della riconversione delle loro industrie belliche. Larisa non pu nascondere la sua passione per la tecnica, il suo amore per le macchine, anche se belliche. E nella descrizione, il suo tono scherzoso lascia a volte trapelare l'incanto. Ma questi suoi appunti sono fondamentalmente materiale di propaganda, e perci riprende fiato per maledire, con la sua prosa migliore, il capitalismo selvaggio della rinascita tedesca.
"Nel paese di Hindenburg" viene pubblicato nel 1925, prima su riviste e poi in un volumetto.
Appena finito questo lavoro inizia a preparare un libro sui decabristi e un ciclo di conferenze sulla rivoluzione del 1905, e inoltre una serie di ritratti di Tommaso Moro, Babeuf, Mnzer e Blanqui.
Nel 1926 contrae il tifo; le sue condizioni fisiche non sono buone,  minata dalle vecchie febbri malariche che ha preso in Afghanistan.
Cade ammalata nel momento in cui la destra prende il sopravvento nel partito. Stalin e Bucharin iniziano a costruire l'apparato burocratico che poco tempo dopo si trasformer in uno strumento di repressione contro il loro stesso partito. La Repubblica dei soviet e dei bolscevichi, che ha escluso negli ultimi anni i menscevichi, i socialrivoluzionari di destra e di sinistra e gli anarchici, si avvia verso la dittatura personale di Stalin. Larisa si ritrova prigioniera della malattia e dell'esilio per eccellenza, l'esilio interiore.
Il tifo sembra cedere, comincia a ristabilirsi, ma tornano le febbri. Radek racconta: "Fece voto di combattere fino in fondo per la vita e abbandon la lotta solo quando, alla fine, cadde nell'incoscienza". Spira nel sanatorio del Cremlino il 9 novembre 1926, a trentaquattro anni.
Alla sua morte, Sovsnovski riassume cos quello che vedevano in lei i suoi contemporanei: "Una selvaggia passione per la vita".
Ma forse la sua uscita dalla scena politica fu una benedizione: negli anni successivi i suoi amici e i suoi personaggi, i suoi mariti e i suoi compagni scompariranno inghiottiti dalla voragine stalinista.
Trockij verr assassinato durante il suo esilio in Messico e Lev Sovsnovski scomparir nei campi di concentramento. Nello stesso anno della morte di Larisa, Raskolnikov viene allontanato dalla sua attivit all'interno dell'Internazionale comunista, anche se nella lotta interna si allinea con Stalin, e nel 1937 le sue opere entrano nella lista dei libri proibiti; trovandosi in Francia, non torna in Russia e invia una lettera aperta a Stalin accusandolo di aver tradito la rivoluzione spagnola. Muore a Nizza, nel 1939, in circostanze molto strane.
Come ricorda Richard Chappel nelle sue note a "Insorge Amburgo sulle barricate", tutti e sei gli uomini che portarono la bara di Larisa, sarebbero stati, in un modo o nell'altro, vittime delle purghe: Radek verr assassinato dopo i processi del 1937, Lashevic morir in un incidente in Siberia dopo essere stato espulso dal partito, I. N. Smirnov sar fucilato dopo i processi di Mosca, Enukidze verr mandato davanti al plotone di esecuzione dopo un processo segreto, nel 1937; non andarono incontro a una sorte migliore Boris Volin e Boris Pilnjak.
Anche Remmele, il leader del Partito comunista tedesco protagonista di "Berlino, ottobre 1923" e Karajan, il diplomatico che  la figura centrale dell'articolo "Krupp e Essen", caddero vittime della strage stalinista; Hans Kippenberger, che aveva guidato la rivoluzione di Amburgo, fu arrestato nel 1936 mentre scendeva da un treno a Mosca e messo a morte.
Larisa non era l per raccontarlo e per dividere la sorte dei suoi amici e compagni.


5.
SEBASTIAN SAN VICENTE
Un nome senza strada
(una versione maileriana).


1. La storia come romanzo.

Nel 1981 ho riunito i pochi dati da me raccolti sul conto di un singolare militante spagnolo che aveva partecipato alla formazione della sinistra messicana degli anni venti; si trattava di materiale decisamente scarso che serv solo per una breve biografia di sei cartelle. E' questa:

Il 15 febbraio 1921, in un'atmosfera festosa, venne inaugurato nell'auditorium del museo di antropologia di Citt del Messico il congresso dei sindacalisti rossi che doveva portare alla nascita della Confederacin General de Trabajadores, l'organizzazione operaia in cui convergevano le volont di tutti quelli che non credevano alla conciliazione o al perdono, pensavano che tra classi sociali opposte ci potesse essere solo guerra e ritenevano che la rivoluzione messicana, i cui ultimi effetti militari si erano prodotti alcuni mesi prima con il golpe dei "caudillos" militari del Nord contro il presidente Carranza, fosse rimasta orfana di un programma sociale, fosse ormai finita, morta e sepolta.
Nel museo si raccoglievano delegati di piccoli gruppi comunisti, anarcosindacalisti e sindacalisti rivoluzionari che aspiravano a creare un'organizzazione d'urto rispetto al sindacalismo addomesticato e patrocinato dal nuovo governo che si identificava nella CROM.
Era ormai terminata la rivoluzione agraria, ma il mondo mandava segnali di altri tipi di rivoluzione, quelli di programma massimalista, del "tutto il potere ai lavoratori"; si viveva l'era della rivoluzione sovietica, della rivolta tedesca, delle assemblee operaie di Torino, della guerra sociale spagnola. Tutto sembrava possibile.
Tra i delegati spiccava per bruttezza, robustezza e ostinazione uno spagnolo dalle sopracciglia folte e dal naso prominente. Rappresentava i comunisti di Tampico, sebbene fosse un anarchico dichiarato. I suoi interventi al congresso andavano dal pedagogico ("Tutte le cose in natura sono soggette a una legge inconfutabile, che  la seguente: tutto nasce, cresce, si sviluppa e muore, mentre la materia non scompare mai") alla poetica del tremendismo sociale ("L'unica patria  il suolo che un uomo calpesta e la gente che lo aspetta per dargli fuoco"). Tra queste due retoriche si muoveva San Vicente.
Uno dei pochi scrittori che diedero testimonianza del congresso, Jos C. Valads, lo descrive in due righe di questo tenore: "Si fustigava da solo con lo spirito della violenza, sebbene vi fosse in lui tolleranza sul piano delle idee. Era anarchico, ma conciliante con i comunisti".

Al termine del congresso, San Vicente venne eletto sottosegretario della C.G.T. e part alla volta di Tampico per informare coloro che rappresentava di quanto era successo, e per poi reintegrarsi al comitato a Citt del Messico.
Ricostruire la sua biografia anteriore non era semplice. All'et di venticinque anni, Sebastin San Vicente aveva girato il mondo in un modo davvero particolare. Sembra che fosse nativo di Guernica, nei paesi baschi spagnoli; sembra si dicesse che era figlio di una famiglia agiata e che in qualche modo aveva rotto con questa, era diventato un vagabondo, e l'aveva fatto alla maniera degli anarchici, diffondendo idee, eccitando sommosse, partecipando agli scontri di classe ovunque capitasse. Da ci che raccont di s in diverse occasioni e da ci che gli incartamenti della polizia, spesso pieni di esagerazioni, raccontavano, era possibile ricostruire una parte della sua storia politica.
In un certo momento della sua giovent divenne meccanico navale, dopo aver fatto il marinaio e il fochista. Oltre allo spagnolo e al basco, parlava inglese e francese. Navig lungo la costa orientale degli Stati Uniti e visse per un certo periodo a New York. Milit nei gruppi anarchici e con gli Industrial Workers. Fu accusato di aver cercato di far saltare in aria con la dinamite il "Mayflower" su cui il presidente Wilson tornava dall'Europa. Dalla consultazione degli archivi del nascente gruppo di Edgar Hoover, che pi tardi sarebbe diventato l'F.B.I., presso il Dipartimento di Stato, si deduceva che le informazioni raccolte sul conto di San Vicente erano un miscuglio di paranoia statalista e di montatura propagandistica.
Quando cercarono di arrestarlo fugg a Cuba nascosto su un vapore. Del suo soggiorno a Cuba si sa molto poco: si dedic alla propaganda e viaggi come organizzatore di un gruppo clandestino conosciuto come "I soviets", che fu implicato in azioni di sabotaggio contro navi mercantili e che aveva a Cardenas una causa giudiziaria pendente perch era riuscito a sfuggire alla polizia. Restano vaghe voci sul fatto che avesse fondato la sezione dell'Industrial Workers of the World di Matanzas, che avrebbe avuto breve vita. Alla fine, quando il cerchio ormai si stringeva intorno a lui, si imbarc come clandestino su una petroliera ed entr illegalmente in Messico, a Tampico, alla fine del 1920.
Dopo il suo lavoro a Tampico e il suo passaggio al congresso della C.G.T., fece ritorno a Citt del Messico e collabor all'integrazione dell'Internazionale sindacalista rossa con militanti di altre tendenze, come l'ala di sinistra della CROM, la Juventud Comunista e gli Industrial Workers; fu un lavoro effimero perch, nonostante le buone intenzioni di questo gruppo di militanti, le differenze tra le diverse correnti portarono alla rottura.
Come sottosegretario della C.G.T. si dedic ad appoggiare l'organizzazione nella zona tessile di Atlixco. Scarseggiano le informazioni circa i suoi interventi nello specifico, per quanto abbondino le notizie su un movimento che combatt la disoccupazione con la pistola in pugno, occup fattorie e si scontr duramente con gruppi di crumiri organizzati dalla forza padronale e dalla Chiesa.
La sua attivit non dur a lungo. Il 17 maggio il governo del generale Obregn, con un pretesto qualsiasi, arrest i dodici militanti stranieri della direzione della C.G.T., del P.C.M. e degli I.W.W. e annunci la loro estradizione.
San Vicente venne arrestato insieme allo statunitense Frank Seaman (rappresentante dell'Internazionale comunista in Messico) e grazie alle pressioni di alcuni sindacati i due furono deportati nel Sud anzich verso gli Stati Uniti, dove entrambi avevano processi pendenti, San Vicente per il mitico tentativo di attentato contro Roosevelt e Seaman per renitenza alla leva.
Mandati in Guatemala per mare, via Manzanillo, non appena arrivati Seaman e San Vicente si dedicarono al lavoro di organizzazione; parteciparono a riunioni di sindacati di panettieri, promossero reti di distribuzione per la stampa e collegamenti tra i gruppi di sinistra e le organizzazioni messicane.
Un paio di mesi dopo, a piedi, attraversarono clandestinamente la frontiera e tornarono a Citt del Messico.
A partire da quel momento San Vicente assunse il nome di Pedro Snchez, il "tampiqueno".
Sotto questo pseudonimo si suppone abbia agito negli scontri contro poliziotti e pompieri durante lo sciopero delle botteghe di un centro commerciale, il Palacio de Hierro, e durante il grande sciopero dei tranvieri del 1922, anche se non vi sono dati concreti che lo possano confermare.
Nell'agosto di quell'anno la C.G.T. accusava il Partito comunista di aver rivelato alla polizia dove si trovasse San Vicente. Sembra infatti che in occasione di un violento conflitto ideologico che termin con la scissione del Sindacato dei panettieri dalla C.G.T., la stampa comunista abbia rivelato che San Vicente aveva partecipato al dibattito. Fatto sta che San Vicente dovette tornare ancora una volta alla clandestinit.
Nel gennaio e febbraio 1923, la Federacin Tranviaria del Distrito Federal guid un violento movimento di sciopero contro l'azienda tranviaria. Il governatore del D.F., il cromista Gasca, non solo lanci contro i tranvieri le forze della polizia e dell'esercito, ma promosse addirittura la formazione di un gruppo di crumiri. Ci furono scontri in abbondanza. Il primo febbraio, le autorit cercarono di rimettere i tram in strada e mentre uno di questi, guidato da un crumiro e scortato dai militari, passava per le strade di Uruguay dove si trovava la sede della C.G.T., i rossi bloccarono il traffico e cominciarono a sparare. Poco dopo l'esercito interveniva in forze e quelli della C.G.T. (armati solo in minima parte) alzavano barricate e si difendevano nella loro sede sindacale. Dopo un'ora di sparatoria contro duecento soldati armati di fucili, gli scioperanti si videro costretti ad arrendersi e circa duecento di loro furono arrestati.
Tra gli arrestati c'era anche San Vicente, che per la polizia non identific, celato com'era sotto lo pseudonimo di Pedro Snchez e con indosso una tuta da tranviere.
Grazie alla mediazione del ministro delle Finanze Adolfo de la Huerta, gli arrestati furono liberati il giorno dopo. Quando, in seguito a una delazione, la polizia si rese conto di aver avuto San Vicente tra le mani inizi una caccia all'uomo che conobbe il suo momento pi comico il 4 aprile, quando quaranta poliziotti entrarono nella sede della C.G.T. per arrestarlo e, mentre gli operai li affrontavano e li disarmavano, San Vicente scapp uscendo dalla finestra di un bagno.
Mentre rimane la testimonianza delle sue due miracolose fughe, soltanto una riga nelle pagine dei quotidiani diede notizia che finalmente San Vicente era stato catturato all'inizio di luglio e trasportato in gran segreto a Veracruz. Il 15 di quello stesso mese un gruppo di portuali della C.G.T. scopr che San Vicente era stato incarcerato e allora si cominci a preparare una mobilitazione per cercare di liberarlo; ma le autorit anticiparono tutti.
Il 16 luglio 1923 Sebastin San Vicente fu espulso dal Messico e imbarcato in catene su un vapore che salpava con destinazione La Corua, Spagna.
La stampa operaia messicana rese omaggio al compagno deportato. Su "Guillotina", organo dei portuali, e su "Nuestra Palabra" della Federacin Tranviaria del D.F. vennero pubblicati interventi di protesta.
Nel luglio 1924, l'anarchico di Puebla Antonio Bruschetta chiedeva informazioni sul conto di San Vicente a tutti i membri delle reti anarchiche della stampa. Riferiva di non aver avuto pi sue notizie da un anno: l'ultima cosa che aveva saputo era che era arrivato bene a La Corua, da dove gli aveva mandato una foto alla quale era seguita una cartolina postale spedita da Bordeaux.
Questa fu l'ultima notizia che ricevettero in Messico da parte dell'anarchico basco. Molti anni dopo, nel 1938, tra i suoi vecchi conoscenti si sparse la voce che era morto in Spagna, combattendo nei dintorni di Bilbao come miliziano in un battaglione della C.N.T.
Questo  quanto chi scrive pu raccontare. Suppongo sia sufficiente a spiegare la ragione per cui Sebastin San Vicente non ha una strada intitolata a suo nome e non compare sui libri di testo.

2. Il romanzo come storia.

Perch ti risulta particolarmente interessante questo personaggio di cui non si conosce quasi nulla?
E' sempre la stessa storia. Questi sono tipi che sembrano essersi mangiati un angelo e che alimentano le loro durezze con la fibra magica della caparbiet e della verticalit. Personaggi che non vacillano in mezzo alle tormente, che non si piegano. Personaggi di gesta, che agiscono nel terreno in cui mandano messaggi reali, il terreno dei simboli.
Forse, quando si tratta di un fenomeno di massa, "la rivoluzione  un'avventura del cuore", come dice Ryszard Kapuscinski, ma quando la storia si trasferisce nella dimensione personale e non tira aria di grandi vittorie sociali, la rivoluzione indubbiamente si trasforma in un'avventura dell'ossessione.
Con il passare del tempo ti vai fabbricando una trama di appigli ideologici che ti permettano di svegliarti la mattina pensando di trovarti dal lato dell'inferriata che separa il potere dall'abuso e la grande crudelt dalla regione dei paria della terra, e ti consentano di andare a letto la sera con la tranquilla coscienza di aver resistito al sistema un giorno di pi. Uno dei fili di questa trama  costituito dalla caparbiet; quella virt irrazionale che possiedono gli adolescenti e che impedisce alla logica degli adulti, alla logica del potere, di riuscire a ingannarli, e impedisce al nemico di occupare il loro spazio fino a estrometterli in nome di ci che  "razionale e possibile, sensato e opportuno".
Proprio per questo finirai per scrivere la storia dell'"Angelo nero", sebbene presenti pi ombre che luci e ti capiti di trovarci troppe cose che non ti convincono.
Ma, maledizione! (come direbbero in uno di quei romanzi di Salgari che San Vicente deve aver letto di nascosto), quella caparbiet, quella meravigliosa caparbiet, quella tenacia, quell'antidoto contro le nostre notti di debolezza, passate davanti a un televisore che forse tutto sommato non ci inganna ma senza dubbio alimenta le nostre paure; quella caparbiet, insomma, va costruita. Non  innata, va coltivata.
Chiaramente nessuno sa da dove sia venuto; come ogni buon personaggio di romanzo appare all'improvviso, con un sibilo, psss, che si diffonde nell'aria, ed  gi provvisto di altre identit e di pseudonimi, di passaporti falsi e di false storie, di leggende e di mitomanie paranoiche della polizia.
Insomma, di primo acchito, lui non era lui.
Da qualche parte trovi che lo chiamavano il "Nero Angelo Sterminatore", da qualche altra che leggeva Leopardi. Cominci a lavorare su questi scarsi materiali.
Chi era Leopardi? Da dove viene il biblico e risonante nome di Nero Angelo Sterminatore?
Leopardi, molto mal conosciuto in Messico, conte Giacomo (1798-1837), poeta dell'angoscia, della perplessit, della disperazione e della disillusione, fu l'uomo che in mezzo a una generazione di poeti romantici e nazionalisti si dedic a coltivare il pessimismo come fonte di ispirazione e tema centrale della sua poesia, una difesa buona quanto qualsiasi altra. E' probabile che abbia influito sulla cupezza dei suoi componimenti il fatto che fin da piccolo fosse invalido, storpio, e per di pi che fosse un nobile caduto in miseria, un aristocratico impoverito.
Come dimostrazione bastano un paio di gemme: "... tra questa / immensit s'annega il pensier mio: / e il naufragar m' dolce in questo mare" o "amaro e noia / la vita, altro mai nulla; / e fango  il mondo".
Curiosa ispirazione per un anarchico. Cominci a leggere Leopardi grazie a un'antologia bilingue dell'Universit di Guadalajara ripescato dallo scaffale dei volumi che non pensavi avresti mai letto.
Se le poesie di Leopardi e una breve nota biografica apparvero in quell'antologia del pessimismo poetico pubblicata cinquant'anni dopo il passaggio in Messico di San Vicente, il dubbio sul Nero Angelo Sterminatore ti viene dissipato da una Bibbia protestante che diversi anni fa ti rifil abilmente un venditore porta a porta che ti sorprese ancora mezzo addormentato. In "Apocalisse" 9 appare un personaggio che si chiama Apollyon, conosciuto anche come Abaddon (ancora questa storia di pseudonimi e alias) che risulta essere un angelo nero, vinto, venuto dall'abisso, un angelo sconfitto come Lucifero. La sua missione, come viene detto nell'Apocalisse, consiste nel guidare un esercito di cavallette che flagelleranno per cinque giorni il genere umano. Questa relazione per nulla francescana con gli insetti ti affascina.
Hai i miti dell'F.B.I. sommati alle malinconie del Leopardi e ai deliri veterotestamentari della Bibbia protestante. Il personaggio ancora non esiste,  un'ombra.
Cerchi la citt che lo conobbe e la cui disastrosa eco costituisce oggi la tua citt, Citt del Messico. Nei primi mesi del 1921, non solo stava lentamente sostituendo il cavallo con la Packard e l'illuminazione a gas con la luce elettrica; non solo vi si fumava un tabacco migliore e vi si beveva acquavite pi pura, ma vi si vivevano anche le tensioni della riorganizzazione industriale postrivoluzionaria, i regolamenti di conti tra i generali trionfanti del piano di Agua Prieta che avevano abbattuto Carranza, e un importante avanzamento nella lotta operaia: un movimento che, dopo essere naufragato nei suoi interventi durante la fase armata della rivoluzione messicana, sentiva che era arrivato il suo momento.
Vai al contesto politico e al sindacalismo. Accanto ai rossi della C.G.T. si trovavano i sindacalisti corrotti. Morones, il loro capo, era un personaggio da caricatura francamente appassionante, degno, se la dispersivit non fosse un difetto, di apparire accanto ad Abaddon e a Giacomo Leopardi in questa cronaca insensata. Sarebbe arrivato a fare il ministro dell'Industria e per la sua grassezza sarebbe stato soprannominato "La Marrana" e "La Matildona", avrebbe visitato postriboli come se questi fossero la sua seconda sede sindacale e avrebbe portato tre anelli con diamanti nella mano sinistra. Messicanit prepierrista, insomma.
Cerchi le tracce delle possibili letture di San Vicente in un documento spiegazzato che elenca i libri della biblioteca del Sindacato panettieri dove il personaggio era solito dormire su una panca. Capisci cos il suo anarchismo principesco (di severi princpi, non necessariamente quelli del principe Kropotkin) rigidamente anticollaborazionista, molto propenso a lanciare richiami categorici al "tutto o niente", e abbastanza elementare. Nutrito dell'informazione che poteva offrire Elise Reclus nell'edizione in sei tomi di "L'uomo e la sua terra" su geografia, civilt, storia; alimentato della parola incendiaria di Bakunin e dal senso comune e romantico addirittura dell'anarchismo di Malatesta; operaista, perch Sebastin avrebbe considerato il mondo dal punto di vista di coloro che lo lavorano con le proprie mani.
Poteva aver letto (di sicuro leggeva) "Le dodici prove dell'inesistenza di Dio" di Sebastian Faure, edite in un opuscolo del prezzo di dieci centesimi dal Gruppo cultura razionale di Aguascalientes: leggeva gli articoli sulla schiavit della donna, sull'igiene sessuale e sul rapporto di tipo predatorio che l'uomo ha con la natura pubblicati da Federico Urales sulla "Revista Blanca" di Barcellona, perch la prendeva in prestito dalla sede del sindacato dei tranvieri che la riceveva in abbonamento; leggeva i romanzi di Victor Hugo, in particolare "I miserabili", che la stampa anarchica aveva fatto diventare di moda; leggeva le orribili poesie del colombiano Moncaleano e "La conquista del pane" del patriarca Kropotkin, che era morto l'anno prima in Russia; leggeva articoli sparsi di Gori e Mella pubblicati in Catalogna nelle vecchie edizioni Soli, Fructidor o El Productor, e si lasciava affascinare dalla storia di Spartaco o dalla geografia dei Balcani. Leggeva opuscoli di Ferrer Guardia sulla scuola moderna e sui pregi della scuola razionale. Sapeva di Flores Magn, ma non era ancora iniziata la febbre editoriale magonista che negli anni seguenti contribu all'educazione politica della C.G.T. Quando hai finito di leggere tutto quello che San Vicente poteva aver letto, fatta eccezione per la cattiva poesia, hai migliorato la tua educazione sentimentale.
Leggeva anche "El Demcrata" e "El Heraldo de Mxico", e persino "El Universal" per rendersi conto che in seguito alla prima grande catena di scissioni, deportazioni e rappresaglie, la stampa borghese dava ormai per morta la C.G.T. Ma il nemico si sbagliava e Bakunin dalla sua tomba a Berna aveva ragione a dire che la forza degli anarchici consisteva nell'"organizzare la passione". Perch quella passione tornava a dare corpo all'organizzazione disarticolata per mancanza di coordinazione.
E Sebastin San Vicente esisteva perch il personaggio lasciava tracce e risonanze negli altri. Risonanze con le quali difficilmente si fa la storia, ma che permettevano di indovinare, o inventare (che  poi un modo di indovinare) i suoi passi.
Trovi racconti dei soviet di Puebla, di quando San Vicente era il principale organizzatore della zona, di lavoratori che organizzavano scioperi, di padroni che chiudevano le fabbriche, di operai armati che per vendetta puntavano sulle tenute dei loro datori di lavoro e le occupavano al grido di "Viva Lenin! Viva la Vergine di Guadalupe!". Leggi cronache meravigliose che raccontano di quando portarono fuori, nel cortile di una fattoria, un pianoforte e qualcuno si mise a suonare Chopin per quegli operai scalzi e armati di machete.
San Vicente inizia a profilarsi. Trovi un breve riferimento alla sua simpatia per le puttane e alla sua battaglia per dar loro dignit senza costringerle a cambiare mestiere.
Il personaggio si definisce.
Scopri che uno non  uno, bens le sue eco. Che l'unico modo di catturarlo  definire le decine di eco che lascia dietro di s.
Amalgami storie, sul conto suo e di altri. Costruisci personaggi secondari che con la loro forza permettono di potenziare l'eco del personaggio centrale.
Stai scrivendo un romanzo nella certezza che la letteratura otterr quello che la storia non potr ottenere, e cio ricostruire la storia, il senso della storia; scrivi felice sentendo che il personaggio che la storia relega nella foschia, la letteratura lo riscatta usando le qualit della stessa foschia come materiale di fondo.
Controlli l'elenco telefonico di Citt del Messico alla ricerca degli eventuali San Vicente. Un'esperienza divertente dover spiegare ai figli di un impresario di pompe funebri che stai seguendo le tracce risalenti a mezzo secolo fa di un anarchico spagnolo. Non troverai niente, ma anche questa esperienza diventa tutt'uno con il romanzo.
Torni agli archivi della polizia politica statunitense e di quella messicana: questa volta non pi alla ricerca di informazioni, bens cercando di carpire lo stile narrativo degli addetti alla legge e all'ordine. Fai scoperte appassionanti sul linguaggio burocratico;  una delizia la spiegazione che danno i gendarmi di come "and che andarono" ad arrestare San Vicente e di come gli operai li fermarono e li disarmarono.
Crocevia, cartine, canzoni, palme a Tampico, marchi di medicine contro la gonorrea, tram tirati da muli a Citt del Messico.
Esercizi di immaginazione: com'era la cartolina che San Vicente sped da La Corua? Com'era il cappello che usava ad Atlixco, Puebla, nei giorni di sole? Com'erano i giorni di pioggia tropicale agli occhi di un basco che adorava il ticchettio della pioggerellina leggera del Cantabrico? Che rimedio usavano le sue amiche puttane contro la sifilide? Chi era il medico che le curava?
Esercizi di invenzione: narrare  reinventare, ricreare, mettere in piedi cose che non esistono pi. A chi cazzo importa la realt? Ci che interessa  la sensazione della realt.
Il romanzo si intitolava "Rivoluzionario di passaggio" e usc nel 1987. Terminava o avrebbe dovuto terminare, o credo che in un qualche momento avresti dovuto terminarlo, mettendo alla fine la frase del saggio quello che ti sembrava il giusto epitaffio per il personaggio: "Sebastin San Vicente non ha una strada intitolata a suo nome e non appare sui libri di testo".

3. La vita come romanzo della storia.

Nel 1996 sono andato a San Sebastin a tenere una conferenza su invito di Pedro, l'unico lettore di mia conoscenza che non solo si  letto tutti i miei libri, ma che inoltre ne corregge le inesattezze.
Pioveva a San Sebastin e io avevo freddo, ma il pubblico port calore nella conferenza e io tornai a essere una persona, e non un conferenziere.
Al termine della chiacchierata, Pedro mi present una ragazza, Socorro, Soko, in lingua basca, che dirigeva il Museo della Marina. Ci trovavamo in un parco, e puntavamo a uno dei molti baretti dove si beve vino e si mangiano "tapas", in quella ronda interminabile e abbastanza infernale che tanto piace ai baschi. La ragazza mi tese una foto.
E' la San Vicente, disse.
Osservai la foto di una lancia da pesca di circa dieci metri, con una rudimentale caldaia al centro, aveva come unica identificazione il numero di matricola, S.S.F. 898, e per la foto due marinai tristi guardavano in macchina seduti sulla barca che senza dubbio si trova nel porto. La data sulla foto attesta che siamo nel 1940.
E questa?
L'abbiamo recuperata per il museo e siccome non aveva nome, insieme ai compagni che avevano letto il tuo romanzo abbiamo deciso di battezzarla "la San Vicente". Forse non avr il nome di una strada o di una piazza, per ha il nome di una barca in un museo basco.
E la ragazza fece un sorriso aperto.
Scommetto che anche lei crede in questi modi letterari di rendere giustizia.


6.
MEGLIO FARLO TROPPO PRESTO.
Immagini per un programma televisivo che non  mai stato realizzato sul suicidio di Adolf Abramovic Ioffe.


1.
Tutto  di un bianco intenso e violento. La neve ricopre la strada. E' sudicia. Gli uomini battono gli stivali sul terreno per riscaldarsi. Entriamo nell'edificio del Commissariato degli Affari esteri. Ci facciamo strada attraverso una piccola moltitudine che blocca le scale e i corridoi. Alcuni volti risulteranno vagamente noti a chi abbia visto foto di personaggi chiave della rivoluzione sovietica; ma questi volti saranno registrati solo di passaggio: tesi, concentrati; a volte alcuni conversano fra loro; altri fumano solitari; si troveranno l Trockij, Radek, Rakovskij, Victor Serge, Smirnov, Sapronov.
I nostri sguardi e i loro a volte s'incrociano. Disprezzo, astrazione, piccoli insetti tormentano le loro viscere. Alcune voci arrivano fino a noi. Alla fine di un lungo corridoio, anch'esso saturo di persone, si trova una bara nera collocata su un grande tavolo.
E' uno scomodo personaggio in pi nella storia, anzi ne  il centro. Per questo gli sguardi ritornano continuamente su questo feretro solitario.
Qualcuno, in mezzo al brusio, dice con chiarezza: Il Comitato centrale ha fissato per le due del pomeriggio l'uscita del corteo. Qualcuno risponde con voce adirata: Non ci avvieremo finch non arriveranno i lavoratori, l'uscita dalle fabbriche  molto pi tardi.
Una luce fievole entra dalla finestra a illuminare malamente la bara. Siamo nel novembre 1927, e dato che non trovo un modo di introdurre indirettamente quest'informazione, mi vedr costretto a sovrapporre all'immagine del feretro solitario una scritta che dica: "18 novembre 1927".
Un uomo getta un mozzicone a terra e lo calpesta. Un nuovo gruppo si avvicina a quelli che discutono vicino alla bara; hanno notizie.


2.
Risuona uno sparo. Sul guanciale cade lentamente, molto lentamente, il capo di Adolf Abramovich Ioffe. Sfigurato dalla morte, gli occhiali inclinati, il sangue che sgorga dalla ferita alla tempia. Sangue che sta lentamente macchiando il guanciale. Sull'immagine, nuovo ricorso alla scritta, che dice "16 novembre 1927" e che ci consente di mettere in relazione questa morte, avvenuta due giorni prima, con il feretro.


3.
L'uomo ci guarda, sembra non avere fretta, sembra aspettare un segnale che non arriva. L'abbiamo visto morire alcuni secondi fa:  strabico, ha una voluminosa barba ricciuta. Finalmente ci racconta, con un tono di voce un po' monotono, quasi senza distrazioni, davanti a una telecamera fissata sul cavalletto, che non si muove n ricerca l'insieme, ma soltanto il volto e le parole che, pronunciate in russo, obbligano a sottotitoli di traduzione; niente musica n sciocchezze, nulla che distragga o che enfatizzi la storia priva di fronzoli: Mi chiamo Adolf. Sono nato il 10 ottobre 1883 a Sinferopol, Crimea, figlio di ricchi commercianti. Frequentavo ancora l'Istituto quando, negli ultimi anni del secolo, si svilupp in Russia il movimento operaio che si  messo particolarmente in evidenza per l'organizzazione di scioperi, con cui cominciarono le famose persecuzioni di studenti. Sono entrato allora nel movimento rivoluzionario e ho aderito al Partito operaio socialdemocratico russo. Per questo, quando sono uscito dall'istituto nel 1903, ero considerato politicamente sospetto e allora non sono potuto entrare in nessuna universit russa. Sono partito alla volta di Berlino....


4.
Esterno del Commissariato degli Affari esteri. Sulla neve, invadendo la strada, comincia a formarsi un gruppo. Molti uomini e donne stanno uscendo dall'edificio. Molto pi numerosi sono quelli che si avvicinano e confluiscono verso il centro della strada. Un uomo estrae una bandiera rossa dall'interno del cappotto. Qualcun altro assicura le fettucce della bandiera a un lungo palo. Trockij, che guadagna la posizione centrale conferitagli dagli sguardi altrui, si rialza il colletto del leggero cappotto scuro. Porta anche un berretto di pelle. La bara esce dall'edificio portata a spalle da quattro persone. Almeno due migliaia di uomini e donne si sono concentrati in strada. In una luce grigiastra e nel bianco della neve, la bara si fa strada fra loro come se galleggiasse.
Nelle prime file del corteo che si organizza, si trova Christian Rakovskij, calvo, dai lineamenti molto marcati, che esprimono tensione; fa contrasto, accanto a lui, la figura di Ivan Nikitich Smirnov, magro, biondo, sgraziato. Un gruppo di militanti georgiani, dai cappotti blu, li affianca. La bara passa davanti a loro. Volti gravi, una certa tensione, disagio, freddo, rabbia contenuta.
Rakovskij ci guarda direttamente. Ha 54 anni. Una mano anonima gli passa un microfono. Dice: Sono Christian Rakovskij. Due giorni fa i compagni Trockij e Zinov'ev sono stati espulsi dal partito. Io stesso, Kamenev, Smilga e molti altri lo siamo stati dal Comitato centrale. Diverse centinaia di militanti lo sono stati dalle sue organizzazioni di base. Il suicidio di Ioffe  una forma di protesta contro il modo in cui viene calpestata la democrazia bolscevica... Alcune funzioni svolte prima dal partito nel suo insieme, dalla classe nel suo insieme, si sono trasformate ora in attributi del potere, vale a dire soltanto di un certo numero di persone di questo partito e di questa classe... Ci troviamo davanti ai pericoli del potere professionale... Non esagero se affermo che il militante del 1917 difficilmente si potrebbe riconoscere nel militante del 1927. Si  prodotto un cambiamento profondo nell'anatomia e nella fisiologia della classe operaia.


5.
La telecamera ruota velocemente. Si perde su un abete carico di neve, ritorna sul volto compunto di Victor Serge che dice: Aveva un volto da assiro barbuto, le labbra possenti, lo sguardo disarmante a causa di un forte strabismo.


6.
Ioffe si trova seduto a una scrivania. E' in pigiama, porta una sciarpa, si muove con difficolt, scrive. L'arredo del suo studio  completato da un gran tavolo su cui  appeso un quadro di Lenin, da scaffali di libri e da un letto in un angolo vicino alla finestra.
Una mano anonima gli tende un microfono. Ci guarda sorpreso, ci legge la lettera che ha appena scritto. C' una certa malinconia nel suo tono: Ho sempre creduto che il politico debba sapersi ritirare al momento opportuno, come l'attore che abbandona le scene, e che sia meglio farlo troppo presto piuttosto che troppo tardi.
Si ferma, accende una sigaretta; gli trema la mano.
Pi di trent'anni fa ho aderito alla teoria secondo la quale la vita umana ha senso solo nella misura in cui la si viva e in quanto la si viva al servizio di qualcosa d'infinito. Per noi l'umanit  infinita... In questo, e in questo soltanto, ho visto il senso della vita... Credo di poter affermare che nemmeno un giorno della mia vita sia stato privo di senso... Ma ora pare sia giunto il momento in cui la mia vita perde tutto il suo valore e, di conseguenza, mi considero obbligato ad abbandonarla, a porvi fine... L'anno scorso, come lei sa, il Politburo mi ha espulso, in quanto oppositore, da qualunque incarico politico. La mia salute ha continuato a peggiorare...
Ioffe si alza. Vacilla come se non avesse il controllo dei propri movimenti. Si porta la mano alla tempia come se gli dolesse. Va verso la finestra, il chiarore di un lampione colpisce dolcemente le ombre. Pur seguendolo nel suo percorso, non abbiamo potuto fare a meno di vedere la pistola sul tavolo dove stava scrivendo. E' un revolver a sei colpi, una Smith and Wesson.


7.
Sono le quattro del pomeriggio. Sulla neve avanza il corteo. Saranno almeno tremila persone, vi sono alcune bandiere rosse spiegate. Il corteo scende verso il Grande Teatro e svolta in via Kropotkin. Cominciano ad arrivare i lavoratori. Con gravit, gli uomini in testa alla colonna cominciano a intonare l'"Internazionale".
Serge ci descrive la scena, mentre cammina, ripetendo in parte ci che stiamo vedendo:
E' un corteo grigio e povero, senza pompa, ma la sua anima  tesa e i suoi canti hanno una risonanza di sfida.
La moltitudine svanisce per un effetto di dissolvenza, restiamo con gli echi dell'"Internazionale".


8.
Ioffe racconta la sua biografia, in piano americano, gesticola appena, fuma soltanto:
Nel 1904, per ordine del Comitato centrale del Partito operaio socialdemocratico russo, sono partito alla volta di Baku, portando le pubblicazioni illegali del partito per svolgere un lavoro di propaganda.
A Baku ho militato nell'organizzazione bolscevica ma nel corso di quello stesso anno, per evitare l'arresto, ho dovuto lasciare il Caucaso per Mosca, con lo scopo di eseguirvi gli stessi compiti. In questa citt mi hanno ben presto minacciato d'arresto e ho dovuto rifugiarmi all'estero dove sono rimasto fino agli avvenimenti del 1905. Sono tornato immediatamente in Russia e ho partecipato alla rivoluzione in diverse citt, prima nel Nord del paese e poi nel Sud. Durante la rivolta della corazzata Potemkin mi trovavo in Crimea e ho subito organizzato l'evasione di Konstantin Feldman, uno dei capi della sommossa, dalla prigione militare di Sebastopoli. In seguito ho dovuto rifugiarmi nuovamente all'estero. A Berlino, dopo il congresso di unificazione del POSDR di Stoccolma, sono stato eletto fra i quattro membri del primo ufficio all'estero del Comitato centrale.
Nel maggio 1906, con decreto del cancelliere dell'Impero tedesco Von Bulow, sono stato espulso dalla Germania come straniero indesiderabile e sono tornato a Mosca, dove sono stato perseguitato dalla polizia e sono stato ancora obbligato a riparare all'estero. Sono partito per Zurigo....


9.
Il corteo si avvicina al cimitero del Monastero di Novodevichj. In questo momento gli uomini e le donne sono pi di seimila. All'entrata del cimitero, uno sbarramento di poliziotti e gruppi della G.P.U. blocca l'ingresso. Cercheranno, a spintoni, di impedirci di filmare.
Sapronov, 40 anni, con i lunghi e bianchi capelli al vento, percorre le file: Calma, compagni, non ci lasciamo provocare. Romperemo la barriera.
Un gruppo di poliziotti si avvicina per conferire con gli uomini che capeggiano il corteo.
La gente si agita inquieta, rimanendo sul posto.
Un poliziotto dice: Abbiamo istruzioni di lasciar entrare nel cimitero soltanto venti persone.
Trockij adirato risponde: Allora non entrer nemmeno il feretro e terremo i discorsi sulla strada.
Un funzionario del Comitato centrale si avvicina. Trockij, Smirnov, Rakovskij lo ignorano e si uniscono di nuovo alla testa della manifestazione che avanza immediatamente verso la cancellata. Quando l'urto appare ormai inevitabile la polizia, dopo un momento di esitazione, allarga le fila. La manifestazione entra nel cimitero, con la bara che galleggia sopra la moltitudine, circondata dalle bandiere. Non vi sono sorrisi n gesti di vittoria dopo questo triste trionfo.
Una mano trattiene Trockij che passa davanti a noi, un'altra mano anonima gli tende il microfono. Parla mentre osserva il passaggio dei manifestanti che sfilano.
Ci avete espulso dal Comitato centrale e dobbiamo riconoscere che questa decisione si accorda totalmente alla politica attuale in questa sua fase di sviluppo o meglio di degenerazione. Questo gruppo al governo che sta espellendo dal partito a centinaia, a migliaia i suoi membri migliori, i pi fedeli bolscevichi; questa cricca di burocrati che osa espellere bolscevichi quali Mrashkovskij, Serebriakov, Preobrazenskij, Sharov e Sarkis; compagni che da soli sarebbero in grado di costituire una segreteria del partito infinitamente pi capace e scrupolosa, pi leninista dell'attuale; questa cricca Stalin-Bucharin che ha rinchiuso nelle prigioni pi impenetrabili della G.P.U. uomini pieni di abnegazione e ammirevoli quali Netchaev, Shtilkold, Vasilev, Schmidt, Fishelev e molti altri, questo gruppo di funzionari che mantengono il loro posto ai vertici del partito grazie alla violenza e soffocando le idee...
Ha iniziato il suo intervento freddo, calmo, addirittura con un mezzo sorriso che a volte un'espressione amara interrompe; ma  andato trasfigurandosi, i suoi occhi scintillano, la voce si fa graffiante e tagliente, i capelli si sollevano al vento che soffia. Alle sue spalle i manifestanti sfilano silenziosi verso l'interno del cimitero, ma i loro passi, marcati con forza, fanno tremare leggermente la macchina da presa.
... questi metodi fascisti non sono altro che l'esecuzione incosciente e cieca dei progetti di altre classi. Si persegue il fine di sopprimere l'opposizione e di distruggerla fisicamente. Vi sono gi voci pronte a gridare. Espelliamone migliaia e fuciliamone un centinaio affinch la pace regni nel partito. Queste voci vengono da uomini atterriti e degni di compassione, bench siano tremendamente ciechi. E' la voce del Termidoro. I peggiori elementi, corrotti dal potere, accecati dall'odio burocratico, stanno preparando il Termidoro con tutte le loro energie...


10.
Ancora nello studio di Ioffe. Continua a scrivere la lettera di addio. Sembra ignorarci. Finito di scrivere, firma e si alza; deve appoggiarsi alla sedia. Va alla finestra. Appare un microfono proteso da una mano anonima. Prende la lettera che ha finito di scrivere e la legge alla telecamera, come scusandosi per la propria goffaggine. Noi ci sentiamo a disagio per averne violato l'intimit, e cos forse anche gli spettatori; lui, invece, sembra essere ben al di l di tutto questo.
Verso il 20 settembre, la commissione medica del Comitato centrale mi ha sottoposto a una visita di specialisti i quali mi hanno detto in modo categorico che il mio stato di salute era molto peggiore di quanto io immaginassi e che non dovevo restare nemmeno un giorno di pi a Mosca senza fare nulla, n un'ora di pi senza terapia, anzi dovevo andarmene immediatamente all'estero ed entrare in una casa di cura adeguata.
Nell'arco di due mesi, la Commissione medica del Comitato centrale non ha svolto nessuna pratica che prevedesse il mio viaggio all'estero o la terapia qui. Anzi, la farmacia del Cremlino, che mi aveva sempre procurato le medicine dietro prescrizione medica, ha ricevuto l'ordine di non farlo.
Sembra che questo sia avvenuto quando il gruppo al governo ha cominciato ad attuare contro i compagni dell'opposizione la sua politica del "colpire il ventre dell'opposizione".
Da nove giorni sono costretto definitivamente a letto a causa dell'aumento e dell'aggravamento di tutti i miei disturbi cronici e in particolare del pi terribile, un'inveterata polinevrite che si  di nuovo acutizzata facendomi soffrire dolori insopportabili e impedendomi persino di camminare. Durante questi nove giorni sono rimasto senza nessuna terapia e la questione del mio viaggio all'estero non  stata risolta.
La sera, il medico del Comitato centrale, il compagno Potmkin, ha notificato a mia moglie che la Commissione medica aveva deciso di non mandarmi all'estero. Il motivo era che gli specialisti insistevano per una terapia prolungata e che il C.C. avrebbe concesso per la mia cura mille dollari al massimo.
Per questo motivo ritengo sia giunto il momento in cui  necessario che io ponga termine a questa vita. So bene che l'opinione predominante nel partito  contraria al suicidio; ma credo che nessuno che capisca la mia situazione possa censurarmi. Se fossi in buona salute saprei resistere; ma nello stato in cui mi trovo non posso tollerare una situazione in cui il partito presta il suo muto consenso alla vostra esclusione dalle sue fila. In questo senso, la mia morte  una protesta contro coloro che hanno portato il partito a una situazione tale che non si pu reagire in nessuna maniera all'obbrobrio.
Smette di leggere. Lascia cadere la lettera sul tavolo. Va di nuovo alla finestra. Torna alla scrivania. Squilla il telefono.


11.
E' l'altro Ioffe, quello vestito di nero, a raccontarci la sua biografia, con un tono monocorde, quasi senza dare importanza alle storie che va articolando:
Nel 1907 ho lasciato la Svizzera per rientrare in Russia, ma nel 1908 sono stato costretto a ritornare all'estero. Mi sono stabilito a Vienna dove, con Trockij, ho avviato la pubblicazione della "Pravda". Per incarico della redazione di questo periodico ho visitato tutte le organizzazioni del partito in Russia. Ho ripetuto l'operazione nel 1911 e nel 1912.
Durante la mia permanenza a Odessa, nel 1912, sono stato arrestato insieme a tutta l'organizzazione locale del partito.
Non esistendo prove per condannarmi, dopo dieci mesi di prigione sono stato deportato all'estremo nord della circoscrizione di Tobolsk, in Siberia.
Sono stato nuovamente arrestato nel 1913 in Siberia e processato per l'affare dell'Unione dei marinai del mar Nero. In tribunale ho riconosciuto la mia appartenenza al partito e sono stato condannato alla privazione dei diritti civili e alla deportazione a vita in Siberia... Sono stato arruolato in una compagnia disciplinare e sottoposto a un regime di lavori forzati. Nel 1916 sono stato giudicato per la seconda volta e nuovamente condannato alla deportazione in una colonia penale in Siberia. Qui ho continuato a collaborare con diversi organi clandestini. Quando mi sono giunte le notizie della rivoluzione, ho abbandonato le miniere e dopo un breve soggiorno a Kansk per organizzarvi le attivit rivoluzionarie, sono partito alla volta di Pietrogrado.


12.
All'interno del cimitero la bara  trasportata di mano in mano, vola, si innalza, discende, si inclina, appare improvvisamente dotata di vita, arriva fino alla fossa aperta. Il funzionario del C.C. che prima abbiamo visto negoziare l'entrata della manifestazione cerca di prendere la parola salendo su una collinetta. Fischi, grida: Ma stai zitto!.
Sul feretro qualcuno ha posato una bandiera rossa. Rakovskij sposta il burocrate da una parte e prende la parola:
Questa bandiera
la seguiremo
come hai fatto tu
fino alla fine
lo giuriamo
sulla tua tomba.
La sua voce domina la moltitudine.
Ha pronunciato le parole a due a due, con forti pause, senza fretta,  una drammaticit che in qualche modo respinge il dramma. La neve, che le sue frasi hanno smosso sul ramo di un albero, cade lentamente sul suo capo.


13.
Ioffe parla al telefono nel suo studio:
Vorrei che Lev Davidovich passasse a farmi visita....
Ascolta la risposta, riattacca. Ha lo sguardo cupo. Va verso il letto, si corica. Sta albeggiando.


14.
Ritorniamo all'immagine precedente di Ioffe che sta raccontando la sua vita; a met della sua narrazione una mano anonima entrer nell'inquadratura e gli passer un bicchiere d'acqua di cui non sapr che fare e che alla fine berr facendo una pausa. Dir all'inizio:
Con Trockij e altri compagni ho pubblicato il periodico "Vperiod". Poi ho rappresentato, in successione, i bolscevichi nella Duma municipale di Pietrogrado, nel Comitato esecutivo centrale dei soviet russi... Nel Sesto congresso del partito, nel luglio 1917, sono stato eletto membro del Comitato centrale del POSDR (b). All'epoca della Rivoluzione di ottobre ero presidente del Comitato militare rivoluzionario...
Sono stato inviato a Brest Litovsk in qualit di presidente della delegazione russa di pace. Ma dopo l'ultimatum tedesco mi sono rifiutato di firmare il trattato di pace, dichiarando che non si trattava di un accordo di pace ma di una pace imposta...
Sono stato commissario delle Relazioni estere e della Sicurezza sociale, quindi inviato come ambasciatore a Berlino...
Ho preso attivamente parte ai preparativi della rivoluzione tedesca e, tre giorni prima dell'insurrezione del 3 novembre 1918, sono stato espulso dalla Germania con tutta l'ambasciata.


15.
E' giorno nel piccolo studio di Ioffe. Resta coricato nel letto angusto, con il corpo disteso, le mani lungo i fianchi toccano le cuciture dei calzoni del pigiama. La moglie, Maria, parla con lui. La reazione di Ioffe potr essere misurata soltanto dai denti che si serrano sul labbro inferiore. Sulla scrivania giace la lettera che ha scritto durante la notte. Maria dice:
Mi hanno risposto che un breve soggiorno all'estero sarebbe completamente inutile. Mi hanno detto che la Commissione medica aveva deciso di trasportarti immediatamente all'ospedale del Cremlino, anche se riconoscono che non ci sono rimedi e che non servir a nulla.


16..
Prendiamo l'ultimo frammento della sua narrazione biografica. Enumerer freddamente i paesi e le citt, come qualcuno che stia ripassando una lezione di geografia. Noi sottolineeremo questo aspetto tagliando il finale di alcune sue frasi, creando sintesi, ellissi.
Sono stato inviato in Lituania per contribuire a organizzare il lavoro del partito...
Poco dopo mi hanno inviato in Ucraina...
Sono stato inviato in Turkestan come presidente della commissione...
Sono stato inviato a Genova come membro del Presidium della delegazione sovietica.
Mi hanno mandato in Estremo Oriente come ambasciatore straordinario in Cina.
Nel 1924 mi sono gravemente ammalato. Una volta ristabilito, sono andato a Londra.
Di seguito mi hanno nominato rappresentante plenipotenziario a Vienna...


17.
Cimitero. Trockij prende il posto di Radek. La sua voce percorre la moltitudine; ha qualcosa di elettrico. In fondo si sente colpevole perch a sua volta incolpa Ioffe di codardia, di essersi arreso, e questo lo fa infuriare:
Ioffe ci ha lasciato non perch non desiderasse lottare, ma perch ormai mancava della forza fisica necessaria per farlo. Ha temuto di trasformarsi in un peso per coloro che sono coinvolti nella lotta. La sua vita, non il suo suicidio, deve servire da esempio a coloro che restano. La lotta continua. Ognuno resti al suo posto! Nessuno lo abbandoni!.


18.
Ioffe si alza dal letto. Va verso la scrivania. Si siede e aggiunge un poscritto alla lettera. Chiude la busta. Vi aggiunge il nome del destinatario: Lev Davidovic Trockij. La posa sul tavolo. Dal cassetto della scrivania estrae una pistola. La impugna. E' il piccolo revolver che abbiamo gi visto. Si avvicina di nuovo al letto e si corica nella stessa posizione di prima. Il revolver riposa al suo fianco, tenuto saldamente da una mano contratta.


19.
La moltitudine si sposta verso Trockij e serra le fila intorno a lui. Alcuni applaudono. Gruppi di giovani fanno barriera per permettergli l'uscita dal cimitero. Prima di avviarsi Trockij si arresta e indietreggia per fermarsi a guardare la tomba aperta di Ioffe.


20.
Ioffe porta il revolver alla tempia, alza leggermente il capo dal guanciale in una posizione innaturale, spara. Il sangue sgorga dalla ferita, il capo ricade e posa sul cuscino. Sul suo volto, mentre il sangue comincia a macchiare di rosso le lenzuola, appare in sovrapposizione una data: 16 novembre 1927.


21.
La casa di Belobodorov  illuminata in modo inconsueto. Trockij, che vive l, si trova in cucina, con un gruppo di sei giovani operai. Discutono animatamente. In corridoio un paio di uomini che fumano aspettando. Natalia Sedova passa tenendo un bambino per mano. Qualcuno dice:
Lev Davidovic,  chiamato al telefono.
Trockij si alza, avanza nel corridoio verso il punto in cui si trova il telefono, fendendo il fumo delle sigarette che invade la casa. Prende il telefono. Ascolta e sentiamo una voce che dice:
Adolf Abramovich si  sparato un colpo. Sul tavolo ha lasciato una lettera per lei.
Trockij resta immobile, con il telefono nella mano leggermente abbassata. Non si permette il gesto di rabbia che vorrebbe.


22.
E' notte. Sullo sfondo lo studio di Ioffe. Vi sono molte persone in casa, almeno dieci o dodici, fra cui spiccano Rakovskij e la moglie di Ioffe, Maria. Sulla porta che d sul corridoio si trova Trockij, con uno stivale appoggiato allo stipite della porta. Una mano anonima gli avvicina un microfono. Racconta, si distrae, a volte guarda gli operai che passano davanti a lui entrando nello studio e uscendone dopo avere contemplato il cadavere. Anche la telecamera, mentre continua la narrazione di Trockij, si muove, a volte per riprendere il continuo movimento dei militanti dell'opposizione che entrano nello studio, a volte per inquadrare il giaciglio su cui riposa il morto. Trockij dice:
Ci siamo recati il pi velocemente possibile in casa di Ioffe. Abbiamo suonato il campanello, bussato alla porta e alla fine, dopo aver chiesto il nostro nome, ci hanno aperto, ma non prima di qualche istante. Sui guanciali coperti di sangue spiccava il volto sereno di Adolf Abramovich, illuminato da una grande bont interiore. "B", consigliere della G.P.U., rovistava sul suo tavolo di lavoro. Non vi era modo di trovare nessuna lettera. Sapendo che mi aveva indirizzato un messaggio ho chiesto che me lo consegnassero immediatamente. "B" ha grugnito affermando che l non esisteva nessun messaggio n nulla di simile. Il suo aspetto e tono di voce non lasciavano dubbi: stava mentendo. Dopo qualche minuto, hanno cominciato a concentrarsi nella casa del morto gli amici che accorrevano da ogni parte della citt. Gli agenti ufficiali del commissariato agli affari esteri e delle istituzioni del partito si sentivano soli in mezzo a quella moltitudine di militanti dell'opposizione. Per tutta la notte, qui sono sfilate migliaia di persone. La notizia che la lettera era stata sottratta si  diffusa in tutta la citt. I giornalisti stranieri hanno divulgato la notizia. Alcuni minuti fa, hanno consegnato a Rakovskij una copia fotografica della lettera che mi  stata indirizzata.
Consegna il microfono, si gira, scompare. La telecamera va verso la stanza in cui si sta vegliando il cadavere. La bara si trova al centro della stanza. Serge sta fumando alla finestra, guarda la telecamera e parla, mentre la telecamera continua a muoversi fino a cogliere, all'interno della bara, il volto del morto. Vediamo e ascoltiamo quello che Serge ci racconta:
Dorme. Con le mani giunte, la fronte distesa, la barba brizzolata  sistemata con cura. Le palpebre sono bluastre, le labbra immalinconite. Il piccolo foro alla tempia  stato coperto da un tampone di ovatta.


7.
BUENAVENTURA DURRUTI.
Una storia di disinformazione.

"Da quando si  dimostrato che la propriet privata  un ladrocinio, gli unici ladri sono i proprietari".
RODOLFO GONZALEZ PACHECO
(da un articolo pubblicato in "La Antorcha", nel maggio del 1921, in difesa degli espropriatori anarchici).


1. La versione del cronista giudiziario di El Demcrata.

E chi era l'uomo dalla faccia quadrata, dal viso minaccioso, che indossava un vestito nero di cattivo taglio, indubbiamente di cattivo taglio, troppo larghi i baveri e gli orli dei pantaloni, diseguali i risvolti, con il busto deformato a causa delle due pistole che le sue dita accarezzavano nelle tasche? Insomma, chi era l'uomo che scese dalla Packard riparandosi gli occhi dal sole dietro a un paio di occhiali scuri?
Chi era quello che lo seguiva a pochi passi di distanza, pi alto che basso, occhi dallo sguardo freddo, capelli biondi un po' slavati, come quelli di un operaio che ha patito nella vita, quando la macchina si ferm all'angolo tra Uruguay e Isabel la Catlica?
Chi erano gli uomini armati che avanzavano pochi metri pi indietro? Perch entravano alle 3.45 del pomeriggio quel 23 aprile del 1925 negli uffici dell'azienda tessile (famosa per i suoi bei tessuti e per i suoi fini filati) La Carolina?

2. Gli Erranti.

Verso la fine del 1924, il proprietario di una coltivazione di canna da zucchero situata tra Cruce e Palmira nella provincia di Santa Clara, a Cuba, fu trovato morto all'alba, ucciso a pugnalate. Sul suo corpo, un biglietto che diceva: "La giustizia degli Erranti".
Il proprietario aveva interrotto il giorno prima uno sciopero di tagliatori di canna da zucchero, ordinando alla guardia rurale di prendere a bastonate gli organizzatori.
Tra i lavoratori di Santa Clara la voce si diffuse in un lampo: una banda di anarchici spagnoli che si facevano chiamare "Gli Erranti" era arrivata a Cuba per uccidere i proprietari che maltrattavano i lavoratori. Giustizia pura.
Mentre la polizia cominciava la ricerca degli autori dell'esecuzione, un caposquadra noto per il suo comportamento dispotico verso i tagliatori di canna fu rinvenuto cadavere nel distretto di Holgun, a molti chilometri dal punto in cui tutto era iniziato, di nuovo, un biglietto: degli "Erranti".

3. La versione del cronista giudiziario di El Demcrata.

Non poteva essere che una banda professionista di aggressori perfettamente organizzati il gruppo di uomini che ieri, 23 aprile, alle ore 3.45 del pomeriggio nella centrale calle Isabel la Catlica, numero cinquanta, nella periferia urbana di Citt del Messico,  stata protagonista di una delle pi scandalose azioni che si ricordino nella capitale in questi ultimi due anni.
Qualche ora dopo, chi scrive, in mezzo a un fastidioso nugolo di agenti dei corpi di polizia che sono pi capaci di fare rumore che di pestare come si deve e che con la loro presenza chiassosa non fanno che confondere le prove e intralciare i cronisti, si present di persona sul luogo dove si erano svolti i fatti e pot ricostruire la dinamica degli eventi.
L'ufficio  ampio, pi di venti metri di larghezza per cinque di lunghezza. Le porte si aprono alle tre del pomeriggio. Proprio a quest'ora infatti viene raccolto il denaro dai numerosi addetti alle riscossioni che arrivano con le loro bisacce; per questo motivo, l'ufficio dispone di quattro casseforti di medie dimensioni.
Dato che erano le tre e quarantacinque, nell'ufficio della prestigiosa industria tessile si trovavano il cassiere Angel Garca Moreno e gli impiegati Felipe Quintana, Manuel Abascal e Antonio Saro. Quintana era intento a prendere in consegna una somma che oscillava tra i due e i tremila pesos, risultato degli incassi dell'impresa. In fondo all'ufficio si trovava l'amministratore Manuel Garay. All'ora indicata fecero il loro ingresso nell'ufficio sei uomini armati. Li capeggiava il gi menzionato individuo vestito di nero dall'inconfondibile aspetto di straniero, che impugnava in ciascuna mano una pistola automatica. Dietro di lui, un secondo individuo dalla faccia affilata, biondo, che tenne sotto mira Abascal.
Il giovane Quintana, esattore dell'impresa, spaventato dall'improvvisa apparizione dei malfattori, cerc di fuggire e fu fermato da un colpo in aria. Approfittando della circostanza, il cassiere, Angel Garca Moreno, cerc di uscire dalla porta posteriore ma fu scoperto e raggiunto da un colpo dell'uomo in nero. La ferita mortale non gli imped di trascinarsi fino alla porta che d sul retro del cortile; e qui concluse il suo gesto spirando e lasciando una vita di poche passioni che non meritava di perdere.
I sei assalitori, che esibivano fieramente una pistola per mano, svaligiarono la cassaforte grande che era aperta e uscirono rapidamente dall'ufficio senza cercare di aprire le altre tre. Questo particolare dimostra che conoscevano le consuetudini dell'azienda perch fecero la loro comparsa al momento dell'incasso, ma che non sapevano della disposizione delle casseforti; in altre parole, un lavoro organizzato un po' dall'interno e un po' dall'esterno dell'azienda.
L'ammontare della rapina viene calcolato intorno ai quattro-cinquemila pesos.
I testimoni insistono nell'indicare come capi del gruppo i due individui che avevano sparato, entrambi senza ombra di dubbio spagnoli. Gli stessi testimoni, interrogati sul perch di tanta sicurezza circa la nazionalit degli stranieri, si dibatterono in un mare di contraddizioni senza venirne fuori. Diciamo pure che lo erano perch avevano grosse sopracciglia.

4. Gli Erranti.

Alla fine dell'anno 1924, la coppia di anarchici spagnoli conosciuti come "Gli Erranti" era riuscita a eludere il controllo della polizia e a raggiungere L'Avana, dove i due sequestrarono, pistola alla mano, una piccola lancia che li port fino a un peschereccio in alto mare; e qui, facendo ricorso al solito metodo, convinsero i pescatori a trasportarli fino alle coste messicane della penisola dello Yucatn, dove scesero a terra.
Fermati da doganieri messicani che li avevano presi per contrabbandieri, riuscirono a schivare l'arresto sganciando una piccola somma sottobanco, e quelli li lasciarono proseguire per Progreso, via Mrida. In quel piccolo porto presero un vapore per Veracruz.
Nel porto li aspettava un anarchico spagnolo che si chiamava Jess Mio. I tre uomini si misero di nuovo in viaggio, questa volta diretti alla capitale della Repubblica, dove li stava aspettando il vecchio anarcosindacalista Rafael Quintero, che li nascose nel locale della sua tipografia, al numero tredici di plaza Miravalle.
"Gli Erranti" si chiamavano Buenaventura Durruti e Francisco Ascaso.

5. La versione del cronista giudiziario di El Demcrata.

Quando ieri, ossia un giorno dopo i fatti che abbiamo raccolto nelle edizioni precedenti, siamo arrivati agli uffici di La Carolina, una folla di curiosi si accalcava davanti alla porta. Tutto il cortile e parte dell'edificio in cui era stata allestita la camera mortuaria erano praticamente ricoperti di corone funebri. Erano accorse sul luogo alte personalit della colonia spagnola.
Il direttore dell'impresa, il signor Manuel Garay, ci ha detto che era stata una dimostrazione di stima che gli aveva fatto molto piacere, dal momento che tutti i presidenti delle sedi spagnole e delle principali imprese commerciali di ogni nazionalit si erano affrettati a manifestargli il loro cordoglio per un incidente tanto deplorevole.
Abbiamo raccolto questa curiosa confidenza tra gli impiegati: proprio ieri, 23 aprile, correva il decimo anniversario della morte della moglie del compianto Angel Garca Moreno, e la coincidenza , se possibile, ancor pi impressionante poich la signora era morta alle quattro di pomeriggio, pi o meno alla stessa ora in cui il cassiere cadeva vittima dei proiettili dei malviventi.
Il signor colonnello ispettore di polizia, nell'intervista che abbiamo realizzato ieri, riferendosi al caso La Carolina, ci ha detto di aver dato disposizioni affinch si lavorasse alacremente e senza tregua; di avere gi molte prove indiziarie circa la possibile identit dei banditi, ma di voler anche raccogliere prove definitive e incontrovertibili.
Parlando con uno degli incaricati del caso abbiamo potuto confermare la nostra impressione che le forze dell'ordine stiano girando a vuoto, non sapendo da che parte iniziare le indagini. Speriamo di sbagliarci questa volta, ma temo che mostreranno di nuovo la loro abituale inefficienza.

6. Gli Erranti.

L'America, per il ventinovenne operaio metallurgico leonese Buenaventura Durruti, era un altro passo lungo un percorso di tentativi e di appuntamenti mancati con la Rivoluzione sociale. Dopo il fallimento della sollevazione anarcosindacalista contro la dittatura di Primo de Rivera nel settembre 1924, insieme al cameriere aragonese Francisco Ascaso, aveva deciso di attraversare l'Atlantico per raccogliere fondi da destinare alla rivoluzione.
I due spagnoli erano uomini di violenza, una violenza entrata nelle loro vite al tempo degli scontri armati che avevano coperto di sangue, dal 1919 al 1923, il territorio spagnolo e specialmente la Catalogna: scontri con la polizia, sparatorie con le bande padronali, attentati dinamitardi contro aziende che chiudevano i battenti, risse contro crumiri, spari contro le bande armate del sindacato "Libre" appoggiato da Martnez Anido, il sanguinario governatore di Barcellona; attentati individuali contro padroni, gerarchie ecclesiastiche, alte autorit civili e militari; assalti alle banche... Un lungo elenco di azioni violente che venivano associate alla lotta sindacale.
Questa la loro parabola, che si era amplificata con il passaggio a Cuba.

7. La versione del cronista giudiziario di El Demcrata.

Tre giorni dopo i tragici eventi di La Carolina, a conferma delle peggiori aspettative del cronista, una sola testimonianza importante ha potuto essere aggiunta al fascicolo del caso.
Il ragazzino Manuel Corts, che aveva assistito alla fuga, abilmente interrogato da un agente della polizia segreta, ha informato con precisione che l'automobile usata dai rapinatori (da uno di loro, almeno) era una Packard blu targata 19652.
Come dato curioso, ci sarebbe da aggiungere che la somma rubata ammontava appena a quattromila pesos, dal momento che i rapinatori si erano portati via borse di spiccioli credendo si trattasse di monete d'argento, mentre avevano lasciato nella parte superiore della cassaforte circa trentamila pesos in pezzi da cento che nella fretta non avevano notato.
Agli impiegati di La Carolina e al nuovo testimone della fuga sono state mostrate le foto dei pregiudicati schedati, ma all'inizio non hanno riconosciuto nessuno.
D'altro canto sembrerebbe, secondo impressioni raccolte negli ambienti della polizia, che l'arresto di Antonio Francia, noto delinquente, possa avere qualche relazione con questo caso e chiarirlo definitivamente.
Francia, che fa parte di una banda di svaligiatori di casseforti,  accusato dell'omicidio dell'autista Ignacio Maya, commesso lo stesso giorno della rapina tra le strade Dos de Abril e Santa Veracruz. Il presunto autore del crimine  stato fermato casualmente dagli agenti 795 e 796 mentre si allontanava dall'automobile in cui giaceva morto Ignacio Maya con due proiettili in corpo. Francia aveva i vestiti sporchi di sangue. L'ipotesi della sua partecipazione alla rapina a La Carolina nasce dalla vicinanza dei luoghi; le autorit suppongono che questo omicidio sia il risultato di una successiva disputa per la spartizione del bottino.

8. Gli Erranti.

A pochi giorni dal loro arrivo in Messico, Durruti e Ascaso, accompagnati da Quintero, si recarono nella sede della Confederacin General de Trabajadores, la centrale anarcosindacalista messicana. Si discuteva quel giorno delle difficolt economiche in cui versava "Nuestra Palabra", organo della Confederazione. I due spagnoli, senza scambiare parola con i presenti, fecero una donazione di quaranta pesos.
L'ambiente sindacale messicano dovette stupire parecchio gli anarcosindacalisti spagnoli. La linea di azione diretta e di violenza individuale era stata sconfitta in seno alla C.G.T. nel 1920 e il sindacato aveva optato per l'azione di massa, nella quale si trovava profondamente impegnato nel 1925: lotte nel settore tessile, dei giacimenti petroliferi, organizzazione di un congresso agrario.
"Gli Erranti", cercando di rendersi utili, proposero attraverso le pagine di "Nuestra Palabra" la realizzazione di un congresso regionale anarchico e si fecero carico dell'edizione di "Rusia Trgica", un piccolo periodico mensile che denunciava la persecuzione degli anarchici nell'Unione Sovietica da parte dei bolscevichi.
Entrambe le iniziative trovarono scarsa eco nell'ambiente sindacale.
Alla fine di marzo, altri due militanti anarchici spagnoli arrivarono in Messico per unirsi al gruppo: Alejandro Ascaso e Gregorio Jover, membri del gruppo "I Solidali" e compagni di avventure sindacali e sparatorie di Durruti e Francisco Ascaso a Barcellona.
Una volta riuniti, per iniziativa di Quintero, andarono a vivere a Ticomn, in una fattoria di propriet di Romn Delgado, membro della Juventud Comunista Anrquica. Qui al gruppo dei quattro spagnoli che avrebbe assaltato gli uffici di La Carolina si unirono Romn Delgado, il peruviano Alejandro Montoya (all'anagrafe Vctor Recoba), dirigente di spicco della C.G.T. e un settimo personaggio, messicano e membro della Confederazione il cui nome non  noto.

9. La versione del cronista giudiziario di El Demcrata.

Grazie a indiscrezioni provenienti dagli ambienti della polizia, il cronista pu ricostruire, senza pi dubbi, l'elenco dei delinquenti ricercati per la rapina a La Carolina avvenuta una settimana fa. Si  ormai raggiunta la certezza quasi assoluta che abbiano preso parte all'assalto i seguenti malviventi: Manuel Lpez San Tirso, di nazionalit spagnola; Mario Fernndez Frank, di nazionalit spagnola; e un cubano, figlio di spagnoli e conosciuto nei bassifondi con il soprannome di "El Kewpie"; date le modalit operative, sembra inoltre indiscutibile la partecipazione alla rapina dei due membri della banda dei "texani". Chi scrive vorrebbe dare un contributo alle indagini della polizia e aggiungere alla lista che le forze dell'ordine stanno studiando i nomi di Ceferino Vzquez e dei membri della banda di Polln. Per ultimo, un messaggio anonimo pervenuto alla nostra redazione segnala come possibile autista della Packard con cui si effettu l'assalto il francese Pierre Laney.
Louis Lenormand (alias Antonio Francia), arrestato per l'omicidio di un autista e accusato di aver preso parte alla rapina, ha potuto essere scagionato dai sospetti della polizia perch nessuno degli impiegati di La Carolina l'ha riconosciuto; rimarr in carcere per l'omicidio dell'autista Ignacio Maya.
L'indagine  stata affidata a Luis Mazcorro, capo delle Commissioni di sicurezza, e al suo comando non meno di centosessanta agenti stanno lavorando o facendo finta di lavorare, come  abituale tra le nostre forze dell'ordine. Hanno davvero molto lavoro da svolgere, con un elenco di sospetti cos lungo.

10. Gli Erranti.

E' molto probabile che la decisione di assaltare La Carolina sia venuta da Montoya, il quale, come dirigente sindacale, aveva vissuto gli sporchi maneggi del padronato nel corso di tutto l'anno per distruggere, con la complicit della CROM, il sindacato anarcosindacalista che era sorto in seno all'industria tessile.
L'azione era stata condotta ai margini dell'organizzazione, che non era al corrente dei fatti. Montoya si trovava in quell'occasione senza possibilit di agire allo scoperto e su di lui pendevano due ordini d'espulsione dal paese per le azioni compiute nella capitale e a Tampico come dirigente sindacale; stessa situazione per Romn, la cui organizzazione, la Juventud Comunista Anrquica, era stata soffocata dall'esercito anni prima.
Durante la rapina, Durruti fu il responsabile del colpo diretto all'impiegato che cercava di scappare e Francisco Ascaso colui che aveva sparato in aria.
Compiuta l'azione, i componenti del gruppo si riunirono a casa di Delgado per discutere la destinazione degli scarsi fondi ricavati, e dopo una breve discussione decisero di utilizzarli per collaborare alla fondazione di una scuola razionalista che la C.G.T. stava promuovendo e di destinarne una parte minore alla pubblicazione di "Nuestra Palabra".
Durruti e Francisco Ascaso si presentarono a una riunione del Comitato confederale della C.G.T. e consegnarono il denaro. E poich la loro presenza e la provenienza dei fondi provocarono una certa diffidenza, Durruti mostr una lettera del patriarca anarchico Sebastin Faure in cui questi gli accusava ricevuta dei fondi destinati alla Biblioteca sociale.
La lettera dissip i dubbi e fu accettato il denaro sottratto dagli uffici di La Carolina, senza che i dirigenti della C.G.T. conoscessero la sua esatta provenienza, pur supponendo che venisse da un'azione violenta.

11. La versione del cronista giudiziario di El Demcrata.

Mentre un gruppo di rappresentanti della venerabile colonia spagnola ha raccolto ventimila pesos (si sentivano offesi dal fatto che gli autori dell'attacco fossero loro connazionali) come ricompensa per coloro che forniranno indizi o cattureranno i rapinatori di La Carolina, la tensione continua a crescere tra le forze di polizia a causa della lentezza con cui procede un'indagine che apparentemente non presenta grandi difficolt; ieri sono stati sospesi dal servizio per inefficienza sei agenti della polizia segreta.
Le indagini condotte personalmente dal cronista a margine di quelle della polizia tendono a collegare il gruppo di La Carolina al recente assalto perpetrato ai danni del generale Francisco Romero, al quale sono stati sottratti ventimila pesos dopo avergli bruciato le piante dei piedi per obbligarlo a rivelare l'esistenza di questi fondi nella sua cassaforte. A commettere un attentato cos brutale ai danni del generale Romero sono stati tre individui mascherati la cui descrizione fisica corrisponde a quello di almeno due dei responsabili del caso di La Carolina.
Luis Mazcorro, capo delle Commissioni di Sicurezza,  sul punto di dover dare le dimissioni: le piste che i suoi uomini seguono non portano da nessuna parte. Proprio ieri  stata compiuta una retata nella sala dei bigliardi del Teatro Coln durante la quale sono stati arrestati trentacinque spagnoli che poi la polizia ha dovuto rilasciare alle nove di sera per mancanza di prove.
La ricerca di Fernndez Frank e del Kewpie si  spostata ora nel porto di Veracruz e un nuovo nome si  aggiunto all'elenco dei ricercati dalla polizia: Leandro Alonso.

12. Gli Erranti.

Durruti disse ai membri del Comitato confederale della C.G.T.:
Questi pesos li ho rubati alla borghesia... Non era logico pensare che me li desse dietro semplice richiesta.
La somma rubata ammontava a quattromila pesos, la stessa cifra che venne consegnata alla Confederazione.

13. La versione del cronista giudiziario di El Demcrata.

Dopo tre giorni di suspense, un'improvvisa azione della polizia ha portato a un arresto che ha dato una svolta all'indagine sulla rapina a La Carolina e apportato novit sensazionali.
Ieri, in una casa di calle Repblica de Cuba, sono stati arrestati Jos Greco e Charles Pavia, il primo di nazionalit argentina e il secondo francese. Sebbene non fossero stati associati alla rosa dei sospetti, non vi  alcun dubbio circa la loro colpevolezza.
Si parla anche del prossimo arresto di Sansan, complice di Lenormand nell'omicidio dell'autista e, senza ombra di dubbio l'uomo che pu collegare questo omicidio alla rapina negli uffici di La Carolina. I suoi vestiti insanguinati sono stati rinvenuti nel corso della perquisizione compiuta al numero 18 del Callejn de Medinas.
Per concludere voglio annunciare che questa febbrile attivit investigativa della polizia ha prodotto un altro arresto sensazionale: quello di Manuel Lpez San Tirso, di nazionalit spagnola, temibile delinquente catturato nell'hotel Jurez di Veracruz.

14. Gli Erranti.

Durruti e Ascaso, dopo la rapina, si rifugiarono nell'hotel Regis. Qui per alcuni giorni lessero con stupore i giornali della capitale e seguirono turbati le notizie sui molteplici arresti che si stavano eseguendo.
Coperti dalla falsa identit di una coppia di peruviani che facevano Mendoza di cognome ed erano proprietari di miniere, non vennero disturbati. La rapina era stata un relativo fallimento, ma quello che ostacolava progetti futuri era il fatto di non trovare nel contesto messicano un gruppo d'appoggio. L'azione degli anarchici messicani era tesa al lavoro sindacale e all'azione diretta delle masse e risultava complicato organizzare un gruppo di anarchici espropriatori perch diventava molto pericoloso agire per proprio conto senza avere un gruppo di appoggio nazionale. Per questo, alla fine di maggio, "Gli Erranti" decisero di continuare il loro viaggio attraverso l'America.

15. La versione del cronista giudiziario di El Demcrata.

Manuel Lpez San Tirso, conosciuto come "El Gorra Prieta" o "El Gallego Grande", di quarantanove anni,  stato riconosciuto dal ragazzino che l'aveva visto uscire dagli uffici de La Carolina con le borse di denaro.
Sta' bene attento! gli grid San Tirso andando su tutte le furie.
S, signore, era lei.
Questa drammatica scena concludeva con successo il primo arresto portato a termine con decisione dalla polizia. Nel frattempo, a Pachuca, cadde Francisco Rojas, probabilmente uno degli autisti della rapina, e alla fine, s, proprio cos, alla fine, dopo una pista falsa che lo aveva condotto a Teziutln, il signor Mazcorro vide esauditi i suoi desideri e mise le mani su Mario Fernndez Frank, Nicols Elosague "El Kewpie", Antonio il cubano e Luis Sansan, che furono arrestati a Nautla, Veracruz, e scortati al Distrito Federal da cinquanta dragoni a cavallo.

Epilogo.

I quattro spagnoli continuarono il loro periplo espropriatore dopo aver venduto l'auto utilizzata per la rapina e passarono in Cile, dove assaltarono un'altra banca, e in Argentina prima di tornare in Europa per ricongiungersi con il loro progetto rivoluzionario.
Agli innocenti malfattori arrestati furono inflitte varie pene detentive e uno di loro, Mario Fernndez Frank, che a giudizio degli uomini che avevano effettuato il fermo era "davvero fuori di s", si suicid in carcere. Il signor Mazcorro ricevette una promozione. La scuola razionalista della C.G.T. sopravvisse per un paio d'anni.
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FINE Parte 1.